di Francesca Bellola

gauguinIl genio incompreso in mostra al Museo delle Culture. Dopo un periodo travagliato ed un susseguirsi di polemiche, ritardi e burocrazie, il MUDEC (Museo delle Culture) di Milano si è finalmente appropriato della sua identità: “un polo multidisciplinare costituito da sedi espositive, un importante centro di ricerca aperto a tutte le comunità internazionali e la grande ambizione di diventare non solo un museo ma “la città del mondo”. Con queste parole l'Assessore alla Cultura del Corno ha inaugurato ufficialmente, lo scorso 27 ottobre, il progetto mirato all'interculturalità per valorizzare le differenze che contraddistinguono i vari popoli. Lo spazio di 17mila mq., ricavato dalla ex acciaieria Ansaldo in zona Tortona, è gestito dal Comune per la direzione scientifica e da Sole 24 Ore Cultura per le rassegne. Il programma prevede l'apertura contemporanea di ben quattro mostre.

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Per i primi dieci mesi si potrà visitare gratuitamente “A Beautiful Confluence. Anni and Josef Albers e l'America Latina” e la collezione permanente, vera chicca del museo, delle Civiche Raccolte Etnografiche. La conservatrice Carolina Orsini, esporrà a rotazione oltre 7mila reperti provenienti da tutti i continenti che risalgono al periodo che va dal 1200 a.C al '900. In calendario troviamo “Barbie. The Icon” e l'attesa mostra: “Gauguin racconti dal paradiso”. Soffermiamoci su quest'ultima che ben si sposa con la filosofia dello spazio museale. La rassegna, curata da Line Clausen Pedersen e Flemming Friborg e aperta fino al 21 febbraio 2016, presenta circa 70 opere. Per la prima volta in Italia, è possibile ammirare “Autoritratto con Cristo in giallo” prestito del Musèe d'Orsay di Parigi. L'esposizione è integrata da manufatti come le sculture in legno, le ceramiche e le incisioni che fanno emergere l'interesse dell'artista per l'arte cambogiana e peruviana fino alla ricerca di una visione quasi ancestrale della Polinesia. Paul Gaugin, l'anticonformista, evidentemente ha l'avventura nel sangue perché abbandona un'esistenza agiata nel mondo occidentale, per evadere verso quello incontaminato ed esotico dei mari del Sud dove produrrà opere cariche di antichi significati che rimandano al “primitivismo”. Gauguin, dal carattere sofferente e ossessivo, manifestava un profondo bisogno di libertà ed era non a caso amico di Van Gogh, il quale si era amputato un orecchio in seguito ad un litigio con l'artista parigino.

Il suo lavoro come agente di cambio gli offriva l'opportunità di effettuare vantaggiose speculazioni per assicurarsi una vita benestante. Alla fine del 1883 sembra che a Gauguin non mancasse nulla, infatti, vive in una bella casa a Parigi con la ricca moglie danese Mette Sophie Gad e con cinque figli. Nel frattempo coltiva l'hobby della pittura e comincia a partecipare alle mostre degli impressionisti. Il crollo dei mercati finanziari sono il pretesto per dedicarsi totalmente alla pittura. Gauguin si trasferisce con la famiglia a Copenaghen ma, poichè la sua dedizione all'arte è totale, ritorna nella capitale francese dove vive di stenti. Si imbarca con il pittore e amico Charles Laval per la Martinica ma, al rientro, le sue condizioni di salute peggiorano. Gauguin riparte per Tahiti. Il primo quadro che fu inviato in Francia “Donna col fiore” è in mostra e proviene dalla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenhagen che ha prestato 35 opere. I suoi continui spostamenti dalla Francia ai Tropici non migliorano la sua salute anzi, senza le vendite dei quadri, i debiti si accumulano e la sua condizione si aggrava per la sifilide. Quando muore nel 1903 Gauguin è un pittore dimenticato finché una mostra, tenutasi a Parigi 3 anni dopo, consacrerà il suo genio fino ad allora incompreso.


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