di Francesca Bellola

Mantegna“Lo scopo della valorizzazione non è, semplicisticamente quello di creare un valore economico sotto forma di visite turistiche. Al contrario, il valore economico creato dai musei di recente autonomia ha un'importanza secondaria ed è la conseguenza della capacità del museo di rispondere ai bisogni dei propri visitatori”. Con queste parole il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne ha sottolineato il valore del secondo dialogo “Attorno a Mantegna” realizzato per rendere maggiormente fruibili i capolavori del museo.

 

Così accanto al “Cristo morto” di Andrea Mantegna, l'icona universale del Rinascimento più amata, secondo il sondaggio realizzato sul nuovo sito della Pinacoteca nella sezione “Brera ascolta”, è stato accostato a “Il Cristo morto con gli strumenti della passione” di Annibale Carracci e al “Compianto sul Cristo morto” realizzato da Orazio Borgianni. La versione del Carracci, datata 1583-1585 e proveniente da Stoccarda, evidenzia un forte realismo degli strumenti del martirio caratterizzati dai chiodi e dalla corona di spine deposti in primo piano nel quadro.

CristoLa terza opera in dialogo, giunta dalla galleria Spada di Roma, segue un filone decisamente più caravaggesco. Il Cristo morto di Mantegna, databile intorno al 1480, riscosse subito una notevole risonanza tra il Cinquecento e il Seicento documentata e imitata, oltre che dagli artisti in mostra, da generazioni di pittori fino a Rembrandt nella sua “Lezione di anatomia del dottor Deyman”. Mantegna, genero di Jacopo Bellini, sperimentò tecniche innovative come una nuova visione della prospettiva dove l'osservatore viene posto centro dell'universo.

Nel suo dipinto l'artista infrange i canoni tradizionali mostrando il Cristo con i piedi in avanti che fuoriescono dalla lastra di marmo (pietra dell'unzione) su cui è stato deposto il corpo. Dopo il confronto tra i due Sposalizi della Vergine di Perugino, visibile fino al 27 giugno, è possibile ammirare, dal 16 giugno al 25 settembre 2016, questi capolavori nel riallestimento di alcune sale della Pinacoteca con una sequenza cronologica, il supporto di didascalie più grandi, nuovi testi, illuminazione e nuovi colori alle pareti. La sala dove si svolge il dialogo si trova a metà del corridoio dedicato alla pittura veneta. Il tutto è documentato nel catalogo edito da Skira e curato da Keith Christiansen.

CristoLa prima parte dell'intervento, che terminerà a ottobre, comprende anche una nuova biglietteria, l'apertura di un bar e un'ampia vetrata quasi invisibile che si aprirà automaticamente per accedere alle collezioni. Il progetto prevede un museo aperto che collega la Biblioteca Nazionale Braidense con l'ingresso principale della Pinacoteca rendendo il percorso espositivo più dinamico. Il restyling che terminerà nella primavera del 2018 comprenderà anche il restauro degli affreschi di Bernardino Luini e del Bramante. Brera come il Louvre? Per fortuna c'è un tentativo di rinascita.


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