Tra estro e invenzione: la “Prima volta” del Genovesino a Cremonahttp://www.okarte.it
Chiusura 04/02/2018
di Stefano Pariani
Il Genovesino ad oggi non ha mai avuto una mostra monografica e questa allestita a Cremona è dunque un'occasione importante per riflettere sulla pittura di un artista ancora poco noto, che il percorso espositivo mette in luce in modo chiaro.
via U. Dati, 4 – Cremona mappa
Inaugurazione 06/10/2017
“Marciava per la città con berretta rossa in capo, mostacci alla spagnola e berretta al mento”. Così viene ricordato da un'antica fonte locale Luigi Miradori, meglio conosciuto come Genovesino, il pittore più rappresentativo della pittura cremonese del Seicento. Nato attorno al 1600 a Genova, dove lasciò poche opere, si trasferì a Piacenza in cerca di migliore fortuna verso il 1632 e in seguito a Cremona nel 1637, che divenne la sua città d'adozione e dove ottenne l'appoggio dell'aristocrazia e del castellano spagnolo don Alvaro de Quinones.

Il Genovesino ad oggi non ha mai avuto una mostra monografica e questa allestita a Cremona è dunque un'occasione importante per riflettere sulla pittura di un artista ancora poco noto, che il percorso espositivo mette in luce in modo chiaro. Nell'Ala Ponzone dei Musei Civici è raccolta una serie di circa 50 opere, alcune conservate nel museo stesso e altre provenienti da chiese del territorio cremonese, oltre che da musei di Genova, Parma, Piacenza e da collezioni private. Altre opere sono invece visibili nel Duomo e nel Palazzo Comunale di Cremona e rendono la mostra una vera e propria mostra espansa, che coinvolge in maniera dialogica il tessuto della città.

I soggetti privilegiati del Genovesino erano quelli sacri, seguivano una scia caravaggesca ed erano in qualche misura debitori della pittura di Guido Reni e del Guercino, ma avevano una personale vena interpretativa ed estrosa, tipicamente barocca, che resero il pittore richiesto anche dalla committenza privata.

Tra le tele a soggetto sacro la mostra mette in evidenza alcune straordinarie soluzioni interpretative, come l'”Adorazione dei Magi” (1635/40), dove i personaggi appaiono vicini tra di loro a “riempire” le dimensioni del dipinto e disposti su più piani. La scena è particolarmente intima e i giochi di luce e ombra fanno risaltare le figure in primo piano, mentre rendono più oscure quelle sul piano più arretrato, rendendo il volto del re magio dalla foltissima barba molto umbratile e quasi tenebroso nello sguardo. La luce modella corpi e vesti anche nel “Riposo durante la fuga in Egitto” (1651), dove ancora una volta l'aspetto intimo e domestico prende il sopravvento sul tema sacro: qui un San Giuseppe ritto e appoggiato al bastone guarda con tenerezza la scena del Bambino che, come un qualsiasi bimbo della sua età, muove i primi passi incerti verso Maria, che si tende con premura verso di lui aprendo le braccia per accoglierlo.

Visivamente di grande impatto “Il sacrificio di Isacco” (1630/35), proveniente da Londra, che imposta la scena su tre piani: annullato ogni riferimento ambientale e paesaggistico, Genovesino concentra la sua attenzione sui tre personaggi che occupano la tela in tutta la sua dimensione. Alla base il corpo riverso di Isacco, legato e quasi prossimo alla morte, su di lui un bellissimo vecchio e barbuto Abramo, il coltello tagliente in mano, colto di sorpresa dall'angelo dalle vesti vaporose e luminose, che con delicatezza lo distoglie dal gesto crudele, indicandogli un'altra via.

Una serie di tele di piccola e media dimesione riflettono invece sul passare del tempo e l'inevitabilità della morte e sono accomunate da un putto addormentato vicino ai simboli del passare del tempo, come nature morte di fiori e teschi. Si tratta di allegorie della “Vanitas”, un tema piuttosto sviluppato nel Seicento, a cui il Genovesino era evidentemente legato; di particolare effetto è “Cupido dormiente” (1650), dove un bimbo alato e dai capelli morbidi e ricciuti dorme poggiando la testa su di un teschio dalle fauci spalancate e consumato dal tempo, posto al centro della composizione, dritto di fronte a noi.

L'abilità ritrattistica del Genovesino emerge in una serie di opere per la committenza privata, come la “Suonatrice di liuto” di Palazzo Rosso a Genova, misteriosa figura su cui incombe ancora una volta un teschio emergente dallo sfondo scuro, e il “Ritratto di monaco olivetano della famiglia Pueroni”, a lungo ritenuto un capolavoro del pittore spagnolo Francisco de Zurbaran. Il bianco cangiante della vaporosa veste, che con giochi chiaroscurali dà consistenza plastica alla figura, è davvero abilità di pennello. A completare la mostra l'originale interpretazione della “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” (1647) a Palazzo Comunale e le “Storie di San Rocco” (1646) presso l'omonimo altare dell'adiacente Duomo; le scene vivacemente narrate e dal gusto bozzettistico restituiscono uno spaccato della vita e dei costumi del Seicento.
La mostra, curata da Francesco Frangi, Valerio Guazzoni e Marco Tanzi, è stata recentemente prorogata fino al 4 febbraio ed è organizzata all'interno delle celebrazioni monteverdiane.

Genovesino. Natura e invenzione nella pittura del Seicento a Cremona
6 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018
Museo Civico Ala Ponzone
via U. Dati, 4 – Cremona
martedì-domenica h. 10-17
tel. 0372.407770
www.mostragenovesino.it


 
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