Caravaggio, dalle mille sorpresehttp://www.okarte.it
Chiusura 28/01/2018
di Ugo Perugini
Si apre l’attesissima mostra di Caravaggio a Palazzo Reale. Venti opere, compresa una pala d’altare, che segnano tutta la vita artistica del Merisi in una mostra che, dopo quella realizzata da Longhi nel 1951, sempre a Palazzo Reale, è destinata ad avere grande risonanza per le novità che presenta.
piazza del Duomo, 12 Milano mappa
Inaugurazione 29/09/2017
Si apre l’attesissima mostra di Caravaggio a Palazzo Reale. Venti opere, compresa una pala d’altare, che segnano tutta la vita artistica del Merisi in una mostra che, dopo quella realizzata da Longhi nel 1951, sempre a Palazzo Reale, è destinata ad avere grande risonanza per le novità che presenta.

Novità che riguardano aspetti sconosciuti della biografia del pittore, frutto di ricerche archivistiche e storiche iniziate nel 2009, e indagini radiografiche e spettrografiche eseguite sui suoi lavori che svelano trucchi e segreti della sua raffinata tecnica pittorica.

La Mostra, che nasce da una coproduzione Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, si è avvalsa di un Comitato Scientifico di prestigio internazionale, dell’autorevolezza curatoriale di Rossella Vodret e di un allestimento delle opere sobrio ed elegante di Pier Luigi Cerri e un’illuminazione che ha valorizzato le opere in esposizione. Cosa tutt’altro che facile perché i quadri del Merisi tendono a riflettere la luce, impedendone una visione ottimale.

Senza dimenticare il sostegno di importanti istituzioni ed enti come Banca Intesa, il Gruppo Bracco, a cui si deve l’attività scientifica e diagnostica, e Mondo Mostre Skira che ha curato il catalogo delle opere e l’ebook con le informazioni tecniche sull’analisi spettrografica delle opere.

Una delle certezze alla quale ormai gli studiosi sono arrivati è che Michelangelo Merisi detto il Caravaggio era nato a Milano. Tanto che l’assessore Del Corno ha preannunciato che verrà corretta la targa della via della città dedicata all’artista, inserendo anche le date di nascita e di morte. Inoltre, ha auspicato che sia possibile realizzare un Centro di ricerca su Caravaggio, che prosegua l’opera iniziata, coinvolgendo esperti e studiosi di varie discipline artistiche, storiche, scientifiche.

La realizzazione della Mostra ha dovuto affrontare e superare molti ostacoli come quelli dei prestiti delle opere. Un Caravaggio non viene ceduto facilmente perché il suo nome attira visitatori nei musei. Inoltre, come ha accennato il Presidente di Mondo Mostre Skira, Vitta Zeman, le trattative per i prestiti spesso risultano complesse come le richieste di estradizione sia dal punto di vista diplomatico che dell’entità degli investimenti.

Anche Banca Intesa è tra i prestatori con un’opera molto importante “Il martirio di Sant’Orsola”. La grande Banca italiana continua nelle sue iniziative culturali e, prendendo spunto da questa mostra, presenterà a fine novembre presso le “Gallerie d’Italia”, un’altra esposizione dal titolo “L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri” che affronterà la pittura secentesca dei seguaci del grande maestro.

Con questa Mostra, possiamo dire che la scienza entra nelle stanze dell’arte e, a quanto pare, ci si trova benissimo. Il Gruppo Bracco, che celebra il novantesimo anniversario dell’azienda, ha realizzato, attraverso riflettografie, radiografie, macrofoto, delle immagini diagnostiche che hanno permesso di portare alla luce certi particolari nascosti sotto la pellicola pittorica, facendoci capire come lavorava il Caravaggio, quasi fossimo dietro di lui, nella sua bottega.

Ma, la gente vuole anche conoscere dell’artista la parte più autentica del suo essere. La sua vita di ogni giorno, i suoi problemi, i suoi limiti; e le ricerche compiute di recente fanno emergere diverse curiosità riguardo a questo pittore che il Cardinal Del Monte definiva, non senza ragione, “cervello stravagantissimo”.

Secondo una testimonianza rilasciata durante un processo da una persona (un barbiere) che lo conosceva bene, l’inflessione dialettale di Caravaggio non era propriamente milanese ma piuttosto “lombarda”. Inoltre, avendo subìto una denuncia da parte della sua padrona di casa che pretendeva il pagamento di sei mesi d’affitto arretrati, vennero pignorati i suoi beni. L’elenco delle cose appartenute al pittore dimostrano quanto fosse povero. Aveva due piatti, ma 11 tra bicchieri e fiasche, il che conferma la sua passione per il vino. Tra le altre cose, possedeva una chitarra e un violino, due spade e tre pugnali (che fosse un uomo violento lo sappiamo), degli orecchini (quelli ritratti in due sue opere) e uno scudo a specchio che gli serviva per indirizzare la luce e cogliere meglio i soggetti che dipingeva.

Resta, però, ancora un mistero nella vita del Caravaggio. A seguito della nuova datazione che gli storici hanno attribuito alla sua vita, sembra che a Roma ci arrivi nel 1596 e non nel 1592. Di quei quattro anni non abbiamo alcuna indicazione. Cosa ha fatto? Dove si trovava? Secondo la testimonianza di un pittore dell’epoca, Caravaggio sarebbe stato costretto a fuggire da Milano perché accusato di aver ucciso un amico, dopo aver trascorso un anno in carcere. Ma questo periodo meriterebbe ulteriori approfondimenti.

Le analisi tecniche, alle quali ha contribuito anche l’Università Bicocca, rivelano quello che sta dietro allo strato di pittura, in pratica, consentendoci di entrare nel processo creativo di Caravaggio. In lui si nota una evoluzione tecnica originale: nelle prime opere passa sulla tela una preparazione chiara, imposta le linee del disegno che ha in mente con un carboncino e poi stende i colori e le ombre. Con l’incarico affidatogli di realizzare per la Cappella Cottarelli due tele di grandi dimensioni (sui tre metri) e pochissimo tempo a disposizione, velocizza il suo sistema di pittura: la preparazione della tela da chiara si fa scura (nera), le linee del disegno le fa con delle incisioni o delle pennellate chiare e si limita a dipingere le parti in luce e quelle a mezza luce.

Incredibili sono anche le immagini nascoste, cioè figure che cancella o sposta nel quadro secondo il suo gusto. Ripensamenti, pentimenti, chiamateli come volete. La più evidente di queste operazioni è quella che riguarda l’opera “Il riposo in Egitto” . L’Angelo inizialmente è in alto a destra ed è più piccolo. La soluzione non lo soddisfa, allora, sposta l’angelo al centro facendolo ritornare in dimensioni normali e mette la Vergine sul paesaggio. Da segnalare che quest’opera fu dipinta su una tovaglia di Fiandra.

La cosa eccezionale per chi visita la mostra, alla fine, è avere a disposizione venti opere di Caravaggio tutte insieme. E’ un’occasione rara e non va perduta. Per conoscere una persona, infatti, non basta un incontro come per conoscere un pittore non è sufficiente un solo quadro. Questo vale anche, e a maggior ragione, per Caravaggio la cui personalità, decisamente complessa e contraddittoria, emerge in modo molto più efficace dal confronto delle sue opere che scandiscono in pratica tutta la sua vita creativa. Una “full immersion” di grande suggestione che arricchisce chi la ammira.
Foto:
Caravaggio, San Giovanni Battista Nelson-Atkins Museum Kansas City
Caravaggio, Flagellazione
Caravaggio, San Girolamo penitente
Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro
Caravaggio, Sacrificio di Isacco
Caravaggio, San Francesco in estasi
Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto
 
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