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Chiusura 06/05/2018
di Ugo Perugini
Il fumetto è arte? L’argomento è di quelli scivolosi. Come ci muoviamo rischiamo di mettere un piede in fallo e fare un ruzzolone. Evitare di porsi questo problema, secondo me, è il sistema migliore per affrontare le opere di Daniele Afferni, cercando, piuttosto, di osservare i suoi lavori, mantenendo uno “sguardo vergine”, come diceva il poeta Sanguineti.
via Canonica, 38 Milano mappa
Inaugurazione 14/04/2018
Il fumetto è arte? L’argomento è di quelli scivolosi. Come ci muoviamo rischiamo di mettere un piede in fallo e fare un ruzzolone. Evitare di porsi questo problema, secondo me, è il sistema migliore per affrontare le opere di Daniele Afferni, cercando, piuttosto, di osservare i suoi lavori, mantenendo uno “sguardo vergine”, come diceva il poeta Sanguineti.

Al di là della definizione, se sia o meno arte, il fumetto – quello di Afferni in particolare – è una forma di comunicazione di grande efficacia che riesce a coinvolgere chi lo guarda. In questo caso specifico, non si tratta di strip che narrano una storia, sono personaggi del mondo dei fumetti che egli rielabora nel suo immaginario fantastico e con lo stile originale che lo contraddistingue.

Davide Afferni, nato a Milano nel 1965, al fumetto ci è arrivato relativamente tardi, nel 2015. Prima ha studiato alla Scuola Superiore di Arti Applicate al Castello Sforzesco, iniziando la sua carriera di artista visivo, occupandosi di pubblicità. Poi il mondo dei fumetti lo ha coinvolto e, pur continuando la sua carriera in ambito pubblicitario, ha realizzato con il Gruppo Avalance diverse storie a fumetti di successo, apprezzate anche dai giapponesi che gli hanno affidato altri incarichi di prestigio.

Guardando queste belle tavole ci chiediamo: è finito il tempo degli eroi e dei super eroi? Stando ai disegni di Afferni, sembra che l’attenzione prevalente sia indirizzata sempre più verso creature aliene piuttosto che verso eroi con caratteristiche umane.
Forse, nella nostra epoca, dove serpeggia la paura di tutto ciò che va oltre la nostra comprensione, che ci sfugge, che potrebbe mettere in discussione il nostro modo di vivere, c’è il desiderio di esorcizzare l’incognito che ci sovrasta, senza però essere più in grado di immaginare la possibilità di combattere per una società migliore.
Il pessimismo di fondo che ci coinvolge ci impedisce di credere che sia possibile il gesto generoso e straordinario, oltre le sue stesse forze e i suoi stessi limiti, dell’eroe puro e pronto al sacrificio.

Piuttosto ci vediamo circondati da creature aliene, mostri, le cui volontà e i cui obiettivi ci sfuggono, visto che forse siamo anche pronti a capitolare di fronte a loro, perché tutto sommato dietro a questi mostri ci siamo noi, con la nostra voglia di superare i limiti senza sapere bene dove la nostra hybris, così sfrenata, potrà condurci.
Nelle tavole uniche, a differenza delle strip che delineano una storia, occorre che i personaggi siano dotati di una personalità forte, godano di una propria psiche, che scaturisca dallo sguardo, dalla postura, dalla dinamicità dei movimenti suggeriti.
Insomma, i personaggi devono poter parlare da soli, narrando in un solo frame una storia, tutta da immaginare e costruire, ma autonoma, con una sua logica già ben delineata. Questa operazione ad Afferni riesce in pieno.

Venendo agli aspetti più stilistici dei suoi lavori, non è possibile non sottolineare l’originalità della prospettiva a cui lui ricorre, nella quale, perduto ogni riferimento gravitazionale, la scena è osservata in modo da dare ai personaggi che la popolano una dimensione sovra umana, mitica, calata in un’atmosfera favolosa, leggendaria.
La forza della ricostruzione tridimensionale, che ricorda certe tavole di Moebius, soprattutto nella scenografia degli spazi imponenti, vertiginosamente profondi, contribuisce a creare un ambiente misterioso, senza tempo, quasi iperuranio (il mondo delle idee pure), ben caratterizzato da una grande abilità nell’uso della luce che sa esaltare forme, superfici e volumi, in contrasto con ombre e chiaroscuri ancor più evidenziati nei disegni in bianco e nero. E dove, per fortuna, la donna resta tale con la sua carica di sensualità e vitalità immutabile.

In questo contesto, non può sfuggire l’attenzione dell’artista agli sfondi che supportano e danno senso ai personaggi che in esso si muovono, consentendo a chi osserva di compiere quella operazione di sospensione volontaria della realtà, indispensabile per apprezzare nel modo più completo queste opere.

Osservare le opere di Afferni significa compiere un viaggio verso mondi immaginari, siano essi posti in ambiti onirici o gotici, apprezzare lo spaesamento che certe immagini ci suscitano, il sottile timor panico di fronte a certi personaggi, soprattutto creature aliene, con le loro espressioni di protervia che ci pare lontana e inviolabile.
Un viaggio che ha un suo fascino e che vi invitiamo a intraprendere. Senza paura.
 
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