ht Caravaggio “visto da dentro” dal 29 settembre a Palazzo Realetp://www.okarte.it
Chiusura 28/01/2018
di Ugo Perugini
Si aprirà il 29 settembre 2017 la Mostra “Dentro Caravaggio” a Palazzo Reale, che resterà visitabile fino al 28 gennaio 2018. 29 settembre è la data di nascita di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, che vide la luce – ormai è accertato – nella nostra città.
Piazza del Duomo, 12 Milano mappa
Inaugurazione 29/09/2017
Si aprirà il 29 settembre 2017 la Mostra “Dentro Caravaggio” a Palazzo Reale, che resterà visitabile fino al 28 gennaio 2018. 29 settembre è la data di nascita di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, che vide la luce – ormai è accertato – nella nostra città. Fu un artista incredibile che contribuì al rinnovamento della tecnica pittorica sia per il naturalismo dei suoi soggetti sia per l’uso assolutamente originale della luce e dell’ombra.

La Mostra è promossa e prodotta da Comune di Milano, Palazzo Reale, Mondo Mostre Skira con la collaborazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la partnership del Gruppo Bracco.

Scrivere di Caravaggio, dopo che si sono versati fiumi di inchiostro per celebrare la sua arte, è difficile. Abbiamo bisogno, forse, di scoprire qualcosa di nuovo, di mai raccontato, soprattutto sul suo modo di lavorare, sul suo entusiasmo creativo, sulla sua passione incontrollabile come un fiume in piena, rispecchiata da un carattere altrettanto sanguigno. E questa mostra, lo possiamo dire, cerca proprio di fare questo. Attraverso le radiografie delle opere di Caravaggio vuole scoprire come lavorava. I suoi segreti e le sue manie, i suoi errori e le sue fantasie, come ha sottolineato la curatrice, Rossella Vodret.

La Mostra prevede l’esposizione di 18 capolavori del Caravaggio, provenienti da Musei italiani e stranieri. Tanto per citarne qualcuno: il Metropolitan di New York, la National Gallery di Londra, il Wadsworth Atheneum of Art di Hartford, il Detroit Institute, ecc.

Massimo Vitta Zelman ha sottolineato la difficoltà di ottenere l’”estradizione” di alcune opere, paradossalmente proprio quelle di istituzioni italiane. Il Presidente di Mondo Mostre Skira si augura che alla fine i capolavori in mostra possano almeno essere 3 in più, qualora la Chiesa di San Luigi a Roma (che ospita Il ciclo di San Matteo) autorizzi il prestito dei tre lavori in suo possesso, finora negato.

Su tutte le opere è stata eseguita una analisi radiografica e stratigrafica grazie al contributo del Gruppo Bracco che dispone di strumentazioni adeguate a questo tipo di ricerche, simili per certi aspetti a quelle delle indagini diagnostiche effettuate sull’uomo. Qui, lo scopo naturalmente è un altro: scoprire la tecnica esecutiva di Caravaggio.

Ma non si tratta solo di ricerche tecnico scientifiche. Parallelamente, sono state eseguite infatti anche nuove ricerche documentali che hanno soprattutto cercato di chiarire la datazione di alcune opere giovanili, e avere maggiori informazioni circa i periodi della vita del Merisi che restano ancora in ombra. Ad esempio, il periodo che va dal 1588 al 1596, otto anni, di cui rimane solo un atto notarile datato 1592, sottoscritto a Milano.

Entrare dentro Caravaggio può essere affascinante. Ma si tratta di un’operazione dissacrante? Bisognerebbe lasciare in pace l’artista, non rivelare i suoi trucchi? Forse, ma con Caravaggio non c’è pericolo di banalizzare la sua opera. Al contrario, più si va a fondo nella ricerca più si scoprono nuove doti inventive di un artista che spesso non è stato compreso in modo autentico.

Qualcuno ricorderà che alla sua epoca gli si rinfacciava di “non sapere né di piani né di prospettive” e di lavorare senza alcun disegno preparatorio, creando le scene per sovrapposizione, dipingendo prima le figure sul fondo poi quelle più ravvicinate fino ai primi piani. Oggi, le ricerche tecnologiche ci confermano che Caravaggio lavorava anche su disegni, almeno nella preparazione delle opere giovanili.

Certamente ricorreva a dei trucchi, spinto dalla necessità, per poi adottarli come soluzione stilistica, quando si rendeva conto del loro effetto. Come quando iniziò a dipingere la Cappella Contarelli dopo aver sottoscritto un contratto che lo obbligava a concludere i lavori entro un anno. Il tempo era molto limitato ma accettò egualmente perché era ben pagato (400 scudi, lui che per dipingere tre teste prendeva un grosso l’una) e trovò la soluzione più geniale: sfondo nero su cui aggiungere con parsimonia le varie parti in luce, con toni chiari e mezze ombre. In pratica, così evitava di realizzare corpi interi ma solo le parti visibili di essi, quello che Gian Paolo Lomazzo definirà: “ingagliardire gli scuri…”

Ecco, perché era così scorbutico e non aveva allievi nella sua bottega ai quali, probabilmente, non voleva rivelare le sue alchimie pittoriche. E pensare che invece presso i pittori alle prime armi riscuoteva un grande successo, visto che Bellori scrisse: “e particolarmente i giovani concorrevano a lui e celebravano lui come unico imitatore della natura…”

E anche sui suoi ripensamenti non c’è molto da stupirsi. Ad esempio, è emerso che nel San Giovannino aveva intenzione di inserire un agnello, simbolo significativo dell’opera, che però non lo soddisfaceva. Dall’esame radiografico, ci si rende conto che tentò di dipingerlo più volte in punti diversi del quadro ma alla fine si arrese. E ora San Giovannino, che doveva guardare verso l’agnello, ha gli occhi “persi” nel vuoto…

Tutte le analisi scientifiche svolte potranno naturalmente essere viste e apprezzate anche dal pubblico che accanto all’originale potrà vedere la sua radiografia. Questo voyeurismo tecnico si giustifica, come dicevamo sopra, dal grande desiderio di arrivare all’origine del suo processo creativo. Pia illusione, per fortuna, perché il genio sfugge a ogni tentativo di smascherarlo, essendo sempre un passo oltre, in una zona dove il comune mortale deve fermarsi solo per ammirare e stupirsi.

Foto: Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista, 1604


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