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Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00  inaugurazione della mostra
ICONS di MARCO BISCARDI E RUBENS FOGACCI
Via San Felice 18 - Bologna
 

MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica.
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibili. Conti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015.
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                           
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Catalogo mostra:
AEM Srls
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:
www.ilpensieroartistico.eu
www.paolobalsamo.it
 
Durata mostra:
dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito 
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
 
Sito: www.wikiarte.com">La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra
ICONS
di
MARCO BISCARDI
E
RUBENS FOGACCI
 
MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica.
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibili. Conti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015.
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                           
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Catalogo mostra:
AEM Srls
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:
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Durata mostra:
dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito 
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
 
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  - Chiusura 08/12/2016
Galleria Wikiarte, Via San Felice 18 Bologna mappaMostra Personale di Rubens Fogacci e Marco Biscardi presenta Giovanni Faccenda
26/11/2016
 

mappa La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra
ICONS
di
MARCO BISCARDI
E
RUBENS FOGACCI
 
MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica.
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibili. Conti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015.
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                           
Curatrice mostra:
Deborah Petroni
 
Catalogo mostra:
AEM Srls
 
Sponsorizzata e pubblicizzata da:
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www.paolobalsamo.it
 
Durata mostra:
dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito 
Info e contatti:
Mail: info@wikiarte.com
 
Sito: www.wikiarte.com 08/12/2016 Galleria Wikiarte, Via San Felice 18 Bologna
La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte
in Via San Felice 18 - Bologna
È lieta di invitarvi
Sabato 26 novembre 2016
ore 17.00
All’ inaugurazione della mostra
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di
MARCO BISCARDI
E
RUBENS FOGACCI
 
MARCO BISCARDI
Nasce nel 1986 a Bari; dopo il diploma si trasferisce a Roma, dove si laurea in Arti visive e Cinematografia. In seguito si sposta a Firenze, e poi ancora a Bologna. Negli ultimi anni ha vissuto e lavorato a Los Angeles e New York, sempre alla ricerca di nuove idee dalla strada, con un particolare interesse alla relazione tra soggetto e ambiente circostante. La cultura POP americana è percepibile nel suo lavoro, che si basa su una solida educazione artistica Italiana. L'arte di Biscardi è una sottile e pungente satira, e riesce a fare dell’ironia uno strumento per regalarci interessanti, e spesso amari, spunti di riflessione. Caratteristiche del suo stile sono queste fotografie (quasi sempre scattate da lui o in alcuni casi recuperate da archivi storici) sul quale egli interviene, digitalmente o manualmente, inserendo elementi concettuali che stravolgono il senso dell’immagine stessa e la percezione che prima avevamo di essa. Ha all'attivo una decina di mostre, tra le quali una ad Antigua (Caraibi) e una a NEW YORK, in un’importante galleria d'arte situata nel quartiere glamour di Soho, classificata dal magazine americano "Timeout" tra le cinque gallerie più importanti della grande mela. Hanno scritto di lui su: La Repubblica, Il Corriere della sera, Il resto del Carlino, Il quotidiano, La gazzetta del mezzogiorno, e altre cinquanta testate tra quotidiani nazionali e riviste del settore. La critica ama definire la sua arte come concettuale. Questo tipo di opere sono diventate la sua vocazione, il suo marchio di fabbrica.
 
RUBENS FOGACCI
Quel qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere»
 
«Se chiudo gli occhi, vedo meglio
e dipingo il mondo come lo vorrei.»
Keith Haring
 
Stabilita la necessaria distanza rispetto ad alcune datate posizioni critiche, caratterizzate da letture alquanto superficiali del complesso dell'opera di Rubens Fogacci, pare giusto rimarcare, nella ricerca espressiva del medesimo, piuttosto l'attitudine a rivisitare, in chiave del tutto personale, taluni riferimenti iconografici appartenenti ad ambiti espressivi dilatati nel tempo e talvolta perfino eterogenei dal punto di vista squisitamente concettuale. Lungi tutto questo, dunque, dall'aura fiabesca o, peggio, dalla supposta parvenza fumettistica (indicata, questa, in un rapporto evidentemente distorto rispetto alla Pop Art americana), con le quali, in passato, si è sbrigativamente - di fatto - circoscritto orizzonti espressivi al contrario più originali e fecondi, abitati da visioni immaginifiche tenute dall’artista a pretesto per tradurre visivamente una realtà sospesa fra qualcosa che «è», «è stato» o «è sul punto di essere». Al solito, Fogacci ambienta, dipinge e infine caratterizza, con riflessi ora memoriali ora fantastici, un proprio, suggestivo teatro virtuale, nel quale possono legittimamente convivere i fantasmi tardo ottocenteschi di Munch accanto ai personaggi mitizzati di Lichtenstein. Non sarebbe dispiaciuto a Calvino un pittore così limpidamente orientato verso l'inconscia percezione - diresti persino una qualche, remota e giustificata probabilità - di accadimenti arcani quanto invisibili. Conti e si affermi, allora, soprattutto questo: l'inclinazione narrativa di Fogacci, che risalta dentro e oltre quel suo universo immaginario, nel quale il colore si spande come il tono di una voce seducente che echeggia nell’aria. Una voce che racconta, intriga, affascina. Una voce che ha, fra gli altri, il merito di esprimere un senso di stupore e di rimanere, sempre, profondamente autentica.
Giovanni Faccenda, Venezia, settembre 2015.
 
 
Presentazione critica a cura di:
Prof. Giovanni Faccenda
                                                                                                                                           
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dal 26 novembre - 8 dicembre 2016
dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
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