Ludovica Spinella nasce a Siracusa e fin da piccola mostra una spiccata predilezione per la lettura e la scrittura. Comincia a scrivere brevi racconti già all’età di otto anni e in seguito, verso i dodici anni, comincia a scribacchiare poesie e la prima stesura di un romanzo fantasy.

Oltre alla passione per la scrittura, sviluppa anche interesse verso il mondo del teatro frequentando la Piccola Accademia Teatro Giovani e prendendo parte a vari spettacoli. Ha coltivato negli anni anche la passione per la musica, frequentando un coro di voci bianche e prendendo lezioni di pianoforte per alcuni anni.

Oltre alla vincita di concorsi scolastici e non, pubblica per un progetto di alternanza scuola-lavoro un breve racconto nella raccolta “Selfie di Noi”.

 

Nella nostra città
c’era il sole,
il tuo rifugio si affollava
di leziosi sentimenti
e il veleno s’insidiava
nei miei peggiori incubi.
 
Pioveva dentro il mio sonno,
nevica sulla mia pelle d’avorio,
ma c’era il sole
fuori dalla mia finestra coperta.
Ho pianto lacrime dorate
e tu hai inciso sulla mia pelle
tutti i tuoi difetti,
affidandomi solo ciò
che avresti disfatto da te stesso.
 
Sangue argenteo sgorga
dalle arterie che Venere ha trafitto,
tu le hai lasciato maneggiare
le armi placcate che abbiamo forgiato,
eppure, c’era il sole
in quel giorno di pioggia.
Il cielo si colora d’indaco malessere,
non vorrei trovar Amore
con le sue frecce veloci
contro le mie giovani ali inadatte.
 
Ho consegnato lettere arroventate
al mio falso nemico,
predicando la morte verso di lui,
mentre nell’oscuro lo amavo,
ma nessuno lo saprà mai.
Mi hai mostrato la crudezza
dei miei ostili,
rendendomi odiosa a me medesima,
ma io so i segreti d’ogni anima.
Potrei essere tua
per l’eterno fuoco che scorre
dentro le nostre giovanili vene,
ma non potrei mentirti.
 
Solo un’altra maledetta scrittrice
sotto le celate spoglie
di una brava ragazza,
ma sono una bugiarda
e mento al tuo specchio,
quando non posso rivelare
le verità nelle suture del mio.
Psiche, perdona il mio cuore,
non comprendo le mie stesse ragioni,
motivi assurdi che si rincorrono folli.
Sei un incidente della mia redenzione,
non potrei detestarti per le mie colpe,
anima e corpo,
non potrei rinunciare a te.