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Vernissage: Mirella Bentivoglio. Creazione e fine


Dal 28 marzo al 5 maggio Vernissage: giovedì 28 marzo ore 18
Galleria Conceptual Via Mameli 46, Milano
Galleria Conceptual presenta una mostra dedicata alla grande artista Mirella Bentivoglio, esponente della poesia visiva e protagonista delle ricerche verbo-visuali.
La pratica artistica di Mirella Bentivoglio si fonda sull’analisi del rapporto tra parola e immagine e sulle possibili variazioni di significato del linguaggio, spaziando dalla fotografia alla poesia visiva e concreta, dalla comunicazione visuale alla poesia-oggetto.
Mirella Bentivoglio inizia la carriera nel giornalismo dimostrando presto uno spiccato talento per la scrittura e la comunicazione. In breve tempo sente la necessità di superare il limiti del linguaggio per esplorarne gli aspetti visuali. Uno sposalizio tra parola e immagine, come spiegherà lei stessa, riguardo al suo interesse precoce per l’universo pitto-verbale: «..probabilmente un’emersione dall’inconscio: l’archetipo linguistico è pittografico».

L’artista produce i primi testi-immagine negli anni ’60, dedicandosi sia come artista che critica alla Poesia Visiva, ovvero la libera associazione di parola e immagine, e alla Poesia Concreta, che valorizza gli aspetti visuali della scrittura, organizzando diverse mostre collettive, fino a sconfinare nell’analisi del simbolo prelinguistico e nella poesia-oggetto, che interviene linguisticamente su oggetti e ambienti. Una ricerca fondata sul gioco di parole, sullo spostamento e straniamento di senso tramite la scomposizione e la frammentazione delle parti del discorso, che attinge alle ricerche del futurismo e del Bauhaus. A partire dagli anni ’80 realizza invece opere tridimensionali, sculture e installazioni, alternando la parola come immagine all’analisi del simbolo.

La mostra raccoglie un corpus di 15 opere degli anni ’70 e ’80, abbracciando due decenni fondamentali della sua carriera. Il focus è sulla produzione scultorea: in mostra diversi lavori in pietra, legno, marmo e travertino, tra cui Variazioni sulla E, Mutilazione per accentuazione, le note lapidi, Creazione e fine, Il seme del tempo, alcuni caratterizzati dai ricorrenti simboli del libro e dell’uovo, centrali nella poetica dell’artista. Saranno esposte anche litografie e pezzi unici incentrati su giochi di parole e sull’uso delle lettere come immagine, arricchiti da progetti e documentazioni fotografiche dei suoi lavori.


«Uso la parola come immagine. E mai più di una parola per volta. Ma oggi uso quasi esclusivamente la pietra. Sono considerata, erroneamente, uno scultore, sia pure atipico; in realtà il mio lavoro si svolge, oggi come ieri, in un ambito totalmente "poetico": tra linguaggio e immagine, tra linguaggio e materia, tra linguaggio e oggetto, tra linguaggio e ambiente. Ho dilatato l'uso della parola all'uso del simbolo: scelgo simboli universali, prelinguistici; matrici dei significanti, o, meglio ancora, matrici dei significati plurimi, dei significati aperti. [..] Utilizzo la forma dell'uovo come mio segno costante, emblema della vita, simbolo cosmico della perpetuità e dell'origine».
Mirella Bentivoglio


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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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