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Gallerie d'Italia, Il Cenacolo di Leonardo di Maurizio Galimberti   

cenacolo
Chiusura 12/01/2020
di Clara Bartolini
Dal 21 novembre e fino al 12 gennaio alle Gallerie d'Italia di Milano, sarà esposta una interessante rielaborazione fotografica del grande capolavoro vinciano. Maurizio Galimberti, artista originalissimo, ha realizzato ritratti di molti personaggi famosi nella forma di mosaico.
piazza della Scala, 6 Milano mappa
Inaugurazione 21/11/2019
Il progetto in mostra è curato da Denis Curti e voluto da Michele Coppola, Direttore esecutivo del programma Arte Cultura di Intesa Sanpaolo. Maurizio Galimberti viene definito un Instant artist, poiché si esprime attraverso foto Polaroid, azienda della quale era diventato anche testimonial vincendo premi internazionali. Ritrattista originalissimo, ha realizzato ritratti di molti personaggi famosi nella forma di mosaico.

Ormai conosciuto nel mondo, ha realizzato molti cicli di opere. Interessante scoprire la ragione di questa ispirazione che viene dai suoi primi anni di vita in orfanotrofio, dove le finestre avevano inferiate quadrate come le tessere che compongono i suoi originali lavori fotografici. Come la paura del buio nata allora, che lo porta a rifiutare la camera oscura. Adottato, fortunatamente da una famiglia piena di amore per lui, mette a frutto la triste esperienza passata. Nasce la passione per la fotografia e queste tessere stampate con complesse elaborazioni tecniche diventano il suo marchio, quasi ad esorcizzare la sua fanciullesca visione del mondo, priva di affetto e di libertà.

L'interesse per "l'Ultima Cena" era sorta in lui quest'anno, in occasione dei festeggiamenti per i 500 anni dalla morte di Leonardo. Mentre stava studiando il grande dipinto, ha ricevuto la richiesta di esporre a Gallerie d'Italia proprio questo lavoro, e l'emozione e il timore di non essere in grado di rispettare un capolavoro di questo immenso valore artistico e simbolico, lo hanno accompagnato fino a quando le opere sono state ultimate. Diversi i mosaici che interpretano vari elementi e personaggi dell'opera ma, un lavoro ad elementi molto più grandi realizzato con una Giant Camera, propone l'Ultima Cena con più discepoli del reale, con luci diffuse e immaginifiche, per rappresentare il bisogno dei tanti di questo momento storico.

Un lavoro che lo ha costretto a far stampare l'opera nel grandissimo formato originale, poiché le sue reinterpretazioni sono realizzate appoggiando la macchina fotografica sulla grande fotografia, cosa impossibile sul dipinto reale. Un lavoro che ha richiesto molta concentrazione, molti tentativi, costosi sia economicamente che tecnicamente. Il risultato finale non tradisce le aspettative, e coinvolge per la poesia dei colori soffusi e il fondo di stampa dal sapore antico e pregnante. Possiamo dire che il progetto di portare fuori dal suo abituale contesto quest'opera di fama mondiale, può aumentarne la fruizione e renderla più vicina al grande pubblico.
 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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