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La vita nuova di Romeo Castellucci

Romeo Castellucci La vita nuova Prima nazional
 
MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Sala conferenze | via Don Minzoni 14
Special project ART CITY Bologna 2020
Concezione e regia di Romeo Castellucci, testo di Claudia Castellucci, musica di Scott Gibbons
Con Sedrick Amisi Matala, Abdoulay Djire, Siegfried Eyidi Dikongo, Olivier Kalambayi Mutshita, Mbaye Thiongane

Progetto curato da Lorenzo Balbi, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | MAMbo, Emilia Romagna Teatro Fondazione
Produzione esecutiva di Societas in coproduzione con Bozar, Center For Fine Arts (Brussels), Kanal - Centre Pompidou (Brussels), La Villette (Paris), in collaborazione con V-A-C Foundation
Societas è sostenuta da Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Regione Emilia-Romagna e Comune di Cesena


Special project 2020 di ART CITY 2020 è la performance in prima nazionale La vita nuova di Romeo Castellucci, regista teatrale, autore, artista visivo, insignito del Leone d'Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia nel 2013,  della laurea ad honorem in Discipline della Musica e del Teatro dall’Università di Bologna nel 2015, premiato con l'Oscar della lirica 2018-19 (miglior spettacolo, miglior regista e miglior scenografo) per la Salome prodotta dal Festival di Salisburgo.
L'opera sarà visibile in prima nazionale il 24 e 25 gennaio 2020 alle h 19.00 e h 21.00, per un totale di quattro repliche, negli spazi di DumBO, l'area nata da un progetto di rigenerazione urbana condivisa dell'ex scalo ferroviario Ravone , in via Casarini 19/a a Bologna. La performance si svolge in lingua francese con sopratitoli in italiano.

Questo nuovo lavoro di Romeo Castellucci - che ha debuttato nel 2018 al Kanal - Centre Pompidou (Brussels) ed è stato ospite di diversi Festival europei tra cui Wiener Festwochen di Vienna, Hellenic Festival di Atene, Passage Festival organizzato di Helsingør Teater e il Festival d’Automne à Paris -  trae ispirazione da Lo spirito dell'utopia di Ernst Bloch. Il saggio, scritto in piena guerra mondiale tra il 1915 e il 1917 e rivisto in parte nel 1923, è un classico del pensiero filosofico contemporaneo e si muove nella dimensione utopica del pensiero, delineando una "ontologia del non ancora".

Si respira il senso di un inizio, qui, in un grande parcheggio di auto, dove si sono dati convegno un gruppo di uomini. Sono fratelli e intendono inaugurare un modo nuovo e migliore di stare insieme. Migliore, rispetto al mondo da cui si sono separati, all'attività alienata, al lavoro stipendiato, alla politica e all'arte. Non credono più a queste forme della vita sociale. Nel garage c’è la pace della polvere, anzi c’è l'acuta malinconia dei teli copri-polvere che rivestono le numerose auto lasciate in deposito. Da qui si comincia, da qui si parte. Uno di loro sente più degli altri la responsabilità di annunciare. Non basta parlare, occorre parlare del futuro. Come dobbiamo comportarci perché questo succeda? Lui e i suoi fratelli sono i profeti di una nuova vita, nata semplicemente dalla loro attuale condizione umana che ha espressamente bisogno di inventare altre forme e ornamenti, a partire dalla povertà della realtà. La realtà è un deserto pervertito, la cui indifferenza è data dalla compresenza sincronica di tutte le forme, dalla indistinzione e dalla somiglianza universale, cui, per ultima, è caduta anche l'arte. Da qui deve sorgere la nuova vita dei senza-terra, e dei costruttori di nuovi focolari domestici ed estetici. L’estetica domestica è la dimensione concreta della vita quotidiana che alimenta e spiega tutti i sensi.

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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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