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Rinasce “Critica d’arte”

critica
di Ugo Perugini
“Critica d’arte” è una delle riviste di storia dell’arte più longeve, essendo stata fondata da Carlo Ludovico Ragghianti nel 1935 insieme a Ranuccio Bianchi Bandinelli. Fu grazie all’interessamento di Giovanni Gentile che divenne una delle più quotate riviste dell’epoca con l’obiettivo di promuovere un rinnovamento estetico e metodologico degli studi in questo ambito.
Il periodico aveva come riferimento anche Benedetto Croce che inizialmente assecondò il progetto per poi smarcarsene più tardi. Tra i collaboratori da ricordare anche Roberto Longhi, che nel 1940 ne fu condirettore.

Dopo otto serie di pubblicazioni, la rivista aveva sospeso le pubblicazioni. Il dilemma era se lasciarla morire oppure rilanciarla. Si è deciso, da parte del presidente della Fondazione Ragghianti, Alberto Fontana, e del direttore, Francesco Gurrieri, di rilanciarla come merita per non disperdere un patrimonio così importante, riportandola, com’era doveroso, all’attenzione della comunità scientifica.

L’obiettivo di questa nona serie mantiene naturalmente le linee di continuità con quelle precedenti ma intende anche introdurre novità, aprendosi a interessi che riguardano tutti gli aspetti dell’arte, superando categorizzazioni e separazioni artificiose, verso un’idea pluridisciplinare che ne legittimi la dignità teoretica, e favorisca contributi di riflessioni che creino un trait d’union tra il pubblico e l’ambito più specificamente accademico.

Infatti, accanto alla sezione Saggi, con testi di approfondimento elaborati e di ampio respiro, è prevista una sezione Note, con articoli più brevi e puntuali, e una sezione Osservatorio che si sofferma su temi di attualità culturale, politica e di tutela del patrimonio. Insomma, l’idea è quella, ambiziosa, di collegare idealmente il particolare all’universale, confezionando un prodotto che abbia una sua ben precisa identità e riconoscibilità. Oltre alla necessaria e immancabile sezione Biblioteca.

Ricordiamo che esiste la possibilità di collaborare con la rivista per studiosi interessati nelle sezioni Saggi e Note, attraverso una call for papers permanente. I contenuti, per garantirne qualità e originalità, prima della pubblicazione sono sottoposti alla revisione da parte di un Comitato Scientifico, composto da 45 studiosi, europei ed extraeuropei, attraverso il sistema di double-blind peer review, cioè una verifica dei testi incrociata da parte di esperti che non conoscono i nomi degli autori.

Già il primo numero ci sembra aver colto pienamente gli obiettivi di partenza. Tanto per dare un’idea degli argomenti, si passa da un saggio sugli antichi strumenti musicali dell’Africa Nera alle visualizzazioni sceniche di Luigi Veronesi per approfondire i segreti dell’arte dell’arazzo.

Personalmente ho apprezzato molto l’articolo di Antonino Caleca “Il vedere naturale”. Qui ci sono analisi particolarmente preziose che ci aiutano a capire meglio come funziona il passaggio dall’impressione della retina alla razionalizzazione che il cervello fa dell’immagine. Caleca tra l’altro dice: “Il continuo afflusso di sensazioni visive all’occhio, la retina continuamente impressionata, non sono che il materiale con cui viene realizzata quella costruzione umana che è il vedere: se in questo momento mi colpisce la retina una serie di impressioni che io ricollego ad un oggetto, un essere vivente, un ambiente già noti, se, insomma, li vedo, o meglio li rivedo, quell’oggetto, quell’essere, quell’ambiente li “vedo”, certo, sulla base di quelle impressioni momentanee, ma anche, e prevalentemente, sulla base di un cumulo di esperienze diverse ricollegabili a quelle impressioni presenti; quell’oggetto, quell’essere, quell’ambiente sono costruzioni pregresse che io rielaboro ed arricchisco (o impoverisco) utilizzando anche l’impressione presente”.

E conclude Careca: “… così quella che ci sembra una immagine “errata”, brutta e incomprensibile, perché ne ignoravamo i fondamenti, ad apprenderli e conoscerli diventa il fenomeno, la sola manifestazione esterna possibile di un linguaggio visivo diverso dal nostro.” Che, alla fine, è anche un messaggio di grande apertura mentale.

Altri argomenti riguardano il pulpito di Nicola Pisano nel duomo di Siena, riflessioni sul Bauhaus e un lavoro astratto di Osvaldo Licini. Proprio da un’opera di questo autore, intitolata “Angelo ribelle su fondo rosso scuro”, conservata alle civiche collezioni di Ascoli Piceno, è stata realizzata la bella copertina della rivista. Osvaldo Licini la eseguì nel 1946 ed è un esempio della sua tecnica di sovrascrittura pittorica.
 
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