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Stevie Wonder: "Isn't She Lovely?"

 
di Margherita Pavoni
Uno dei più grandi musicisti di colore è, senz'ombra di dubbio, il genio Stevie Wonder. Ha saputo scandire musicalmente ogni epoca, fino ad arrivare, ispirato da un altro grande musicista cieco come Ray Charles, ai giorni nostri. 
Descritto come un bambino prodigio, Stevie ha firmato il suo primo contratto all'età di undici anni e da allora ha continuato a lavorare nel campo della musica producendo alcuni dei più famosi brani degli ultimi decenni. A lui si devono profonde innovazioni stilistiche nella musica soul ancora oggi apprezzate e studiate. Sarebbe un'impresa cercare di parlare di Wonder a tutto tondo, a meno che non si voglia scrivere un romanzo.
 
Perciò la mia attenzione è catturata dal suo stile musicale attorno agli anni '70 e, in particolare, da un pezzo che ha segnato un po' tutti noi: "Isn't She Lovely?".
Il brano appartiene all'LP "Songs In The Key of Life" del 1976 ed è stato pubblicato, come per tantissimi altri, dalla Motown Records. Infatti Stevie è da considerare l'icona del suono proprio di tutti gli anni '70 della label. Artefice del fatto dell'aver allontanato il soul dalla sua componente blues, Stevie Wonder si è caratterizzato per lo stile naïf raffinato e ambizioso con elementi pop, jazz e funky .

Dagli anni '70, come possiamo riscontrare nel brano che abbiamo scelto di prendere in esame,  la cura per gli arrangiamenti diventa sempre maggiore. "Isn't She Lovely?" Non è dolcissima? Come dolcissima è la melodia del pezzo scritto e cantato da Stevie.
L'accompagnamento è di strumentazione sinfonica ed elettronica arricchita dalla voce di Stevie che avvolge calorosamente per poi farsi più aspra e pungente. 

Durante gli anni '60, periodo in cui Stevie già militava per la Motown, la sua musica era più frenetica e grintosa, ma si è poi sempre più incentrata sul genere della ballad come confermano le uscite successive. 

Dal '71, anno in cui riuscì a godere di una maggiore libertà espressiva da parte della label di riferimento, Stevie Wonder rese il suo stile nettamente più esotico arricchendolo di tastiere elettroniche. Questa maturazione si evidenziò in alcuni LP come: “Music of My Mind” (1972), che conferma, per la prima volta, le ambizioni dell'artista introducendo una serie di sintetizzatori, "Talking book" e "Innervisions" che lo hanno incoronato re della black music. Infine arriviamo all'ultimo "puro" in questo senso; ovvero "Songs in The Key of Life" con 'Isn't She Lovely'.
Inutile concludere ricordando l'impatto che Stevie Wonder ha avuto e ha su generazioni e generazioni di musicisti.
 
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