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“The Moon Tribe”, personale di Giuseppe Piccione tra cubismo sintetico e pop art

artisti costruttori di pace
Chiusura 31/07/2020
La mostra prende le mosse da una precedente esposizione intitolata “The Moon Face” (MOON, dicembre 2018 - gennaio 2019), nella quale l'artista rielaborava ritratti fotografici con procedimenti digitali o pittorici, creando un universo di visi inquietanti, angosciosi, onirici, sensuali, esotici e tribali.
“The Moon Tribe”, in particolare, esplora l'aspetto tribale del tema, ma lo fa con mezzi espressivi diversi, materiali riciclati per un'arte “sostenibile”.
Via Roma 112, Siracusa mappa
Inaugurazione 27/06/2020
Siracusa - Dal 27 giugno al 31 luglio l'Arte contemporanea torna protagonista al lounge bar MOON - Move Ortigia Out of Normality, in via Roma 112, con la personale “The Moon Tribe” di Giuseppe Piccione.

Artista visivo, versatile e completo, Piccione (Siracusa, 1967) comunica con installazioni, pittura, video arte, fotografia e tecniche digitali, sfuggendo a ogni classificazione di genere o di corrente. Il percorso espositivo comprende 12 opere e un'installazione a parete. Le opere sono state realizzate con tecniche miste su supporti riciclati (cartoncini, tele, ecc.).

La mostra prende le mosse da una precedente esposizione intitolata “The Moon Face” (MOON, dicembre 2018 - gennaio 2019), nella quale l'artista rielaborava ritratti fotografici con procedimenti digitali o pittorici, creando un universo di visi inquietanti, angosciosi, onirici, sensuali, esotici e tribali.
“The Moon Tribe”, in particolare, esplora l'aspetto tribale del tema, ma lo fa con mezzi espressivi diversi, materiali riciclati per un'arte “sostenibile”.

Nel testo critico che accompagna la mostra, Antonio Casciaro, sociologo, scrittore e docente di scienze sociali e teoria dell'immagine, scrive: «L'uso neo pop dei segni - graffiti trovati su materiali diversi, che fanno da supporto fisico alle opere, viene a essere fonte di ispirazione proprio perché già corrotti, già usati: imperfetto che ricerca l'imperfetto. È così che a partire da un occhio già pre-segnato da qualcun altro si innesta un volto, da una scritta già trovata su superfici di risulta si confeziona uno sfondo. Con le forti tinte e i vivaci colori che è possibile osservare in queste opere, però, la sofferenza, il dolore seguono un processo di purificazione e trasmutazione. Muovendosi in un mondo popolato di spiriti, Piccione non è interessato al processo fotografico fatto di luci, ombre e chiaroscuri, ma - ab origine - è alla ricerca di un mondo che non si può vedere a occhio nudo, nella realtà quotidiana, ma solo in un regno tribale (spirituale-aborigeno) in cui regna una fratellanza fatta di simili che cercano simili».

«Il significato dei forti colori delle maschere – conclude Casciaro - risiede nella simbiosi che gli uomini cercano con la natura che li circonda e con la necessità di trovare quel legame originario con un mondo diverso da quello immanente. Non a tutti è concesso indossarle ma solo a coloro che fanno del trascendente una metodologia alchemica fondata sulla limitazione e imperfezione della realtà quotidiana».

La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso il martedì, dalle ore 18,30 alle 23, nel rispetto delle norme anti-Covid. Un tour virtuale delle opere, inoltre, sarà disponibile sul profilo Instagram e sulla pagina Facebook dell'artista.
 
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