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CONTRASTO: I PRIMI LIBRI IN USCITA A SETTEMBRE 2020

PRIMI LIBRI IN USCITA A SETTEMBRE 2020

 

GIANNI BERENGO GARDIN, In parole povere

WILLIAM KLEIN, Painted contacts (nuova edizione)

MARGARET BOURKE-WHITE, Prima, donna

LORENZO MACCOTTA, MATTIA ZOPPELLARO, Alma Mater/A future history

 

IN PAROLE POVERE

GIANNI BERENGO GARDIN

Introduzione di Ferdinando Scianna

FORMATO: 16 x 22,4 cm
PAGINE: 208
FOTOGRAFIE: 78 in b/n
CONFEZIONE: cartonato telato
COLLANA: In Parole
PREZZO: 22,90 Euro

Il racconto biografico di un protagonista dei nostri anni.

I ricordi personali, gli incontri più importanti, i grandi reportage che hanno segnato la sua vita.

Carissimo Giuanin,
[…] adesso che l’ho finito, so […] che questo libro farà la delizia dei tantissimi
che amano le tue fotografie e attraverso la ricchezza umana di quelle fotografie
hanno imparato a conoscerti e amarti anche come persona.

Ferdinando Scianna (dall’Introduzione a In parole povere)


Contrasto pubblica In Parole povere. Un’autobiografia con immagini di Gianni Berengo Gardin a pochi giorni dal suo novantesimo compleanno (10 ottobre 2020). Il nuovo libro della collana In parole, narrato in prima persona e raccolto da Susanna Berengo Gardin, la figlia dell’autore che cura e gestisce il suo archivio, è introdotto da una Lettera all’amico Gianni, scritta da Ferdinando Scianna, e si conclude con una conversazione sulle fotografie fatte, e quelle da fare, tra Gianni Berengo Gardin e Roberto Koch.

Strutturato in dodici capitoli che danno conto della vita del grande maestro della fotografia, dall’infanzia a oggi, In parole povere rintraccia il filo del mestiere di fotografo che è anche una passione e lo dipana attraverso una vicenda biografica lunga, piena di incontri, di viaggi, di storie, di immagini colte e da cogliere. Piena, soprattutto, di quella sensibilità attenta al reale, alla società, alla gente che da sempre rappresenta il principale bagaglio di cui si deve dotare un fotografo di reportage. Il mondo di Berengo Gardin è il nostro mondo.

Dai natali a Santa Margherita Ligure “per caso”, come ama dire Berengo che si considera veneziano a tutti gli effetti, il fotografo racconta della sua famiglia, benestante e che gli assicura una educazione di tutto rispetto. Il lettore conosce così la storia del fallimento dell’albergo che i Berengo gestivano e il conseguente trasferimento a Roma nel pieno del fascismo, a cui fanno seguito lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la prigionia di sei anni del padre in India partito volontario. Anni in cui il piccolo e poi adolescente Gianni si forma in un’epoca cruciale della nostra storia. Si descrive come un “bastian contrario”, poco avvezzo alle regole, “orgoglioso e strafottente”. Dopo Roma, Venezia, con l’impiego nel negozio di famiglia che vendeva perle e vetri, le numerose letture, i film, l’avvicinamento al circolo fotografico La Gondola che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione di fotografo. E poi arrivano gli anni di Parigi, i tanti incontri, da Jean-Paul Sartre a Willy Ronis, e la scoperta folgorante della fotografia americana (Paul Strand, Ansel Adams, Eugene Smith e altri) a cui da quel momento guarderà con costanza. Matura così la scelta di fare della fotografia un lavoro, con tutte le difficoltà per affermarsi come fotografo poi superate dalle tante collaborazioni giornalistiche come con Il Mondo di Pannunzio e poi il trasferimento a Milano, il lavoro con il Touring Club Italiano, la collaborazione con l’Olivetti e i molti reportage di successo: Morire di classe, la collaborazione con Renzo Piano e il lavoro sugli zingari solo per citarne alcuni, fino alla preziosa documentazione/denuncia delle Grandi Navi da crociera Venezia, reportage acclamato a livello internazionale. Nel frattempo l’amore e il matrimonio con Caterina, la nascita dei due figli Susanna e Alberto. E, naturalmente, le mostre nei più importanti musei internazionali e i libri. Con oltre 250 pubblicazioni, Gianni Berengo Gardin è l’autore più prolifico in ambito fotografico.

Quello di Gianni Berengo Gardin è il racconto di una vita interamente dedicata alla fotografia con passione, rigore e dedizione, sempre fedele alla sua Leica: “se si è veramente fotografi si scatta sempre, anche senza rullino, anche senza macchina”. Ecco uno dei punti di forza della vita, della professione e del carattere di Gianni Berengo Gardin, tra i più sensibili, attenti e partecipi fotografi del nostro paese, che ha raccontato in modo unico la realtà italiana degli ultimi decenni.

 

Gianni Berengo Gardin è nato a Santa Margherita Ligure nel 1930. Dopo essersi trasferito a Milano si è dedicato principalmente alla fotografia di reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale. Nel 1995 ha vinto il Leica Oskar Barnack Award, nel 2008 il Lucie Award. Gianni Berengo Gardin ha pubblicato oltre 250 volumi e le sue opere sono state organizzate in molte importanti mostre internazionali. Tra i diversi libri, con Contrasto ha pubblicato: Gianni Berengo Gardin (2005), Il libro dei libri (2014), Manicomi (2015), Venezia e le grandi navi (2015), Vera fotografia (2016), La più gioconda veduta del mondo (2019). Le sue opere fanno parte delle collezioni di importanti musei e fondazioni. Il suo archivio e la sua produzione sono gestiti in esclusiva da Fondazione Forma per la Fotografia.


Painted contacts

WILLIAM KLEIN

 

 

FORMATO: 20.4x29
PAGINE: 140
FOTOGRAFIE: 69 a colori
CONFEZIONE: cartonato
PREZZO: 35 Euro

Una nuova edizione compatta delle foto del cuore di William Klein: i provini a contatto dipinti.

[…] quando ho iniziato a dipingere i provini a contatto, è stato un turbinio di tratti di pennello e di giubilo. Il giubilo della pittura mi ha ricordato la celebrazione dell’atto di scattare la foto. Per me fare una fotografia era una celebrazione anche fisica che mi dava una energia enorme.

William Klein

Contrasto pubblica la nuova edizione compatta del libro William Klein – Painted Contacts che presenta le foto del cuore di Klein: i provini a contatto dipinti. Queste immagini sono presentate ora in una scelta sorprendente e aggiornata con trenta fotografie in più rispetto al volume, uscito in una versione lussuosa, qualche anno fa.

Settanta fotografie del grande fotografo-artista americano ripercorrono la sua vita e la sua visione: opere in cui la commistione di pittura e fotografia trova espressione nel gesto dell’autore che sceglie, tra i vari provini a contatto, l’immagine da ingrandire e la contorna di segni grafici forti e unici.

Un foglio di provini a contatto contiene sei strisce di immagini, ognuna con 6 pose, per un totale di 36 fotografie scattate a un 125° di secondo. Queste frazioni di momenti rimangono lì, sulla carta, ed è all’autore che spetta il compito più complicato, per molti il vero gesto creativo: la scelta artistica.

Evidenziate con tratti di colore, forti tinte acriliche che ne sottolineano l’importanza, Klein ha saputo rendere le foto dei contatti dipinti, ingrandite a dismisura, dei veri pezzi unici, immagini che racchiudono il senso della visione di questo maestro della fotografia e insieme il gesto dell’artista, la sua concezione della vita come un flusso inarrestabile di immagini, suoni, rumore e danza.

Così, attraverso i contatti dipinti, Klein ha deciso di raccontare la sua vita, il suo sguardo sulla città (da New York a Roma, Parigi, Mosca e Tokyo), sull’universo della moda, sul cinema e sul mondo.

William Klein (New York, 1928) esordisce a Parigi come pittore e nel 1954 torna a New York per fotografare la sua città e realizzare il libro New York (1956). Negli anni ‘50 sarà a Roma, a cui dedicherà un secondo volume fotografico, e poi a Mosca, Tokyo, Parigi. Dalla fine degli anni ’50 alterna cinema e fotografia con lavori di finzione, immagini di moda, reportage. Contrasto ha pubblicato: William Klein. Retrospettiva, Roma+Klein, Parigi+Klein e William Klein. Il mondo a modo suo.

Prima, donna

Margaret Bourke-White

 

FORMATO: 24x30
PAGINE: 184
FOTOGRAFIE: 124
CONFEZIONE: cartonato
PREZZO: 35 euro

Il libro accompagna la mostra Prima donna. Margaret Bourke-White, a cura di Alessandra Mauro, che sarà a esposta a Palazzo Reale di Milano
dal 18 settembre 2020 al 7 febbraio 2021.


La prima, donna.
Sono sempre arrivata per prima.
Arrivare per primi, io l’ho fatto sempre.

Dal monologo di Concita De Gregorio

Contrasto pubblica “Prima, donna. Margaret Bourke-White”, il volume che ripercorre le vicende e il lavoro di una delle figure più rappresentative ed emblematiche del fotogiornalismo internazionale. Una donna che, con le sue immagini, le sue parole e tutta la sua vita, è stata in grado di creare un personaggio forte e invidiabile costruendo il mito attraente di se stessa.

"Se ti trovi a trecento metri di altezza, fingi che siano solo tre, rilassati e lavora con calma", era il motto di Margaret Bourke-White. Il libro pubblicato da Contrasto ne ripercorre i molti primati, raccontati lungo un doppio binario. Attraverso undici capitoli, che corrispondono ad altrettante fasi della vita della fotografa, la potenza delle immagini si accosta a quella della forte voce di Margaret Bourke-White. È infatti lei che, in prima persona, scrive e racconta il suo lavoro, le avventure vissute, le sfide vinte. Una scrittura visiva, che completa e arricchisce la storia di ogni sua memorabile fotografia.

A conclusione di questo percorso biografico, accanto al testo della curatrice del volume Alessandra Mauro, chiude il libro un monologo di Concita De Gregorio. Attraverso esso, come in un lungo flusso di coscienza, è sempre la voce di Margaret Bourke-White che mette il punto sulla propria storia per raccontare la sua ricerca della “misura del fuoco”, mostrando quella capacità visionaria e insieme narrativa in grado di comporre le “storie” fotografiche dense e folgoranti che sono arrivate fino a noi.

I fotografi vivono tutto molto velocemente; l’esperienza ci insegna ad affinare il più possibile la nostra abilità, ad afferrare al volo i tratti salienti, i punti forti di una situazione. Quel momento perfetto e denso di significato, essenziale da catturare, spesso è il più effimero e le possibilità di approfondimento sono rare. Scrivere un libro è il mio modo di digerire le esperienze che vivo.
Margaret Bourke-White

Pioniera dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White ha esplorato ogni aspetto della fotografia: dai suoi insoliti e visionari scatti industriali (realizzati senza timore arrampicandosi sulle colate di ferro delle acciaierie) fino alle grandi realizzazioni per le testate più importanti come Fortune e Life, dalla fotografia aerea alle cronache visive del secondo conflitto mondiale, passando per i ritratti toccanti di Stalin e Gandhi fino al Sud Africa dell’apartheid e ai problema razziali nel sud degli Stati Uniti. E ad un certo punto sarà Margaret Bourke-White stessa che accetta di porsi davanti e non dietro all’obiettivo, diventando a sua volta il soggetto di un reportage in cui il collega Alfred Eisenstadt documenta la lotta della fotografa contro il morbo di Parkinson, malattia che la porterà alla morte. Una battaglia in cui non avrà paura di mostrarsi debole e invecchiata, nonostante un’eleganza e un buon gusto a cui non rinuncerà mai, confermandosi ancora una volta la prima in tutto.

ALMA MATER/A FUTURE HISTORY

Fotografie di Lorenzo Maccotta e Mattia Zoppellaro


FORMATO: 28x24
PAGINE: 120
FOTOGRAFIE: 65 a colori
CONFEZIONE: rilegato in plancia cartonata
PREZZO: 49,90 Euro
LINGUA: inglese

Le immagini di un Ateneo volto verso il futuro.

Contrasto pubblica Alma Mater/A future history, il libro che racconta la storia dell'Università di Bologna attraverso un percorso fotografico, a cura di Lorenzo Maccotta e Mattia Zoppellaro, per gli spazi, gli edifici, gli ambienti e le persone che vivono ogni giorno i luoghi universitari, a Bologna e nei suoi Campus romagnoli.

Bologna, data 2020 Alma Mater/A future history, il titolo del volume in uscita per Contrasto, una ricca selezione di immagini che vuole raccontare l’Università più antica del mondo occidentale, l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, grazie alle fotografie di Lorenzo Maccotta e Mattia Zoppellaro.

Fondata nel 1088, l’Università di Bologna, ancora più che qualsiasi altro centro di istruzione, non è solo un semplice un istituto universitario: è un mondo, una modalità di vivere, un punto di incontro, di scambio, di elaborazione di idee.
In molte lingue moderne esiste una formula usata internazionalmente per identificare le università, le accademie; una semplice frase che ricorda e sottolinea l’eccellenza dello studio e che è diretta ed efficace: Alma Mater Studiorum, la madre nutrice degli studi. Questa stessa formula è anche il nome della più antica università del mondo, quella di Bologna: la sua stessa esistenza, quindi, il suo quotidiano e antico lavoro è insomma sinonimo di studio, di attività intellettuale.

“L’Alma Mater possiede alcune caratteristiche specifiche che solo pochi atenei italiani possono vantare. – afferma il Rettore Francesco Ubertini - Al centro di questa sua identità si trova il rapporto tra Storia e Memoria. A Bologna, per esempio, l’Ateneo si è progressivamente diffuso nel tessuto cittadino, lo ha innervato, lo ha addirittura plasmato. Oggi l’intera popolazione che costituisce l’Ateneo (docenti, studenti, personale) si muove spesso all’interno di spazi che sono il risultato di un processo storico antichissimo. La Storia della città diventa Storia dell’Ateneo. Ma anche la Storia dell’Ateneo che scorre nella Storia della città”.
Ed è proprio questa realtà viva che viene raccontata, in questa raccolta, attraverso gli scatti di Lorenzo Maccotta che ha dato risalto agli spazi interni, alle aule, all’antico complesso e ai diversi edifici dell’università, e quelli di Mattia Zoppellaro che ha invece catturato la bellezza degli ambienti e di chi li vive e li anima ogni giorno.
Antico e contemporaneo come pochi altri (qui ha insegnato, tra l’altro, Umberto Eco creando proprio in quelle aule un nuovo corso di studi, il primo Dipartimento Universitario dedicato alla Musica e allo Spettacolo, il DAMS), il mondo dell’università di Bologna è fatto di volti, di storie, di luoghi, di aule. Di antichi portici e di computer contemporanei.

Come sottolinea Claudio Marra, docente di Storia dell’Arte contemporanea Unibo, che ha curato l’introduzione della raccolta fotografica, “il libro è un progetto affidato a due giovani autori italiani, Lorenzo Maccotta e Mattia Zoppellaro non troppo lontani, per sensibilità e cultura, dagli studenti che oggi vivono e operano in questi spazi. Lorenzo e Mattia hanno esplorato con attenzione e stupore questi luoghi, quelli della storia e quelli del futuro; si sono spostati tra Bologna e i campus della Romagna, sono entrati in biblioteche affollate di libri e in aule dominate da schermi, si sono mescolati agli studenti negli atri, nei corridoi, fra le arcate di magnifici chiostri densi di richiami storici e negli spazi rarefatti di laboratori occupati da tecnologie futuribili, hanno salito scaloni maestosi impreziositi da suggestive sculture e da affreschi sublimi, per poi attraversare, con analogo incanto, ambienti disegnati da imponenti strutture di vetro e acciaio”.

Lorenzo Maccotta dopo la laurea in Filosofia, frequenta la Scuola Romana di Fotografia e inizia la sua attività di fotografo. I primi lavori vertono sul tema dell’immigrazione e partecipa a una serie di missioni di Medici Senza Frontiere-Italia. In seguito orienta il suo lavoro verso una ricerca personale rimanendo sempre aderente ai temi della contemporaneità. I suoi lavori sono stati esposti in contesti museali e pubblicati sulle maggiori testate e siti web nazionali ed internazionali. Nel 2017 un estratto del lavoro How far_stories from the Internet è stato premiato al Sony World Photography Awards nella categoria Contemporary Issue.

Mattia Zoppellaro studia fotografia a Milano dal 1997 al 2000 e nel 2003, dopo la collaborazione con il dipartimento di Fotografia di Fabrica, si trasferisce in Inghilterra dove collabora con riviste e etichette musicali. Realizza vari progetti personali, dal reportage sociale a quello di costume o sui movimenti giovanili. Pubblica regolarmente su riviste come Rolling Stone, Sunday Times Magazine, El Pais Semanal, L’Espresso, D La Repubblica, Io Donna, Sportweek e Vanity Fair. Ha pubblicato nel 2017 il libro Appleby con Contrasto.

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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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