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Milano, polo d’attrazione internazionale per l’arte contemporanea

pooQuali sono le caratteristiche, le idee, i linguaggi, le aspirazioni della comunità di artisti, provenienti da tutti i continenti, che opera e vive nella nostra città? E’ necessario chiederselo per poter fornire le giuste risposte ai problemi che questo fenomeno solleva, se vogliamo che Milano, anche nell’ambito dell’arte contemporanea, diventi davvero una metropoli con i crismi dell’internazionalità. A maggior ragione adesso che siamo ormai prossimi all’evento più atteso, quell’Expo universale che proietterà la nostra città al centro dell’attenzione mondiale. Al Padiglione d’Arte Contemporanea si è tenuta la conferenza “Arte contemporanea e Interculturalità a Milano” che è stata l’occasione per presentare diversi interessanti progetti su questi temi, come il M-WAM Milano World Arts Map, social network degli artisti stranieri che vivono e operano nella nostra città, e il Contest Milano Città Mondo, un concorso rivolto agli artisti italiani emergenti e internazionali che ha per tema proprio la nostra città e ha visto la partecipazione di 166 opere. Con l’occasione si è ribadita l’importanza di riservare all’arte contemporanea diversi spazi come lo stesso PAC, la Fabbrica del Vapore e il nuovo Museo delle Culture, ognuno con diverse logiche di riferimento. Il Padiglione d’Arte Contemporanea per dare risalto al senso di multiculturalità e multidisciplinarietà dell’arte, al di fuori delle logiche di mercato. La Fabbrica del Vapore nel ruolo di incubatore di esperienze nuove, luogo di sperimentazione e di facilitazione delle relazioni tra i diversi interlocutori. Il Museo delle Culture dove accanto alle arti visive si darà particolare attenzione ad aspetti storici, etnoculturali, oltre ché ad attività di laboratorio e di restauro. Interessante e stimolante la ricerca condotta da Astarea e presentata dal suo Presidente, Laura Cantoni. Il campione era composto da 15 artisti provenienti da diverse parti del mondo. L’approccio di tipo qualitativo, attraverso interviste personali, ha consentito una analisi approfondita dei problemi che riguardano gli artisti stranieri che operano nella nostra città e le loro esigenze. Milano in genere viene scelta dagli artisti perché, al contrario di Firenze, Roma, Venezia, ecc., non è considerata una “città-museo” dove l’arte è più fruita che realizzata. Milano ha fama di essere città dinamica, evoluta e anche più vivibile rispetto ad altre megalopoli.polo Mancano però punti di riferimento (quartieri o luoghi di ritrovo) per favorire uno scambio culturale che favorisca una progettualità comune. Questo anche per atteggiamenti individualistici degli stessi artisti e per la mancanza di comunicazioni sistematiche in grado di rendere le interconnessioni più efficaci. La nostra città è considerata ricca di grandi testimonianze artistiche e culturali diverse, non sempre però opportunamente comunicate e valorizzate. Altre criticità riguardano la scarsa cura del tessuto urbano, il deficit organizzativo e l’eccessiva burocrazia. Si lamentano anche atteggiamenti discriminatori e non inclusivi nei confronti degli stranieri. Milano viene vista più come un incubatore di creatività, un luogo di transito piuttosto ch un posto in cui fermarsi per consolidare un rapporto stabile e realizzare i propri progetti artistici. Milano sa fornire uno stimolo forte a livello personale e professionale a chi ci vive e offre apprezzate strutture educative, come l’Accademia di Brera, che sono in grado di far emergere le singole potenzialità espressive degli artisti. Anche se non mancano difficoltà di percorso che molto spesso non favoriscono un rapporto permanente con la città. Rivolgiamo a Laura Cantoni alcune domande. Quali i suggerimenti degli artisti per migliorare la qualità di vita nella nostra città?  Anzitutto una maggiore disponibilità di spazi espositivi (ad esempio con il recupero di edifici abbandonati), apertura di spazi istituzionali prestigiosi o creazione di luoghi e occasioni di incontro, per scambi interculturali e interdisciplinari, e soprattutto un potenziamento dell’informazione con la creazione di strutture o piattaforme in grado di incrociare offerta e domanda di arte contemporanea, come appunto il M-WAM. Cosa può fare Milano per sviluppare il rapporto con gli artisti internazionali che ospita? Chi ha risposto alla ricerca rifiuta qualsiasi forma di assistenzialismo, ma richiede piuttosto collaborazioni, spazi espositivi in cambio di opere, maggiore attenzione alla meritocrazia. In sintesi, gli artisti stranieri a Milano chiedono alla città di cambiare un po’ la mentalità. L’artista non deve essere considerato un soggetto improduttivo, dal momento che l’arte è un bene inestimabile nel processo di arricchimento intellettuale, emotivo, sociale; e per questo motivo si devono offrire maggiori opportunità ai potenziali talenti, più spazi ai nuovi linguaggi espressivi, superando la logica delle “artistar”. Artisti di tutto il mondo (operanti a Milano) unitevi! Il progetto M-WAM. Milano World Arts Map (www.m-warm.org), fondato da Francesco Moneta e Ana Pedroso, è una mappa in via di realizzazione degli artisti internazionali che vivono a Milano, che presenta i loro lavori, gli atelier dove operano, per favorire il dialogo, l’interazione con altri artisti e con la città intera e le sue istituzioni. Da questa idea, sono pronti a partire, non appena trovati gli sponsor giusti, altri progetti come il WAM Atelier, il WAM Café, il secondo round del Contest Milano Città Mondo e il V-WAM, con l’arrivo a Venezia dove si tiene la Biennale d’Arte. Questi gli artisti presenti ad oggi: Pedro Fiol (Cuba), Richard Gabriel (Filippine), Liana Ghukasyan (Armenia), Kikoko (Togo), Giovanni Manzoni Piazzalunga (Bolivia), Florencia Martinez (Argentina), Shuhei Matsuyama (Giappone), Tomoko Nagao (Giappone), Mahmoud Saleh Mohammadi (Iran), Jelena Vasiljev (Serbia). Il Contest creativo Internazionale “Milano Città Mondo”, a cura di Chiara Canali, ha per soggetto proprio la nostra città vista dagli occhi dei vari artisti di ogni nazionalità che la abitano e secondo i peculiari linguaggi utilizzati da ognuno di loro, interpretata secondo i simboli e le icone che la caratterizzano e vissuta come luogo di sviluppo interculturale. I 50 finalisti esporranno in una mostra collettiva alla Fabbrica del Vapore dal 25 marzo al 6 aprile. La Giuria, composta da esperti del settore, decreterà in seguito i tre artisti vincitori. Ugo Perugini
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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