di Stefano Pariani

Novecentogalleria fotografica Pellizza da Volpedo, Morbelli, Carrà. Quante volte abbiamo sentito i nomi di questi artisti così importanti per lo sviluppo dell'arte italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento? Sicuramente tante, ma forse non tutti sanno che sono accomunati da un'identica radice geografica: la provenienza dal territorio alessandrino. E' a loro che la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria dedica una mostra al piano terra di Palatium Vetus ad Alessandria, che intende mettere in luce opere, una settantina, fino ad ora rimaste nel caveau e solo occasionalmente esposte in mostre e rassegne in giro per l'Italia. Seguendo un ordine cronologico e non tematico, la mostra ci conduce lungo un itinerario suddiviso per singoli artisti . Tra i primi s'incontra Giovanni Migliara (1785-1837), la cui formazione come scenografo si ritrova nelle tele raffiguranti interni di grandi cattedrali e basiliche o negli scorci di chiostri. Il ben più noto Angelo Morbelli (1853-1919) è rappresentato soprattutto dalle sue celebri opere di stampo sociale che mostrano la vecchiaia all'interno del Pio Albergo Trivulzio di Milano. A metà strada tra pittura verista e nuova tecnica divisionista, sono presenti “Parlatorio del Pio Albergo Trivulzio” (1891), “Le vecchine” (1892), dagli straordinari effetti luministici, e “Refettorio del Pio Albergo Trivulzio” (1903), tutti improntati ad un profondo rispetto per la dignità umana. Influenzato da Morbelli e a lui legato da amicizia, Pellizza da Volpedo (1878 – 1907) porta a maturazione la tecnica divisionista e quell'idea di socialismo umanitario con il celeberrimo “Quarto stato” (1898-1901), di cui è presente in mostra un carboncino preparatorio che raffigura uno dei lavoratori in primo piano. Sono inoltre esposte opere in qualche modo minori, ma sempre e comunque suggestive e legate all'amata campagna del suo territorio, come “Le ciliegie” (1888-89), con quei bambini che guardano quasi rapiti un piatto di rosse ciliegie sullo sfondo di luminoso lenzuolo bianco, “Vecchia nella stalla” (1904/05) e il poetico “Nubi di sera sul Curone” (1905/06). Allo scultore casalese Leonardo Bistolfi (1859-1933) è dedicata una sezione che mostra i suoi esordi nell'ambito scapigliato, con scene di vita quotidiana (le vivacissime “Lavandaie”, 1882-84), fino alla sua adesione ad un elegante simbolismo (la sensuale ed enigmatica “La bellezza liberata dalla materia”, 1906). Altro esponente illustre del panorama artistico alessandrino è Carlo Carrà (1881-1966), tra i fondatori del Futurismo (in mostra “Lacerba e bottiglia”, 1914) e soprattutto della pittura metafisica insieme a De Chirico. Il bellissimo “Madre e figlia” (1939), in un'atmosera sospesa e arcaica, rappresenta figure corpose e dalla plastica imponente e recupera stilemi vicini alla tradizione rinascimentale italiana. Una linea semplificata e paesaggi atemporali si ritrovano in Pietro Morando (1889-1990), a cui proprio Alessandria, sua città natale, aveva dedicato una mostra lo scorso anno. Morando non si legò mai ad una specifica corrente novecentesca, pur seguendo il rapido succedersi delle varie tendenze: con “La famiglia” (1928) e gli affreschi “San Francesco d'Assisi” e “Santa Caterina da Siena” (1937) pare guardare alla pittura italiana trecentesca, mentre successivamente opta per figure solide e dalle linee quasi geometriche, come ne “La fine della guerra” (1945) e soprattutto ne “Le tappe del viandante” (1948). Con questi ed altri artisti in mostra, tra cui Luigi Onetti, Angelo Barabino e Alberto Caffassi, emerge una sorta di tela di contributi e di rapporti di dare e avere che va a toccare alcune delle tendenze più importanti dell'arte italiana tra '800 e '900, dove il contributo del territorio alessandrino risulta particolarmente fervido e in taluni casi fondamentale. Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria Palatium Vetus dal 2 maggio al 26 luglio 2015 Ingresso gratuito

Alessandria, Piazza della Libertà, 28 www.fondazionecralessandria.it

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