di Clara Bartolini

expo(Prima parte)foto Su Expo è stato detto di tutto ma vorrei raccontare la mia esperienza. Un martedì di giugno, giornata ventilata, infrasettimanale, penso, con meno folla, decido di prendere il metrò e andare a Expo. Comodissimo. Prima di entrare, un bar per la prima colazione veloce, con servizi. Quando arrivo c’è una coda modesta, all’ingresso i metal detector, felice che controllino. Molti addetti pronti a dare qualunque genere d’informazione oltre a consegnare la piantina della manifestazione. Resto immediatamente abbagliata dal gruppo di enormi statue dal nome “ Il Popolo del cibo” realizzate dallo scenografo premio Nobel Dante Ferretti. Hanno fatto prima il giro del modo. Ispirate alle opere dell’artista milanese Arcimboldo le otto statue rappresentano il vino, il pesce, la frutta, il pane, il formaggio, la carne nello stile tipico e ironico dell’artista. Come inizio non c’è male. Inizio con il padiglione Zero si trova di fronte all’ingresso. Divinus Halitus Terrae, curato da Davide Rampello e progettato da Michele De lucchi racconta la storia alimentare dell’uomo dal passato al futuro possibile, è legato al tema delle Nazioni Unite “Sfida fame zero”. Da atmosfere e oggetti antichi si passa per diversi spazi davvero emozionanti. Da un’antica biblioteca a un enorme albero che fora il soffitto, da una sala dei semi a quella degli animali domestici. All’aperto, un tavolo composto di 19 elementi e realizzato con un millenario legno della Nuova Zelanda, il Kauri, e le Briccole di Rovere delle palafitte veneziane, a comunicare che la condivisione del cibo unisce i popoli. Dalla visione degli sprechi del consumismo si passa ai filmati sui 18 progetti ecosostenibili premiati tra i molti proposti all’Esposizione Universale. Esco dal padiglione pervasa da un senso di benessere e decisamente emozionata. Scenografie magnifiche e veramente efficaci. Decido di guardarmi intorno e vedere cosa mi suggerisce la piantina. Mi accorgo che lungo il Decumano sono disseminati simpatici carrettini con gelati, bibite, birre. Molti bar dietro ai quali sono servizi con tanto di fasciatoi per i bambini e zone gioco. Tavolini all’ombra, sedute un po’ ovunque comprese delle moderne chaise longue colorate in materiali sintetici. Quando sarò stanca, non avrò che da scegliere. Al centro del Decumano si dispiegano per tutta la lunghezza, i colossali banchetti del mercato realizzati in carta pesta, altra magnifica opera di Dante Ferretti. Decido di cominciare dal fondo la mia visita e sperimento l’autobus che gira intorno all’Esposizione. Un ottimo servizio. Le mie informazioni mi portano al padiglione Giappone. E’ stato realizzato da uno dei più famosi architetti del paese, Atsushi Kitagawara. expoLa “Diversità Armoniosa” è il titolo del progetto e il padiglione è uno dei più grandi. Entro in una prima sala dove proiettano dei grandi disegni dal magnifico e inconfondibile stile nipponico e ammiro immediatamente una parete dove si materializzano disegni come sorti da un pennello invisibile. Proseguo nelle affascinanti sale fino a quella, dove si proiettano personaggi negli antichi costumi tipici, passo ai mappamondi ruotabili che illuminano le problematiche dei vari paesi e le varie possibilità. Ne esco capendo che questa visita all’Esposizione Universale mi elettrizza e penso che possa elettrizzare qualunque visitatore arrivi senza prevenzioni. Proseguo per il padiglione Russia, stupefacente la forma con giardini pensili sospesi, un baldacchino di 30 metri dal quale si gode una superba vista su Expo. Casualmente è l’ora (capita diverse volte al giorno) nella quale offrono Vodka e un assaggio di ottimo caviale. Mi metto in fila (breve) e ne approfitto. Il tema svolto “Crescere per il mondo. Coltivare il futuro” mostra il ruolo della Russia con i suoi scienziati, le sue evolute tecnologie per la sicurezza alimentare e lo sviluppo dell’agricoltura: clima accogliente e ospitale. Inebriata, ho voglia di vedere il padiglione Italia, salto tutto e arrivo al “Nido del futuro” che vuole mostrare non solo il passato con tutte le sue ricchezze artistiche, naturalistiche, alimentari, enologiche ma anche essere piattaforma per le “potenze italiane”, per questo firmo anche la “carta di Milano”. Da non perdere la visita al primo piano dove dal pavimento al soffitto senza interruzione nello scorrere, si è “immersi nelle bellezze italiane” architettoniche, artistiche, paesaggistiche e naturalistiche. Ne sono uscita felice di essere italiana.


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