di Stefano Pariani

tortonagalleria fotografica E' tempo di vacanze e forse alcuni andranno a passare i prossimi giorni nel Ponente ligure o nella vicina Costa Azzurra: ecco allora una meta da non perdere assolutamente per chi si trova da quelle parti. La chiamano la piccola cappella sistina delle Alpi Marittime, Notre Dame des Fontaines, una piccola chiesa immersa in un bosco silenzioso, poco fuori dall'abitato di Briga, in Francia, un territorio un tempo italiano situato tra Liguria e Piemonte. Raggiungerla da Ventimiglia è facile: si risale il corso del fiume Roya e si attraversa la cosiddetta Valle delle Meraviglie, denominata così non a caso, visto il susseguirsi di paesini arroccati, cascate e strapiombi mozzafiato. Lo scenario passa poco a poco da quello marittimo a quello montano.

Pare che un tempo, dove attualmente sorge Notre Dame des Fontaine, vi fosse un tempio pagano eretto in una zona ricca di sorgenti benefiche, trasformato successivamente in edificio di culto dedicato alla Vergine tra il II e III secolo. Secondo una leggenda, in epoca medievale le sorgenti si prosciugarono tutte, lasciando la campagna di Briga senza acqua; gli abitanti del luogo allora fecero voto di erigere una cappella in onore della Madonna se l'acqua fosse tornata a sgorgare. Così accadde e la cappella venne costruita. Tutto ciò dovette avvenire prima del 1375, anno in cui si ha la prima menzione dell'edificio sacro. L'esterno, alquanto semplice e frutto di rimaneggiamenti successivi, dà l'idea di una chiesetta campestre luogo di pellegrinaggio locale, mentre l'interno è straordinariamente ricco di affreschi in ottimo stato di conservazione. I dipinti risalgono al XV secolo e sono opera di Giovanni Canavesio, pittore piemontese attivo tra Piemonte e Liguria, di cui si hanno notevoli testimonianze anche a Pigna, Triora e Taggia, e di Giovanni Baleison, suo occasionale collaboratore. Il ciclo di maggior interesse è quello che decora le pareti della navata unica con scene tratte dalla “Passione di Cristo” e l'affresco della controfacciata, realizzati dal Canavesio nel 1492. Lo stile è ancora tardogotico e non aggiornato rispetto alle novità rinascimentali e parla un linguaggio con accenti transalpini, nordici, a tratti espressionistici. Le immagini e le scene sono semplici e dirette, evidentemente rivolte ai fedeli del tempo, spesso analfabeti e bisognosi di essere istruiti tramite immagini, e sono inserite in contesti paesaggistici o in particolareggiate architetture. Le figure si muovono con scioltezza, sono dotate di vivacità narrativa e dialogano col paesaggio; ogni riquadro è interamente dipinto e sembrano non esserci spazi vuoti. Tra le varie scene salta all'occhio “Il tradimento di Giuda”, inserito in un edificio con colonne e volte e dotato di una narrazione quasi fumettistica: Giuda, dal volto pungente, stringe le mani ai congiurati e poi conta scrupolosamente i denari su di un banco di legno con un uomo a fianco che aguzza la vista sistemandosi gli occhiali. Altri riquadri mostrano il concitato “Arresto di Gesù”, la “Flagellazione”, con un torturatore in abiti rinascimentali che sembra quasi compiere una nervosa danza, lo sforzo di “Gesù che porta la croce”. Un impressionante “Giuda impiccato”, volto orrorifico e lingua penzoloni, è il protagonista di una scena macabra: dal corpo sventrato del traditore, tra organi e interiora fuoriuscenti, un demonio dalle forme di grifone strappa via l'anima di Giuda. Non a caso il Canavesio affianca a questo riquadro la grandiosa “Crocefissione”, strutturata in verticale su più piani vivacemente “narrati”: il traditore, polo negativo, fa una brutta fine, accentuata ai massimi livelli, mentre Cristo, polo positivo, col suo sangue salva l'umanità e si appresta alla risurrezione. Ma c'è una scena che su tutte merita di essere considerata, perchè ha una curiosissima particolarità che si lega alla storia locale: si tratta del riquadro con “Gesù davanti a Pilato”. L'episodio è ambientato all'interno di un ricco palazzo rappresentato di scorcio con una prospettiva elementare, i soldati sulla sinistra, abbigliati alla moda del tempo, parlano vivacemente tra di loro con un intreccio di gesti e sguardi, mentre sulla destra Cristo è al cospetto di un Erode con copricapo orientale e preziosa veste con ermellino. Accanto a lui c'è una giovane donna dai capelli biondi, elegantemente vestita alla moda rinascimentale, che sembra non appartenere al racconto biblico. Di chi si tratta dunque? La giovane in questione, che volge il suo sguardo a Pilato, indicando con la mano Cristo, sarebbe Margherita del Carretto, moglie di Onorato I Lascaris, conte di Tenda e Ventimiglia, importante figura nella storia di Provenza e Ponente ligure nel XV secolo. Per le sue ambiziose mire espansionistiche Onorato cadde vittima di una congiura nel 1474 ad opera del vescovo di Ginevra, Giovanni Ludovico di Savoia, e di Pietrino e Bartolomeo, signori di Briga, nonché cugini di Margherita. La combattiva vedova volle vendetta e fece saccheggiare Briga e privare i due cugini di tutti i loro beni. Uno di essi, Pietrino, fu anche imprigionato e torturato per anni. Margherita, non contenta, chiese anche un'ingente somma per il riscatto e quando i Brigaschi, dopo varie peripezie, riuscirono a mettere insieme l'esorbitante cifra, Margherita con un colpo di scena mise in libertà il cugino e rinunciò ai soldi. Cos'era successo? Il parroco di Briga era intervenuto presso Margherita, ottenendo non solo clemenza per il cugino, ma anche che i soldi per il riscatto andassero a beneficio della collegiata di Briga e di Notre Dame des Fontaines, per la decorazione della navata. Si arriva così alla realizzazione del ciclo del Canavesio, dove gli affreschi della Passione di Cristo possono, a questo punto, essere letti anche come il tradimento e la congiura ai danni di Onorato I Lascaris. La controfacciata è interamente decorata con un sontuoso “Giudizio universale”, un tripudio di Santi, beati, dannati e creature raccapriccianti e mostruose. Al centro è Cristo giudice in gloria, circondato da Santi e Apostoli, mentre i due lati della parete si dividono tra una folla composita di Santi (notevole il gruppo di Sante, tra cui Caterina d'Alessandria, che fuoriescono da un castello turrito) e di giusti ed una massa di sanguinanti dannati, torturati e divorati da orripilanti creature. In basso a sinistra, dove attorno all'albero della vita si avvolge un serpente con il volto di Eva, un cartiglio riporta le parole “Erit recordatio” (“Vi sarà il ricordo”) e, ripercorrendo la storia locale, il pensiero va subito ai fatti di sangue che hanno macchiato quella zona secoli fa e di cui la piccola chiesa di Notre Dame des Fontaines con i suoi affreschi è ancor oggi testimone in una parte recondita e silenziosa della valle.


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