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L’Arte Contemporanea, un manichino senza anima?

di Ugo Perugini

manichinoSi è aperta a Modena la mostra “Il manichino della storia. L’arte dopo le costruzioni della critica e della cultura”. Riconosciamolo, il concetto che sta dietro a questo titolo non è di immediata comprensione. L’idea del manichino è venuta al curatore della mostra, Richard Milazzo, che ha voluto riferirsi all’immagine di un famoso quadro di Goya “Il manichino di paglia (el pelele)” (1791­92), un fantoccio lanciato qua e là per aria su un lenzuolo da quattro ragazze durante una festa popolare. Tentiamo, allora, di semplificare il concetto. L’arte (quella contemporanea) è come un manichino, che dovrebbe rappresentare l’uomo e che viene manipolato in mille modi dalle diverse sovrastrutture sociali, economiche, culturali.

Sballottato su e giù senza troppo riguardo, condizionato e allo stesso tempo esposto (forse sovraesposto) come oggetto di uno spettacolo, spesso contraddittorio se non grottesco, resta alle balie degli interessi più vari e, talora, anche meno nobili. Tanto che oggi è frequente smarrirci e chiederci cosa sia in realtà diventata l’arte contemporanea. Qualche risposta, per fortuna positiva, ci arriva proprio dalla mostra stessa, che rimarrà visitabile fino al 31 gennaio 2016, al MaTa, acronimo per Manifattura Tabacchi, un complesso architettonico recuperato e diventato un grande spazio dedicato alla cultura. Spazio che già all’esterno si presenta molto ricco visto che nella piazza, che ricorda dechirichiane atmosfere, ed è sovrastata dallo slanciatissimo camino, troneggia il “Cavallo di Modena”, opera di Mimmo Paladino; più avanti la fontana “L’idolo della voglia” di Enzo Cucchi, carica di simbologie femminili, e, proprio vicino all’ingresso, la scultura “Solitario” di Sandro Chia. All’interno dell’edificio dell’ex Manifattura sono presenti complessivamente 90 opere, tra dipinti, sculture, fotografie e istallazioni di 48 artisti realizzate negli ultimi anni a partire dal 1980. Tra gli autori, Jean­Michel Basquiat, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Alex Katz, Mario Schifano e altri a livello nazionale e internazionale. Questa Mostra anticipa il Festival della Filosofia che si aprirà nei prossimi giorni a Modena, Carpi e Sassuolo. Come anteprima di questo avvenimento, ci sembra importante segnalare una riflessione di Francois Hartog, al quale sarà affidata la presentazione della manifestazione. Il filosofo si soffermerà sul fatto che oggi siamo di fronte a un nuovo regime di temporalità che lui definisce “presentismo”, quasi in contrasto con il “futurismo”. Oggi, gli eventi si succedono in modo così rapido e repentino che siamo costretti a reagire in tempo reale (ma sarà proprio reale questo tempo?), cancellando qualsiasi distanza storica e senza più essere in grado di programmare il futuro. Nell’arte succede un po’ la stessa cosa: le etichette artistiche servono per fermare il tempo, far durare più a lungo certi fenomeni, ma questa rincorsa continua alla fine tende a far smarrire qualsiasi senso di continuità e di prospettiva. Ma non lasciamoci prendere dallo sconforto. Se per l’arte l’uomo è un manichino con l’abito strappato e in preda a grandi convulsioni, gli restano la sua forza interiore, le energie mentali e morali per ritrovare, se lo vuole, il suo equilibrio e ricucire lo strappo... MaTa Manifattura Tabacchi Modena ­ Il manichino della storia Modena ­ Via della Manifattura Tabacchi, 83 18 settembre 2015 – 31 gennaio 2016 Ingresso 5,00 euro intero (gratuito per i tre giorni del Festival della filosofia 18,19,20 settembre)

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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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