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Giovanni Cerri - Headscapes

Cerri Chiusura 11/11/2018
Una selezione di opere recenti (2013 – 2018) dell’artista milanese illustra il suo più recente percorso. In mostra infatti saranno esposte alcune opere che hanno per tema il degrado e lo sfregio alla classicità, immagini che caratterizzano il lavoro dell’artista da alcuni anni.
Vicolo del Freschetto, 22 – Intra (VB) mappa
Inaugurazione 06/10/2018
Una selezione di opere recenti (2013 – 2018) dell’artista milanese illustra il suo più recente percorso. In mostra infatti saranno esposte alcune opere che hanno per tema il degrado e lo sfregio alla classicità, immagini che caratterizzano il lavoro dell’artista da alcuni anni: il sito archeologico abbandonato e fatiscente, vandalizzato, come metafora di una perdita di identità e di periferia ormai tanto estesa da essere mondiale nella sua trasversalità di luoghi e significati. La bellezza e i suoi canoni estetici vengono così “corrosi”, consumati dal tempo implacabile e dal segno graffiante e caustico del disagio contemporaneo. Due grandi quadri riguardano invece la città di Milano, sulle cui interpretazioni d’immagini l’artista indaga da alcuni anni, in seguito al ciclo (“Milano ieri e oggi”) svolto nel 2015 in occasione di Expo Milano: una “Piazza del Duomo” con la cattedrale gotica che campeggia a testimonianza della grande storia del capoluogo lombardo e “Milano Porta Nuova”, il nuovo sky line che caratterizza la città nella nostra epoca. Per questa mostra poi Giovanni Cerri ha realizzato due opere che omaggiano il territorio del Verbano: una veduta di Pallanza, dove accanto al centro storico campeggia il nuovo teatro di Verbania “II Maggiore” progettato dall’architetto spagnolo Salvador Arroyo e recentemente inaugurato, e il quado “Il cigno”, dedicato all’ elegante, romantica ed evocativa presenza che spesso capita di vedere sulle acque lacustri.

Giovanni Cerri ha iniziato ad esporre nel 1987 e da allora ha tenuto mostre in Italia e all’estero (Bolivia, Canada, Cina, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Romania, Turchia, USA).
Da sempre attratto dal territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell’indagine tematica dell’archeologia industriale, con raffigurazioni di fabbriche dismesse, aree abbandonate e relitti di edifici al confine tra città e hinterland.
Dal 2001 al 2009, con il ciclo delle «città fantasma», ha lavorato dipingendo sulla carta di quotidiano. Un supporto che – attraverso alcuni frammenti di scritte – raccontava la nostra contemporaneità, come una sorta di cronaca affiorante dalla materia pittorica. Nel 2006, con questa tecnica, ha rivisitato in sedici quadri alcuni celebri volti della Cappella Sistina e del Giudizio Universale di Michelangelo per una mostra alla Galleria Blanchaert di Milano e successivamente è stato invitato dal curatore Philippe Daverio al Premio Michetti a Francavilla al Mare. Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra «I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione». Nel 2009 realizza il grande trittico dal titolo «Gomorra, l’altro Eden», ispirato al best-seller di Roberto Saviano. In questi anni, diversi suoi cataloghi sono stati accompagnati dai testi dell’amico scrittore Raul Montanari. Nel 2010 è tornato alla pittura su tela, presentando nell’ambito del Premio «Riprogettare l’archeologia», un altro grande trittico dal titolo «Habitat» alla Triennale Design Museum di Milano. Nel 2011, invitato dal curatore Vittorio Sgarbi, espone al Padiglione Italia Regione Lombardia alla 54° Biennale di Venezia e successivamente alla mostra “Artisti per Noto. L’ombra del divino nell’arte contemporanea” a Palazzo Grimani a Venezia. Nel 2014 il ciclo di opere “The great country” viene esposto all'Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, all'Istituto Italiano di Cultura di Colonia e al Museo Riva 1920 di Cantù, la mostra è presentata in catalogo da Flaminio Gualdoni. Nel 2015 la mostra “Milano ieri e oggi” viene esposta all’Unione del Commercio a Palazzo Bovara a Milano, alla Cortina Arte a Milano, alla Galleria Palmieri di Busto Arsizio e all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Una sua opera è presente nella collezione del Museo della Permanente a Milano.
L'artista vive e lavora a Milano.

L’inaugurazione avrà luogo sabato 6 ottobre 2018 alle ore 18.00 e la mostra proseguirà fino all’ 11 novembre con il seguente orario:

mercoledì 15.30 – 19.30
Da giovedì a sabato 10.00 - 12.00 / 15.30 – 19.30
domenica 15.30 – 19.30

 
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Andrea Pellicani: Design, Arte e Sostenibilità

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Arturo Bosetti: la profondità della luce

a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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