Santa Maria Castellodi Stefano Pariani
Città avvolta dalla fitta nebbia nei mesi freddi e celebre per il cappello Borsalino, divenuto simbolo di eleganza nella storia del costume italiano, Alessandria lega in qualche modo il suo nome nell'immaginario collettivo a questi due elementi, che si aggiungono alla ben nota riservatezza dei suoi abitanti, laboriosi e legati alle tradizioni.
via Santa Maria di Castello, Alessandria mappa
 
 
Leggi tutto: Santa Maria di Castello: l'antico cuore di Alessandria e il miracolo di una Madonna prodigiosa

adorazionedi Stefano Pariani
In periodi di festività come questo assume un particolare rilievo la sovrapporta raffigurante l'”Adorazione dei Magi” in via Orefici, in pieno centro storico, una zona dove già nel Duecento era testimoniata l'attività della corporazione dei fabbri orafi. Si tratta di un'opera dalla straordinaria vena narrativa e di preziosa cultura figurativa, realizzata attorno al 1460 probabilmente da Giovanni Gagini, membro di una prolifica famiglia di scultori d'origine lombarda.
Via Orefici - Genova mappa
Leggi tutto: Genova: l'incanto di un presepe in marmo del '400

di Stefano Pariani
guastalla Nei giorni d'estate come questi, trovare una piccola oasi di riposo nel caos e nella calura cittadina pare quasi una benedizione. Milano, è cosa risaputa, spesso nasconde meraviglie all'interno di cortili o in angoli poco visibili ai più: rientrano in questa “categoria di nicchia” i giardini della Guastalla, affacciati su via Francesco Sforza, di fronte all'Università Statale e compresi tra l'Ospedale Maggiore e Palazzo Sormani.
 

Leggi tutto: Il fascino senza tempo dei Giardini della Guastalla

di Stefano ParianiPariani
Non di rado il termine “stupore” si associa ad un'opera d'arte. Stupore per un intenso ritratto, per la raffinatezza di un polittico, per la facciata di un edificio, per la magnificenza e la storia di un sito. Spesso capita di stupirsi entrando in una chiesa per la sua architettura, i suoi affreschi e i suoi arredi. A Piacenza c'è un motivo in più per stupirsi e questa volta non si tratta di un edificio in evidenza dal punto di vista turistico, come potrebbero essere il Duomo o Palazzo Gotico, punti saldi della città emiliana.
Si tratta della Chiesa di San Savino, che può addirittura passare inosservata, quasi nascosta dagli alberi antistanti e chiusa dietro la sua facciata settecentesca a tre ampli archi porticati, che la fa vagamente somigliare ad una elegante villa. Chi entra si aspetterebbe di trovare, di conseguenza, una ricca chiesa barocca con preziosi stucchi e decorazioni dorate e invece la sorpresa sta proprio nell'imbattersi in un antico e solenne edificio medievale. E non di scarso rilievo.
Leggi tutto: San Savino a Piacenza e il mistero dei suoi mosaici

di Stefano Pariani

ParianiCorreva l'anno 1487 quando, secondo le cronache cittadine, in una stretta via di Lodi l'immagine trecentesca di una Madonna col Bambino, raffigurata all'esterno di una taverna-bordello, cominciò a lacrimare. Il fatto misterioso e straordinario era per molti chiaro: in quell'edificio avvenivano ogni giorno duelli, litigi e risse tra ubriachi e prostitute ed era ora di dare una svolta a quel posto malfamato. Pare che la Madonna stessa abbia pronunciato queste parole: “Cessino ormai tante liti e lascivie, e casa così impura sia alla mia pudicizia consacrata”. Le autorità cittadine si prodigarono subito per costruirle un tempio e la denominazione “civico”, che ancora mantiene, si spiega in quanto furono proprio le autorità laiche e i cittadini a promuoverne la costruzione. In quel periodo l'arte lombarda stava vivendo gli anni più intensi del suo Rinascimento e il tempio di Lodi ne è uno dei più importanti esempi. Come architetto fu chiamato Giovanni Battagio, lodigiano e allievo del Bramante, attivo anche nel cantiere di Santa Maria presso San Satiro a Milano.

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Leggi tutto: Il Tempio dell'Incoronata: uno scrigno rinascimentale a Lodi

di Stefano Pariani

Broletto PiacenzaSimbolo dell'epoca comunale e della vivace vita politica delle città medievali, il broletto (o palazzo comunale) è ancora oggi presente nelle piazze principali di alcune città, specie lombarde ed emiliane. Si ergeva spesso di fianco alla chiesa principale della città per indicare la stretta vicinanza tra sfera religiosa e laica. Piacenza ne conserva uno bellissimo che è giunto intatto fino a noi e che, grazie al contrasto tra il caldo colore del suo mattone e il bianco del marmo, è l'edificio più suggestivo di Piazza Cavalli, cuore della città emiliana, scenografico ampio spazio su cui si affacciano il Palazzo dei Governatori, il palazzo dei Mercanti e la chiesa di San Francesco.

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Leggi tutto: L'emblema nel cuore di Piacenza: il broletto

Duomo di Piacenzadi Stefano Pariani

C'è una fervida creatività che attraversa nel Medioevo le terre della bassa Lombardia e dell'Emilia e che ha dato i suoi più prestigiosi frutti nelle cattedrali romaniche. Ne sono noti esempi - solo per fare due nomi - il duomo di Parma e di Modena, che videro all'opera grandi architetti e scultori dell'arte romanica, come il maestro Lanfranco, Wiligelmo e Benedetto Antelami. Anche nel cuore di Piacenza, placidamente adagiata appena al di là del Po, all'ingresso del territorio emiliano, c'è un'antica cattedrale ricca di storia. In periodi come questo è tutta avvolta dalla nebbia che s'alza nelle tarde ore del pomeriggio e ovatta di silenzio la piazza in cui si erge. I documenti la vogliono costruita tra il 1122 e il 1233, in seguito ad un potente terremoto che devastò la zona nel 1117 e che fece crollare diversi edifici di Piacenza, tra cui la vecchia cattedrale di Santa Giustina.

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Leggi tutto: Il Duomo di Piacenza, custode di una storia millenaria

di Stefano Pariani

vecchie stazioni di milanoL'immagine del treno e della sua velocità, della sua lunga fila di carrozze che attraversa i più svariati panorami, hanno suggestionato quel fervido periodo di novità e progresso a cavallo tra XIX e XX secolo. Nel vecchio e nel nuovo mondo, dove hanno avuto forse più che altrove un'immagine quasi mitica negli scenari del west, il treno e la ferrovia significavano viaggi più comodi e veloci rispetto alle carrozze trainate da cavalli e la possibilità di raggiungere località più o meno lontane per lavoro o per svago. Con la ferrovia nacque di conseguenza anche la stazione, sorta di “luogo-non luogo” legato a partenze, arrivi, attese o semplicemente transiti.

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Leggi tutto: Quelle vecchie stazioni di Milano

di Stefano Pariani

Santa Maria - ParianiLa storia di Milano – le pagine di Ok Arte lo hanno evidenziato in varie occasioni - è anche storia di edifici e monumenti che hanno affrontato nel corso dei secoli vicende alterne, abbandoni, talvolta frutto di incuria dei beni artistici, talvolta semplicemente del corso degli eventi. Santa Maria della Pace (via San Barnaba 40) rientra nel novero delle chiese dal glorioso passato, che oggi vivono silenziosamente in disparte i nostri giorni dove tutto si avvicenda con rapidità.

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Leggi tutto: Sulle tracce di Santa Maria della Pace a Milano

di Stefano Pariani

libertygalleria fotografica La chiamavano Art Nouveau in Francia, Arte Floreale in Italia, Jugendstil in Germania, ma il nome che probabilmente a tutti è più famigliare per quell'arte che ha attraversato l'Europa a cavallo tra il XIX e il XX secolo è “stile Liberty”. Un'espressione artistica elegante e molto decorativa, che dall'architettura alla scultura, dalle vetrate agli arredi d'interni ha caratterizzato i brillanti e gioiosi anni della Belle Epoque.


Milano è senza dubbio una tappa importante del Liberty italiano; nei primi anni del Novecento la città era in piena espansione industriale e la borghesia si affermava, mostrando la propria influenza anche attraverso le eleganti dimore in cui risiedeva. Al pari di altre città europee - Parigi su tutte - anche Milano viveva i suoi anni spensierati e opulenti, poco prima degli avvenimenti bellici che avrebbero nel giro di qualche anno sconvolto l'Europa. In città sono disseminati in molte vie esempi più o meno notevoli di architettura liberty, ma Porta Venezia è probabilmente la zona che meglio di altre può vantare un elevato numero di palazzi liberty, tutti di una certa importanza.
Leggi tutto: Porta Venezia: breve itinerario nella Milano Liberty

di Stefano Pariani

galleria fotografica Ci sono vicende strane o perlomeno curiose che spesso segnano una città e la sua storia passata. Certamente lo è quella di san Giovanni in Conca a Milano, chiesa di antichissime origini che visse un periodo di splendore sotto i Visconti e che per varie ragioni fu più Giovanni in Conca Milanovolte rimaneggiata, dimenticata e infine smantellata. Quel che resta oggi è un desolato rudere della parte absidale in Piazza Missori che quasi funge da spartitraffico, realizzato in cotto e con due snelle monofore, una delle quali elegantemente strombata.

Leggi tutto: Chiesa di san Giovanni in Conca. Quel che resta del “gioiello dei Visconti

di Stefano Pariani

Chiesa San SepolcroE' finalmente tornata visitabile dopo 50 anni di chiusura e dopo i recenti restauri la cripta della chiesa di San Sepocro a Milano, luogo che si lega strettamente alla storia più antica della città meneghina. Entrarvi significa infatti mettere piede letteralmente su centinaia di anni e respirare un'atmosfera che ha quasi del surreale. Leonardo nel “Codex Atlanticus” realizzò una pianta a volo d'uccello di Milano ed indicava la chiesa come il vero centro della città, il punto dove anticamente, in epoca romana, si trovava l'incrocio tra il Cardo e il Decumano; si è dunque nel cuore della città, luogo non solo fisico, ma anche simbolico.

Leggi tutto: Milano ritrova la cripta della chiesa di san Sepolcro

di Stefano Pariani

ortica“Faceva il palo nella banda dell'Ortica, faceva il palo perchè l'era il so mestè”. Così cantava Enzo Iannacci negli anni Sessanta a proposito di una banda criminale della zona, rendendo noto al grande pubblico il quartiere dell'Ortica, periferia est di Milano. Strette vie avvolte nella nebbia, l'Ortica era anni fa un quartiere di fabbriche frequentato dalla “ligera”, la vecchia mala milanese un po' improvvisata, dove fare il palo era un vero e proprio mestiere. Ora i tempi sono mutati e la nebbia fitta e ovattata è (quasi) un ricordo: quel che resta è un tranquillo quartiere che vive di botteghe artigianali, bar e qualche trattoria, lontani dai locali modaioli e di tendenza del centro cittadino. L'orizzonte è caratterizzato dalla ferrovia che taglia il quartiere con i suoi ponti e scandisce il tempo col passare dei treni provenienti dalla vicina stazione di Lambrate, mentre su uno sfondo che pare davvero lontano si vedono gli svettanti grattacieli di vetro della modernissima zona di Porta Nuova/Garibaldi, quasi un mondo a parte.

Leggi tutto: Milano e la periferia. Il quartiere dell'Ortica e la piccola chiesa d'ispirazione “Leonardesca”

Stefano Pariani san michelegalleria fotografica

I pavesi la chiamano “la chiesa di polenta”, perché l'arenaria color ocra con cui fu costruita la facciata è una pietra molto fragile e nel corso dei secoli si è facilmente deteriorata, levigata dallo scorrere del tempo, dalle intemperie e dalla nebbia, facendo somigliare l'edificio ad una costruzione di farina gialla. La chiesa di San Michele è uno dei più grandi esempi di Romanico lombardo e si erge in tutta la sua maestosa imponenza in una silenziosa piazzetta nel cuore di Pavia, lontano dal rumore cittadino della vicina Strada Nuova.

Leggi tutto: Un viaggio tra sacro e profano tra gli affreschi appena scoperti nella chiesa di San Michele a Pavia

cremaredatto da Stefano Pariani: Appena fuori dall'abitato di Crema, lungo un viale alberato, sorge un'imponente chiesa circolare tutta in mattoni scoperti e la cosa che più sorprende fin da subito è la sua straordinaria somiglianza col tiburio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, capolavoro rinascimentale di Bramante. E un motivo, in effetti, c'è. Ma andiamo con ordine, perché le origini di Santa Maria della Croce si intrecciano con una storia a tinte fosche. L'edificazione della chiesa è infatti legata ad un violento fatto di sangue che aveva sconvolto il territorio cremasco sul finire del 1400. A quei tempi Crema faceva parte della Repubblica Veneta e Bartolomeo
Pederbelli aveva appena lasciato la sua città, Bergamo, per un omicidio commesso non si sa per quale ragione, giungendo a Crema come fuggiasco. Si dedicò al commercio delle stoffe e ovviamente tacque il motivo dell'allontanamento dalla sua città.
Leggi tutto: Chiesa di Santa Maria della Croce a Crema

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