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Nuova Fondazione Prada, l'Arte protagonista

di Clara Bartolini

pradaSabato 9 maggio si aprono i cancelli della Fondazione Prada, nuova sede nella zona sud di Milano. Gli edifici originali, costruiti nel 1910, ospitavano una distilleria e sono stati completamente rivisitati. Il risultato architettonico è davvero degno di una metropoli internazionale. Il soprintendente artistico e scientifico della Fondazione è Germano Celant, mentre il progetto architettonico è sviluppato dallo studio OMA guidato da Rem Koolhaas ed è caratterizzato dalla combinazione di sette edifici preesistenti oltre ai nuovi: Podium, Cinema e Torre. Una splendida interazione di conservazione con varietà di proposte pur mantenendo una coerenza assoluta. L’oro imprevedibile sulle facciate industriali si confronta con vaste vetrate, mentre pareti in alluminio traforato fronteggiano zone lasciate in basico cemento. La prima mostra del percorso “Serial Classic” curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola, giunge inaspettata. E’ dedicata alla scultura classica e al concetto di multiplo presente nell’arte greca e romana ed è allestita in uno dei nuovi edifici quasi completamente caratterizzato da pareti di cristallo come i basamenti o le quinte che sostengono e separano le opere. Il concetto classico come “pezzo” unico è completamente ribaltato dallo studio dei curatori. Tra le magnifiche sculture: la Penelope e le Cariatidi, L’Apollo di Kassel e la Venere accovacciata, opere presenti solo in antiche copie, gli originali brillano come fantasmi nella loro assenza proposta nell’allestimento. Nella galleria Sud e una parte del Deposito, il vasto magazzino ospita “An Introduction”, un percorso espositivo composto di 70 opere. Fanno parte della collezione Prada che ha dato il via alla creazione della Fondazione stessa e ripercorrono il territorio artistico degli anni Sessanta, dal New Dada alla Minimal Art. Sono esposte opere di Walter De Maria, Piero Manzoni, Yves Klein, Barnett Newmann, Pino Pascali, Fontana, Burri, Schifano, Jeff Koons, Gerhard Richter e molti altri. L’edifico Cinema ospita un progetto realizzato da Roman Polanski. Una selezione di quindici pellicole girate dal regista e sei film storici come Quarto potere di Orson Welles e Amleto di Laurence Olivier. Nel foyer del Cinema si ammira una ceramica storica di Fontana, realizzata nel 1948 per il cinema Arlecchino. Nei sotterranei del Cinema l’esposizione permanente di “Processo grottesco” di cui è autore Thomas Demand, torna in scena dopo essere stata presentata alla biennale di Venezia del 2007. pradaNella Cisterna, uno degli spazi preesistenti che si sviluppa su tre piani, la mostra “Trittico” presenterà sempre tre opere della collezione a rotazione. Ora sono esposte Lost Love di Damien Hirst, 1 metro cubo di terra di Pino Pascali e Case II di Eva Hesse. Molte altre sono le sorprese “messe in scena” dalla Fondazione nei vari settori, tutte valgono una visita e uno sguardo attento. Per finire, il Bar Luce, ideato dal regista americano Wes Anderson e posto all’entrata della nuova sede, riporta il visitatore alle atmosfere dei bar milanesi di un tempo. Alle pareti una carta da parati evoca la Galleria Vittorio Emanuele, gli arredi s’ispirano al cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Da vedere Milano, Largo Isarco, 2

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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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