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FRANCO GRIGNANI L'ARTE DEL PROGETTO

redatto da
Inaugurazione - Chiusura
Viale Padania 6 Lissone galleria fotografica
FRANCO GRIGNANI L'ARTE DEL PROGETTO
Nella sua vocazione di riscoperta e valorizzazione del Secondo Novecento, il Museo d'Arte
Contemporanea di Lissone inaugura una retrospettiva di Franco Grignani, figura trasversale, rara
nel suo genere, unica nella sua complessità. Artista, architetto, fotografo, graphic designer, art
director: ancor oggi riesce difficile etichettare le sue molteplici competenze. All'indomani della sua
scomparsa, Sergio Polano l'aveva descritto come un «maestro solitario e rigoroso, ricercatore
raffinato e metodico della 'verità' della forma visiva, della parola visibile e dell'immagine eloquente,
il progettista visuale, pittore e fotografo, insomma l'artista».

È a Franco Grignani che dobbiamo la primogenitura dell'Op Art europea e una ricerca pioneristica
nel contesto dell'arte ottico-visiva. Negli anni Quaranta e Cinquanta inizia a elaborare teorie sulla
sub percezione (che è il recupero contemporaneo dello spazio visivo totale attraverso il fenomeno
dello sguardo laterale ricostruito con lenti astigmatiche); nei decenni successivi l'artista affronta
invece problemi connessi alla tensione e alla distorsione ottica, sondando i fenomeni di proiezioni,
di induzioni e di assorbimento nelle strutture radiali. Impermeabile a sentimentalismi e nostalgie,
l'artista dipinge su fondi neutri, bianchi o neri, sulla cui superficie si articolano illusioni ed elusioni
ottiche dall'effetto destabilizzante. Ne risultano opere dall'equilibrio precario, ove le forme
avanzano e allo stesso tempo retrocedono, suggerendo un movimento interno alla superficie.

La retrospettiva, ordinata da Alberto Zanchetta negli spazi del MAC di Lissone, è incentrata sulle
opere degli anni Sessanta e dei primissimi anni Settanta, annoverando alcuni cicli tematici
particolarmente significativi ' dalle Tensioni alle Proiezioni, dalle Diacroniche alle Dissociazioni del
campo, dalle Periodiche alle Psicoplastiche ' tra cui un importante nucleo di opere, esposte per la
prima volta alla Quadriennale di Roma del 1972. Il decennio preso in esame permette di sondare
uno dei periodi più ricchi, intensi e innovativi dell'artista, in cui l'estetica tende a trasporre il


pensiero in immagine. L'allestimento della mostra comprende inoltre cataloghi personali e
documenti dell'epoca (come le veline del discorso tenuto allo storico congresso Vision65), ma
soprattutto mette in relazione gli esperimenti di arte visiva con alcune applicazioni grafiche dello
stesso Grignani, evidenziando quello scambio proficuo e interdisciplinare che ha sempre
caratterizzato la sua ricerca visiva; ne sono un esempio le elaborazioni per le officine grafiche
Alfieri & Lacroix, le copertine di Linea grafica e Graphis, il marchio della Pura Lana Vergine da lui
ideato nel 1964 e qui riproposto al pubblico assieme al logo dell'Aiap. La mostra è quindi
un'occasione per ammirare le alterazioni e le interferenze percettive che spinsero Franco Grignani
all'analisi critica della comunicazione visiva, il cui contributo culturale è di stringente attualità, oggi
come allora.

Franco Grignani (Pieve Porto Morone, 1908 -Milano 1999) consegue la laurea al Politecnico di Torino. Dopo
aver militato nel Secondo Futurismo si interessa alle teorie della Gestalt e al costruttivismo. I suoi principi
formativi e i suoi interessi si orientano quindi nell'area delle nuove estetiche, e in particolar modo nel campo
della comunicazione visiva. La sua ricerca, svolta in modo coerente e solitario, analizza i fenomeni e i
processi percettivi, influenzando le correnti optical dell'arte e della grafica internazionale. Sue mostre
personali sono allestite a Londra, Chicago, Kassel, Stoccarda. Particolarmente significative le antologiche
alla Rotonda della Besana di Milano nel 1975, al Museo de Bellas Artes di Caracas nel 1977 e alla Galleria
d'Arte Moderna di Bologna nel 1983. Espone inoltre in collettive tenutesi a New York, Los Angeles, Parigi,
Melbourne, Helsinki, Barcellona, Madrid, Amburgo, Varsavia, Zurigo, Arles, Copenhagen, Munster e nelle
principali città italiane. Sue opere si trovano al MOMA di New York, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, aI
Victoria and Albert Museum di Londra e al Museo d'Arte Moderna di Varsavia. Dal 1952 fa parte dell'AGI
(Alliance Grapique Internationale) ed è membro della STA (Society of Typographic Arts) di Chicago. Viene
premiato alla XXXVI Biennale di Venezia nella sezione di grafica sperimentale. Nel 1959 gli è conferita la
Palma d'Oro della Pubblicità e la Medaglia d'Oro della Triennale di Milano. Di lui hanno scritto Apollonio,
Argan, Ballo, Caramel, Carluccio, Celant, Dorfles, Trini, Valsecchi, Zannier e molti altri
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