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150 TROUBETZKOY 1866-2016

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Inaugurazione Sabato 4 giugno il MUSEO DEL PAESAGGIO di Verbania a Palazzo Viani Dugnani ha riaperto al pubblico dopo due anni e mezzo di chiusura per importanti interventi di restauro.

In occasione della riapertura, il Museo presenta una spettacolare rassegna, curata da Federica Rabai, dedicata al grande scultore PAOLO TROUBETZKOY, in occasione dei centocinquant’anni dalla nascita.
Dal 4 giugno al 30 ottobre saranno esposte 150 sculture in gesso, parte del patrimonio di opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà.
Di straordinaria qualità tecnica e intensità emotiva, le sculture esposte rappresentano una eccellente selezione dell’opera di quello che fu considerato uno dei maggiori scultori del Novecento, paragonato a Rodin.
  - Chiusura 30/10/2016
Via Ruga 44 Verbania mappa150 TROUBETZKOY 1866-2016
04/06/2016
mappa Sabato 4 giugno il MUSEO DEL PAESAGGIO di Verbania a Palazzo Viani Dugnani ha riaperto al pubblico dopo due anni e mezzo di chiusura per importanti interventi di restauro.

In occasione della riapertura, il Museo presenta una spettacolare rassegna, curata da Federica Rabai, dedicata al grande scultore PAOLO TROUBETZKOY, in occasione dei centocinquant’anni dalla nascita.
Dal 4 giugno al 30 ottobre saranno esposte 150 sculture in gesso, parte del patrimonio di opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà.
Di straordinaria qualità tecnica e intensità emotiva, le sculture esposte rappresentano una eccellente selezione dell’opera di quello che fu considerato uno dei maggiori scultori del Novecento, paragonato a Rodin. 30/10/2016 Via Ruga 44 Verbania
Il Museo del Paesaggio di Verbania collocato a Palazzo Viani Dugnani, dotato di una bella collezione permanente di opere di pittura, scultura e archeologia, riapre nel piano terra dopo due anni e mezzo di chiusura per importanti lavori di restauro, con una spettacolare rassegna dedicata, in occasione dei centocinquant’anni dalla nascita, al grande scultore Paolo Troubetzkoy.

Dal 4 giugno al 30 ottobre saranno esposte 150 sculture in gesso, parte del patrimonio di opere donate al museo dagli eredi dell’artista per sua stessa volontà. Il Museo conserva infatti 306 tra bozzetti e modelli in gesso, 1 in terra cruda, 9 in plastilina, 6 cere per fusione, 6 bronzi e 12 marmi per un totale di 340 opere del grande artista. Le opere esposte sono tutte straordinarie per qualità tecnica e intensità emotiva e rappresentano una eccellente selezione dell’opera di quello che fu considerato uno dei maggiori scultori del Novecento, paragonato a Rodin.

Si tratta di opere fondamentali nella formazione di uno scultore definito “impressionista” dalla critica internazionale. Troubetzkoy, nato a Intra nel 1866, secondogenito del principe russo Pietro e della cantante americana Ada Winans, viene a contatto, nella villa di famiglia a Ghiffa, con i pittori Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni ed è proprio dal particolare impressionismo della pittura scapigliata lombarda che inizia la sua ricerca scultorea. Nel 1884 il giovane Paolo, insofferente agli studi, si trasferisce a Milano e comincia il suo apprendistato, prima con Donato Barcaglia e poi con Ernesto Bazzaro, frequentando l’ambiente culturale dell’epoca, dove conosce, tra gli altri, Grubicy, Segantini, D’Annunzio, Crispi, di cui esegue i ritratti. Partecipa ai primi concorsi per monumenti alle glorie nazionali tra cui Fanti, Dante, Amedeo IV di Savoia e Garibaldi. Di quest’ultimo esegue un bozzetto nel 1888 e un colossale gesso alto quasi tre metri nel 1894, esposto alla II Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano dello stesso anno. Eseguirà anche il monumento al generale Cadorna, nativo di Pallanza.

Il percorso espositivo, curato da Federica Rabai, conservatore del Museo, si apre dunque con opere, fotografie e documenti storici che ripercorrono questa prima formazione, il suo rapporto con il territorio di Verbania e del Lago Maggiore oltre che le sue esperienze internazionali. Nel 1898 Troubetzkoy lascia infatti Milano per la Russia, dove tiene un corso di scultura all’Accademia di Belle Arti di Mosca. Qui incontra Lev Tolstoj, a cui dedica due busti, un ritratto a cavallo, un dipinto a olio e alcuni disegni; esegue diversi ritratti di esponenti dell’aristocrazia russa e di politici, dove è evidente la ricerca di un’introspezione psicologica o di una forte caratterizzazione sociale. Vince inoltre il concorso per il monumento a cavallo dello zar Alessandro III da erigersi a Pietroburgo, visibile ancora oggi. Alto più di cinque metri, con un piedistallo di quattro monoliti di granito rosso di oltre tre metri, richiese otto tonnellate di bronzo verde per la sua fusione e venne inaugurato nel 1909 dopo molte polemiche e rifacimenti.

Particolare attenzione viene rivolta in mostra al prolifico periodo russo che si conclude nel 1905 con il ritorno a Milano e il trasferimento poi a Parigi. Qui nel 1908 è protagonista di una mostra personale alla Galleria Hébrard e si inserisce nell’ambiente artistico colmo di fermenti della capitale francese. Con diversi viaggi a Londra: nello studio del pittore Sargent esegue il busto di George Bernard Shaw.

Nel 1911 viene invitato dal collezionista americano Archer Milton Huntington a New York e comincia un tour di mostre personali in varie città americane. Vince a Los Angeles il concorso per il monumento al generale Harrison Gray Otis e nel suo studio hollywoodiano ritrae molti attori del cinema come Mary Pickford e Douglas Fairbanks senior.

Dal 1921 torna a Parigi dove affitta una villetta con studio nel sobborgo di Neuilly sur Seine in cui vive quasi ininterrottamente fino alla morte, alternando soggiorni estivi nella Villa Ca’ Bianca a Suna sul Lago Maggiore. Negli anni Venti è ancora attivissimo e realizza vari ritratti tra cui quelli di Clemenceau e Mussolini e la statua di Giacomo Puccini per il Teatro alla Scala di Milano. Continua i suoi viaggi in Inghilterra e in Egitto, ed espone in varie città italiane, pur già gravemente malato. Muore nel 1938 per una grave forma di anemia, restando un vegetariano convinto.

La mostra presenta i materiali e i soggetti da lui prediletti: eleganti figure femminili, delicati nudi, animali, ballerine e ritratti dal vivo, sculture leggere e quasi parlanti. Il segreto della leggerezza delle sculture di Troubetzkoy sta infatti nel lavorare materiali teneri come l’argilla, la cera modellata, il mastice con la stecca e utilizzare le sue dita insolitamente sottili e affusolate, lasciando nella materia malleabile delle pennellate colorite e piene di temperamento, che trasmettono l’essenza della sua natura psico-fisica e reagiscono in modo diverso alla luce. Famose sono le patinature dei suoi gessi - bronzo, giallo ocra, verde oliva – e la esclusiva tecnica di fusione a cera persa, unica, a suo parere, che riuscisse a mantenere tutti i particolari del manufatto originale.

Termina il percorso della mostra la parziale ricostruzione, realizzata partendo da alcune foto storiche in possesso del Museo, dell’amato studio francese di Troubetzkoy e dello studiolo di Suna, andato distrutto in un incendio.

Un grandissimo artista dunque, conosciuto in tutto il mondo, di cui il Museo del Paesaggio è orgoglioso di presentare una serie di opere davvero straordinarie, connotate da una eccellente maestria tecnica e una intensa e lirica interiorità che le rende indimenticabili.
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