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Bellotto e Canaletto, capolavori a confronto

Alle Gallerie d'Italia di Milano: appuntamento imperdibile
httBellotto e Canaletto, capolavori a confronto Alle Gallerie d'Italia di Milano: appuntamento imperdibilep://www.okarte.it
Chiusura 05/03/2017
di Clara Bartolini
Due mostri sacri della pittura veneziana del Settecento, quando Venezia in Europa era una vera protagonista delle arti, zio Canaletto e nipote, alle Gallerie d'Italia per una mostra davvero irripetibile. E' un'ottima occasione per ammirare, tra gli altri, dipinti mai esposti o mai arrivati in Italia e comunque stupefacenti.
Piazza Scala, Milano mappa
Inaugurazione 25/11/2016    galleria fotografica
Due mostri sacri della pittura veneziana del Settecento, quando Venezia in Europa era una vera protagonista delle arti, zio Canaletto e nipote, alle Gallerie d'Italia per una mostra davvero irripetibile. E' un'ottima occasione per ammirare, tra gli altri, dipinti mai esposti o mai arrivati in Italia e comunque stupefacenti. La bellezza, quella vera, si mostra in tutta la sua pienezza. La sapiente curatrice Bozena Anna Kowalczyk ha sviluppato un intelligente percorso che presenta in maniera strabiliante la crescita del Bellotto arrivato nello studio dello zio Canaletto nel 1740.

Una visione davvero esaustiva del percorso creativo del geniale nipote che seppe trovare un suo stile ben preciso per distinguersi dall'impareggiabile zio. Canaletto è stato un vero innovatore. Lo studio della prospettiva lo ha portato a una pittura con la squadra e il righello in mano. Le sue vedute veneziane hanno conquistato committenti italiani e stranieri per la capacità di delineare piazze, palazzi e ogni tipo di veduta dando, anche a quei personaggi che le abitano, dei piccoli tocchi di luce che fanno emergere ogni figura in modo vivido e quasi tridimensionale.

Pittore di grande successo già in vita, con entusiasti mecenati che lo sostenevano e nobili collezionisti che lo resero ricco, fino in Inghilterra dove poi si recherà personalmente. La capacità di riportare architetture in modo preciso, non gli impediva di avvolgere le sue vedute di una atmosfera sognante, quasi magica. Indaffarato com'era, data la quantità di committenze, vide bene l'ingresso nel suo studio del nipote Bellotto, che lo aiutò nella produzione e apprese la sua tecnica velocizzata dall'uso della camera ottica.

Anche in questa mostra alcune opere di Bellotto portano la firma Canaletto, essendo state dipinte per le committenze dello zio. Il giovane sviluppò una grande perizia nel realizzare dipinti di un incredibile realismo, quasi maniacale, con prospettive rese in maniera superba da giochi di luce e cromatismi più asciutti di quelli dello zio ma di maggiore precisione. Ogni dettaglio dei palazzi o castelli, delle città o delle piazze, è reso con un perfezionismo o, si potrebbe dire, un puntiglio, da meravigliare sin nei più minuti dettagli. I suoi cieli paiono emergere dalla tela con nuvole i cui volumi argentei e coinvolgenti fanno da sfondo alle vedute impeccabili. Ha viaggiato più dello zio il giovane nipote. Firenze, Roma, Torino, Verona, Londra, Dresda. Le sue opere hanno ovunque ipnotizzato i collezionisti.

Uomo di cultura il Bellotto, in mostra sono esposti alcuni volumi della sua biblioteca che permettono di comprenderlo meglio. Si imparano molte cose guardando questi capolavori, proprio nel confronto tra questi due monumenti della pittura veneziana. Se ne esce davvero arricchiti.
Bellotto e Canaletto
Lo stupore e la luce
25 novembre 2016 – 5 marzo 2017
Gallerie d'Italia di Intesa San Paolo
Piazza Scala, Milano
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a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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