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se a parlareAll’interno del palinsesto “Geografie del Futuro”, il MUDEC presenta Se a parlare non resta che il fiume, un progetto che intreccia il lavoro artistico sul campo della fotografa ed educatrice americana Jane Baldwin (Kara Women Speak) con il linguaggio di Studio Azzurro. Se a parlare non resta che il fiume è un ambiente in cui lo spettatore si trova tra materia e immaterialità, immerso nel racconto della storia attuale del fiume e dei popoli che esso sostiene.

Sono le voci delle donne ad accompagnarlo in questo viaggio e a suscitare la sua attenzione verso le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni che, nella bassa Valle dell’Omo in Etiopia e attorno al Lago Turkana in Kenya, sono stati colpiti da una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dall’uomo. Il progetto è un'occasione per conoscere anche l’importante lavoro di Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni.

MUDEC Museo delle Culture via Tortona 56, Milano, Italia Survival International

 

L'AMBIENTE SENSIBILE Tra i suoni ovattati del lento mormorio dell’acqua, il pubblico è avvolto dalla penombra. Al centro dello spazio, una scultura di creta rossa si libra a mezz’aria simboleggiando il corso sinuoso del fiume – la sua superficie secca a rappresentarne il letto inaridito, privato delle sue esondazioni naturali da un controverso progetto di sviluppo in cui l'Italia gioca un ruolo chiave. Attraverso il gesto volontario del visitatore, un frammento di quella materia si tramuta in amuleto. E il fiume diventa cantastorie, il suono del suo scorrere si fa parola. Con il lento comparire dei loro volti, emergono le testimonianze delle donne, che si intrecciano e sovrappongono prima di tacere e dissolversi lentamente nel gorgoglio delle acque. Infine, a parlare non resta che il fiume. LA CRISI UMANITARIA Nel giugno 2018, l’UNESCO ha inserito il Lago Turkana nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità in Pericolo.

«La gente dei nostri villaggi non vuole perdere il fiume, la nostra terra e le nostre foreste. È il posto dove siamo nati» ha raccontato eloquentemente una matriarca Kara a Jane Baldwin. «Cosa penseresti se qualcuno piombasse a casa tua e ti dicesse ‘Vai via! Voglio prendermi la tua casa e la tua terra per il mio progetto’? Ti piacerebbe se qualcuno venisse e semplicemente ti mandasse via dalla tua casa, dalla tua terra? Ti piacerebbe? È proprio ciò che ci aspetta.» Da dieci anni, l’ecosistema del bacino del fiume Omo – e le persone che ne dipendono – sono minacciati da un imponente progetto idroelettrico made in Italy e dal conseguente accaparramento di vaste porzioni di terra, trasformate in enormi piantagioni agro-industriali di cotone e canna da zucchero – il tutto per esportazione. «Come tutti i popoli indigeni del mondo, anche le tribù della valle dell’Omo sono minacciate da razzismo, furti di terra, sviluppo forzato e violenze genocidi» ha dichiarato Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia.

«Survival lotta contro lo sterminio dei popoli indigeni dal 1969. Abbiamo bisogno di sostegno per garantire loro un futuro – per i popoli indigeni, per la natura, per tutta l’umanità.» «Con la mia arte voglio richiamare l’attenzione sulle minacce che incombono sui popoli indigeni della valle dell’Omo e del Lago Turkana» ha dichiarato la fotografa Jane Baldwin. «Ho ascoltato e raccolto le storie di queste donne in dieci anni di viaggi compiuti tra il 2005 e il 2014. Oggi la mia speranza è che questa installazione immersiva e la collaborazione che le ha dato vita produca empatia, accresca la consapevolezza e risvegli la nostra umanità – agendo da catalizzatore per un cambiamento.» Informazioni 1 ottobre - 31 dicembre 2018 lun 14.30 ‐19.30 mar mer ven dom 09.30 ‐ 19.30 gio sab 9.30‐22.30 Ingresso gratuito MUDEC Museo delle Culture via Tortona 56, Milano, Italia Survival International

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