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artisti costruttori di pace
Chiusura 10/03/2019
Palazzo Ducale dedica a Niccolò Paganini una grande mostra con l’intento di raccontare, attraverso una narrazione contemporanea, curiosa e multimediale, la figura del grande musicista che ha profondamente rivoluzionato la musica del suo tempo, lasciandone emergere tutta la modernità.
Palazzo Ducale, Piazza Matteotti, Genova mappa
Inaugurazione 18/10/2018
Dal 19 ottobre Palazzo Ducale e Genova dedicano a Niccolò Paganini una grande mostra con l’intento di raccontare, attraverso una narrazione contemporanea, curiosa, spettacolare e multimediale, la vita del grande musicista, caratterizzata da un enorme successo di pubblico, ma anche da rapporti umani spesso travagliati e complessi. Lo scopo principale del percorso espositivo è quello di indagare quale sia stata l’eredità che il grande maestro ha trasmesso ai suoi contemporanei e molto oltre, fino al confronto estremo con la nostra musica e un grande e indimenticato protagonista della musica rock: Jimi Hendrix.
Per meglio comprendere la grandezza e l’importanza di Paganini, sia dal punto di vista musicale che da quello performativo e spettacolare, il confronto si estende ad alcune personalità della scena musicale contemporanea, sia pop-rock che classica, ognuno dei quali scelto per esplorare, attraverso la propria esperienza, alcuni aspetti della propria vita artistica e eventuali similitudini con l’esperienza paganiniana.
In questa mostra è la musica a essere protagonista, rappresentata e raccontata attraverso metafore visive che mettono in scena le caratteristiche essenziali della musica del grande artista genovese.
Circondato da un alone di mistero, artista virtuoso, formidabile performer capace di ammaliare il pubblico, abile costruttore della propria immagine, Paganini non è stato soltanto uno dei più importanti violinisti mai esistiti, è stato anche pioniere della complessa transizione verso la modernità: la sua storia, la sua figura, condensano in modo esemplare il passaggio da un mondo all’altro, da quello tradizionale, ottocentesco e romantico a quello moderno, complesso e contraddittorio.
Le descrizioni di Niccolò Paganini che ci sono state tramandate convergono tutte in una fisicità debole, un corpo fragile, eccessivamente magro: “Profilo d’aquila, occhi magnetici, mobilissimi: capelli neri, lunghi. […] Aveva qualcosa di spettrale e di fantastico, onde la sua sola apparizione alla ribalta destava nel pubblico un’impressione profonda”. Descrizioni a tutti gli effetti romantiche, che si legano all’immaginario del genio, del passionale, del diabolico.
Eppure, nonostante questa fragilità fisica, i suoi concerti divennero presto leggendari: “trascinava l’uditorio al più vivo entusiasmo, meravigliandolo col suo slancio, con la foga, con la trascendentale maestria del suo strumento”. Delle vere e proprie performance, come le chiameremmo oggi, in cui il pubblico andava in visibilio catturato dal magnetismo di Paganini.
Fuori da ogni convenzione e da ogni luogo comune, Paganini si può considerare realmente un rivoluzionario. Come pochi altri prima di lui ha cambiato le regole, trasformando sia i paradigmi tecnici dello strumento sia quelli estetici della musica a lui contemporanea: in questo consiste tutta la sua attualità e la ragione per cui, ancora oggi, un artista così ci appartiene.
Per tutto questo, per lo spettacolo che il suo modo di suonare comportava, oltreché per l’immagine di sé, Paganini può essere considerato un antesignano di una vera rockstar, se poi è anche vero che molte delle sue esibizioni- performance terminavano con la rottura delle corde del violino.
La mostra, quindi, dedica grande attenzione all’idea di Paganini come prima “rockstar” della storia, azzardando, a ragione, raffronti con alcuni grandi virtuosi della musica rock, in particolare con Jimi Hendrix, raccontando e confrontando i personaggi attraverso non solo oggetti e documenti, ma anche elementi scenici fortemente suggestivi, che possano creare una forte empatia con il pubblico.
L’esposizione, organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, è curata da Roberto Grisley, Raffaele Mellace e Ivano Fossati, affiancati da un comitato scientifico composto dagli stessi curatori e da Claudio Proietti, coordinatore, Roberto Iovino, Maria Amoretti Fontana, Pietro Leveratto.
L’allestimento e il progetto multimediale è a cura di NEO – Narrative Environments Operas di Milano.
Vogliamo dedicare Paganini Rockstar a Roberto Grisley, uno dei maggiori studiosi di Paganini, generoso maestro e appassionato curatore, scomparso prematuramente nel luglio scorso, senza avere avuto il tempo di veder realizzata la mostra a cui ha lavorato con entusiasmo dal primo momento.
LA MOSTRA
Il percorso della mostra è fondamentalmente tematico e suddiviso in 7 sezioni, dalla scoperta del talento al virtuosismo, dall’innovazione all’espressività, dal mito all’aspetto personale e intimo, fino al confronto con il contemporaneo, senza tralasciare le elaborazioni della sua musica nel XX secolo.
Per raccontare il personaggio Paganini si entra nella sua storia, attraverso forti elementi scenici, grandi fondali, quinte teatrali, l’esposizione di oggetti rappresentativi come la chitarra o come gli autografi musicali - concessi in prestito dall’Archivio Storico Ricordi di Milano, dalla Biblioteca Casanatense di Roma, dalla Biblioteca Civica di Trento - la famosa agenda rossa, proveniente dalla Biblioteca del Congresso di Washington; il libro mastro dei conti, che grazie ad una messa in scena teatrale, propongono al visitatore una fitta serie di rimandi evocativi, rafforzati dall’ascolto della musica e dalle proiezioni visive.
Il mondo della musica e del teatro viene rievocato da elementi scenici dell’allestimento che servono ad esporre in maniera non tradizionale, oggetti e documenti. Alcuni flight case – contenitori utilizzati per il trasporto degli strumenti nei concerti – divengono vere e proprie vetrine, grandi quinte teatrali riproducono scenari evocativi dell’epoca ottocentesca, e superfici composite di grandi dimensioni diventano pareti narrative che, attraverso l’accostamento di immagini, citazioni e testi, approfondiscono la vita di Paganini e le tematiche delle singole sale, costruendo connessioni tra diverse epoche e discipline, ad esempio, le analogie tra virtuosismo musicale e sportivo.
IL TALENTO
Questa prima sala mette in scena la musica di Paganini e la sua straordinaria capacità di esecuzione attraverso il confronto con la riproduzione di parole che scorrono e si susseguono allo stesso ritmo, serratissimo, della musica. La difficoltà di lettura mette lo spettatore in condizioni di cogliere immediatamente le caratteristiche di velocità del brano ascoltato.

La COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO
La sezione è divisa in due ambienti.
Il primo riproduce un loggione di teatro, dove il pubblico si dispone per vedere l’intervento video di Morgan, che parla del rapporto tra fama e immagine dal suo punto di vista.
Il secondo ambiente è dedicato al tour italiano di Paganini e attraverso le voci del suo pubblico, recitate da attori e accompagnate da suggestive immagini, viene consacrato vera e propria star.
IL VIRTUOSO
Nel terzo ambiente, cuore pulsante dell’intera mostra, un’inedita performance realizzata per l’occasione di Roberto Bolle, Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer all’American Ballet Theatre di New York.

Testimonial d’eccezione, forte della sua intensissima arte, capacità e tecnica interpretativa, Bolle è il protagonista di un brano di danza sul Capriccio 24 di Niccolò Paganini, eseguito dal violinista Leonidas Kavakos, Dynamic, Genova.
L’interpretazione del grande danzatore conduce così il visitatore in una dimensione esperienziale e fortemente emotiva, che gli consente di “visualizzare” un concetto così complesso come quello del virtuosismo.

La coreografia è di Mauro Bigonzetti, con le regia di Cristian Biondani, produzione ITVmovie, Milano.
Nella stessa stanza Salvatore Accardo, storico interprete d’eccellenza del repertorio paganiniano, racconta i temi del virtuosismo e la sua personale esperienza con Paganini.

PAGANINIMANIA
Questa è una sala immersiva, in cui le parole dei fan e della critica internazionale testimoniano l’esplodere del mito al suo apice.
Le quattro pareti della sala sono completamente invase dalle parole della stampa dell’epoca che, insieme alle voci dei cronisti recitate da attori, immergono il visitatore nell’atmosfera di euforia, fanatismo, ma anche dissenso, che attorniava la figura controversa di Paganini.

APPASSIONATO
Paganini fu tecnica al servizio di una grande capacità espressiva. Il modello di Paganini, anche se suonava il violino, erano le voci dell’opera italiana allora in gran voga
L’Adagio del concerto n°4 è messo in scena attraverso i dettagli video di persone intente all’ascolto del brano. I volti, piano piano, modificano la loro espressione comunicando sensazioni. Il visitatore, che, nella sala ascolta la stessa musica, condivide empaticamente le stesse emozioni.
Gianna Nannini in questa sezione racconta cosa vuol dire trovarsi di fronte a un grande pubblico, le aspettative e le emozioni che si scatenano e come riesce a trasmetterle, travolgendo con la propria passione migliaia di persone.
La sala racconta anche il lato più intimo e fragile di Paganini e il suo rapporto con il dolore e la malattia, e gli affetti, lungo tutta la sua vita.

LA LIUTERIA
In mostra non poteva mancare uno spazio dedicato alla liuteria. Esposti al pubblico i vari pezzi che costituiscono un violino ed una chitarra elettrica e gli attrezzi del mestiere del liutaio, aiutano a capire come nasce uno strumento, quale funzione ha ogni singolo pezzo che lo compone e di quali materiali è fatto, scoprire quanto è affascinante l’arte della liuteria.

Grazie alla presenza di un liutaio è offerta la possibilità di prendere in mano e sentire in tutta la loro dimensione fisica alcuni degli oggetti, altrimenti racchiusi all’interno di vetrine ma visibili a tutti.


DA MUSICA NASCE MUSICA

Questa penultima parte è dedicata alle numerose composizioni che, ispirandosi alla musica di Paganini, ne tramandarono il significato, profondo ed efficace, come si conviene ad un classico. La musica di Paganini ha così valicato i duecento anni che lo separano da noi, mantenendo inalterato l’interesse suscitato nei musicisti e nel pubblico.
Qui sono esposti, in teche, partiture di Johannes Brahms, Witold Lutoslawski, Franz Liszt, Sergej Rachmaninov, Alfredo Casella e Azio Corghi, tutti riconducibili all’eredità musicale di Paganini e che lo spettatore può scegliere di ascoltare.
INCANDESCENTE COME JIMI HENDRIX
In questa sezione, l’allestimento cambia registro. Si colora e si rifà a suggestioni psichedeliche, creando un’atmosfera adeguata alle multiproiezioni di materiali di repertorio, fotografico e video, dedicate a Jimi Hendrix.
Ivano Fossati racconta le similitudini attraverso cui si può paragonare Paganini a Hendrix e confrontare così le caratteristiche del modo di suonare e del porsi di fronte al pubblico, il loro anticonformismo e lo spirito di innovazione, caratteristiche per cui non è sbagliato chiamare entrambi ROCKSTAR.

In esposizione alcuni abiti di scena, scritti autografi e foto di Hendrix, un frammento di chitarra che Hendrix suonò durante il Festival Pop di Monterey nel 1967 provenienti dal MoPop di Seattle – Museum of Pop Culture, e con la collaborazione della sorella Janie Hendrix e della Experience Hendrix LLC.
Il CONCERTO
Il percorso espositivo si conclude nella Cappella del Doge, dove una serie di musiche di Niccolò Paganini invadono lo spazio e dove in una teca è esposto il celebre “Cannone”, il violino Guarneri del Gesù che Paganini volle lasciare in testamento al Comune di Genova
SOUNDLAB
In un’area attigua al percorso sopra descritto, è stato allestito uno spazio particolare espressamente dedicato alla sperimentazione sonora, pensato per il pubblico delle scuole e famiglie.


L’obiettivo è quello di proporre agli studenti, indipendentemente dalla loro età, un’esperienza diretta e coinvolgente e allo stesso tempo avvicinarli alla musica e sensibilizzarli ad un ascolto più consapevole.
A disposizione dei visitatori, un violino e una chitarra elettrica consentono di capire il funzionamento dei due strumenti e mettere in relazione l’attività psicomotoria con il suono prodotto.
Una postazione multimediale propone diversi esercizi di ascolto, tra cui un confronto di brani tratti dai Capricci eseguiti con strumenti diversi, pezzi di variazioni sul tema, elaborazioni del suono con mixer e dispositivi elettronici.
Grazie alla collaborazione del Liceo Sandro Pertini di Genova e del Conservatorio Niccolò Paganini di Genova la presenza di studenti musicisti garantisce la possibilità di eseguire prove pratiche con gli strumenti.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale con saggi di Marco D’Aureli, Maiko Kawabata, Raffaele Mellace, Daniela Macchione, Roberto Iovino, Peter Sheppard Skærved, Claudio Proietti, Pietro Leveratto, Ivano Fossati, Enzo Gentile, NEO – Narrative Environments Operas di Milano.


 
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