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Marisa Falbo: Mitologia e geometrie sacre. L'universo pittorico colto della signora di Palermo

FalboNell’arte pittorica della Falbo, che vede come protagonista la mitologia, contemporaneamente al surrealismo e alle geometrie sacre, tramite un lavoro onirico, svolto dal sistema intrapsichico, avviene la trasfigurazione di significati psicologici reali e latenti di un sogno, in contenuti manifesti carichi di significati alchemici. Il pensiero dell’artista si solleva alla sfera della vita quotidiana e come un ponte verticale si eleva attraverso tutti i mondi raggiungendo un piano più alto, vicino alla divinità, riuscendo a percorrerne l’intera gerarchia passando di piolo in piolo. 

Le sue creature, simulacri dell’eterno, come se fossero immerse nell’acqua di un pozzo, emergono evanescenti spesso in metamorfosi e mentre si ridisegnano e si delineano con perizia artistica ineguagliabile ci trasportano in un’altra dimensione che quasi ci risucchia e suggestiona con le sue ampollose potenzialità estetiche. 

Sulle sue tele sbocciano farfalle, locuste, cigni e fenici che trasmettono una luce divina, quasi soprannaturale, visioni, immagini fantastiche particolarmente raffinate e garbatamente sensuali che possiedono il raro senso della “poesia pittorica”.

Solo attraverso la simbologia è possibile penetrare nel colto teatro dell’anima di Marisa Falbo e comprendere il mondo spirituale e quello psicologico dell’artista alla ricerca della “sublimazione della materia” per rigenerarsi. Nelle sue opere di estrema eleganza ed originalità, “tessuti filtrati” trascendono l’anonimo palcoscenico della vita di tutti i giorni e con quelle ali che l’artista tanto ama dipingere sposa il sogno, ricco di mistero e velature cromatiche realizzando quadri unici per stile e soggetto, velati di trasparenze eteriche, illustrando l’incedere divino nella trasformazione dell’essere, per generare flussi d’energia spiritualmente terapeutici.

L’euritmia dei pitagorici applicata all’architettura viene applicata dalla pittrice sull’anatomia umana dove il senso di proporzione e bellezza si trasfonde in figure mitologiche come Mercurio, Giove,  che ci inondano di diluviante energia cosmogonica.

Dalla pittura di Marisa Falbo si eleva un canto lirico, voci di presenze oniriche e mitologiche attraversano la verticalità della storia e del mito. L’influenza del grande maestro spirituale Drunvalo Melchizedek, si manifesta nella comparsa del simbolo antichissimo del fiore della vita nelle sue opere recenti, inserito dall’artista con una finezza ed una sensibilità prodigiose. Le sue tele presentano un esteso spessore culturale e un’espressività affidata ai contrasti cromatici e ad un metissage compositivo variato e ibridato che delinea un perimetro interiore, uno "spazio sacro" dipana un filo tra epoche ed ere che attingono immagini e fascinazioni da un’inesauribile enciclopedia nella quale si compendiano ariostescamente tutte le forme dell’universo. L’immane potenza espressiva suscita una visione della realtà plurima multiversa in cui si da vita alla fantasmagoria dell’incantamento e del molteplice gioco degli specchi. La sua fabula ideativa interiorizzata dalla ripresa dello studio iconologico e immaginario genera un ordito concettuale ricco di configurazioni estranee al tempo presente e strutturate su molteplici coordinate spaziali e temporali. In lavori come "La signora del tempo" rivela una capacità incredibile di comunicare sensazioni e sentimenti di trasmettere messaggi profondi che raggiungono la mente ed il cuore dello spettatore. Nel suo mondo incantato, centro segreto di cui non si può che svelare la gioia, vera sintesi tra classico e moderno, il lungo percorso artistico e culturale si esprime in una pittura le cui tecniche riflettono la sua poliedrica preparazione ed il suo formidabile talento che fonde luce e colore per dilatarsi nell’universo alla ricerca dell’infinito e dell’immortalità.

Queste opere d’arte, portali del tempo racchiudono profondi significati esoterici tipici della tradizione iniziatica, intrise di surrealismo colto e supportate dalla tecnica dell’ “osmografia” da lei creata, intese a inscenare il sogno nonché a decifrare la complessità dell’universo, trasmettono altresì benessere emozionale come liberazione di un incessante e originalissimo processo creativo che indica una lucida chiara intelligenza dietro la creazione che tende a mostrarsi su ogni tela. 

Le figure angeliche possono essere considerate come collegamento tra mondo terreno e mondo celeste, tra l'uomo e Dio, una trasposizione nella quale allo stesso modo disegnata una figura, essa continua a vivere indipendentemente e l’immagine trova la ragione di esistenza, la sua giustificazione, il suo significato, nel bestiario culturale di Marisa. Nomi e intercapedini letterarie amalgamano soggetti diversi, rendendoli protagonisti di un unico pensiero espresso sotto la nobile forma dell’arte visiva e colta di una autentica fuoriclasse sul profilo tecnico e stilistico.

Nelle ultime opere, la nota pittrice di Palermo Marisa Falbo, storica dell'arte ex docente,  battuta all'asta da Gastone Raniero Indoni, storicizzata tra i cintemporanei nell'enciclopedia dell'arte italiana, immortala gli inganni storici e mitologici. Partendo dal mito di Leda e il cigno l'Artista raffigura con lieve ma potente gesto plastico ed iconografico l'estasi erotica e sensuale del bacio di Leda al cigno, magnificando con la sua pittura la tensione amorosa espressa dal mito. L’immagine però ha ben poco di dejavu rispetto a quelle che solitamente immortalano il bacio nelle arti e quindi si distacca nettamente anche dal punto di vista visivo da tutte le altre opere presenti sul tema per cromia, composizione inedita e riuscita fattezza. La vicenda di Leda è uno dei racconti più simbolici del mito greco che interpreta il potere dell’erotismo, imperniato sull’immagine del Cigno, sul quale si è scatenata la fantasia erotica di pittori del calibro di Leonardo, Michelangelo, Géricault, Matisse, Dalì. Nella scena carica di sensualita', l'aria profumata di ambrosia annebbiò la vista di Leda, mentre il cigno carezzava il suo viso, i capelli e il corpo della fanciulla con il collo sinuoso, fino a giacere con lei. Al risveglio il cigno manifestò la sua vera natura. Zeus, padre degli dei, invaghitosi di Leda, si era tramutato nella creatura alata, per attirarla a sé e profetizzò la nascita di una progenie da due uova: dall’uno Clitemnestra ed Elena, dall’altro i Dioscuri.

La metamorfosi di Zeus, che ha come fine "la seduzione di Leda o inganno "come definito magistrarmente da Marisa Falbo è un tema che riporta a galla lo scontro-incontro fra i generi o sessi a partire dalla mitologia. Mentre le trasformazioni al femminile hanno l’obiettivo di sottrarre la donna dalla brutalità dell’innamorato. In questo mito, Leda, la donna prescelta, soggiace al Fato, incentrando sull' onnipotenza divina il carattere di una società prevalentemente maschilista. Tuttavia, un equilibrio vendica la violenza subita da Leda, ovvero la nascita dal cruento rapporto di Elena, la donna che provocò la guerra di Troia, nella quale molti uomini furono uccisi.

La metamorfosi di Zeus in cigno, nel quadro di Marisa Falbo ha il non facile compito di restituire una spiegazione di questo "inganno". Zeus deve necessariamente trasformarsi per sedurre Leda e l'inganno del corteggiamento assume le vesti eleganti di un candido cigno, simbolo di saggezza, fedeltà e amore,  mascherando, attraverso questa “mirabile visione”, la crudeltà dell’atto stesso. Le diverse interpretazioni del controverso mito di Leda riguardano soprattutto la simbologia legata al cigno. 

 Durante il tardo Medioevo, si manifesta il paragone tra Leda e Maria, che concepì il figlio di Dio per l’intervento di una colomba. Il cigno diviene il simbolo dello Spirito Santo, che con la sua purezza scende sulla Vergine. Secondo un’antica tradizione medievale, le anime dei morti aleggiavano nel cielo sotto forma di cigno. L'immagine di due cigni con il collo intrecciato, ha sempre simboleggiato anche la lussuria, tendenza lasciva ad abbandonarsi ai piaceri carnali.

Nella tradizione culturale indiana il cigno é simbolo di purezza e conoscenza in quanto ha deposto l’uovo aureo dal quale sorse il dio Brahma. Il cigno detiene il lato divino dell’uomo, la sua armonia e luce interiore. Nella mitologia celtica, la metamorfosi degli dei in cigno è il mezzo attraverso il quale poter accedere al mondo degli uomini.

In alchimia, il cigno è la luce solare, sinonimo della natura maschile, ma anche di quella lunare, immagine di femminilità. Il lungo collo diventava l’accezione dell’elemento fallico e il corpo rotondeggiante richiamava l'ancestralita' del corpo femminile. Il simbolismo del Cigno fu anche quello dell’uovo del Mondo e del corpo androgino frutto dell’unione degli opposti. 

Anche dopo questo breve excursus per risalire alla genesi dei vari significati che sottende il cigno nelle varie culture, resta impossibile stigmatizzare e includere le tele della grande pittrice Marisa Falbo in un unico senso. La complessita' simbolica dell'esito artistico, il plasticismo michelangiolesco, le nuances eteriche tessute sulla scena filigranata (dove appare il cinque, "five" richiamo alla storia della mano di Fatima nel mondo arabo) di queste complesse tele, sottendono e riassumono tutto uno scibile in maniera polimorfa e misterica, quale ponte culturale che attraversa tutti gli stadi dalla simbologia alla religione. 

La grande pittrice Marisa Falbo racconta con stile grafico pop che trabocca di nuances indaco e rosse e sfarzo di contrasti cromatici eterici, l'Hecce Homo, ovvero il Cristo così nominato da Pilato sangiunante, con una corona di spine, un mantello purpureo, "punito" e successivamente crocifisso. La sua ingiusta passione per trapasso ed iganno lo spoglia del suo scettro di Dio e lo riduce a uomo, in senso biblico, per  liberare gli umani dai peccati. La storia conferma che così non fu e che si tratta dell'inganno sacro più doloroso compiuto nell'eternita' dello spazio e del tempo. Dopo aver notato la sofferenza del Cristo tra l'elaborata maglia grafica e multitonale del dipinto, la  flagellazione di Falbo, pone chiare le esigenze estreme del pensiero dell'Artista che ne esaspera i termini dell’accusa e dell’affermazione; fra l’altro è l'America, e soprattutto lo spirito dell’Impero a essere additato tramite il dollaro, simbolo del materialismo, impresso su tela che per virulenza e acutezza è stato elaborato dietro la drasticità della formulazione, dietro il grandioso gesto teatrale e pittorico che regge il tutto. 

Molte cose sono da scoprire in questa misteriosa tela dietro la quale Marisa Falbo sembra voler configurare il destino umano, dove anche la sua arte labirintica dà una prova suprema e non meraviglia che molti si possano perdere nei meandri di questa quinta sacra che sembra quasi un proclama cosmico.

Certo è che quest’opera è un unicum e con essa deve confrontarsi alla fine chiunque si avvicini al sacro; vi troverà un'essenza che con la forza della verità del veggente annuncia cose che in buona parte aspettano ancora di essere capite dell'umanità.

Tutti questi elementi di evoluzione stilistica e culturale pongono la pittrice Marisa Falbo nella schiera degli artisti più evoluti, maturi e raffinati dell’olimpo artistico contemporaneo.




Melinda Miceli Scrittrice e Critico d'arte

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