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Le “Femmes Fatales” di Boldini risplendono alla Galleria d'Arte Moderna

Le “Femmes Fatales” di Boldini risplendono alla Galleria d'Arte Modernahttp://www.okarte.it
Chiusura 17/06/2018
di Francesca Bellola
Dal suo studio è passata tutta la “crème” della Belle Epoque. Non c'è stata principessa, marchesa, contessa, attrice, aristocratica e modella che non si sia sottoposta alle sedute nel suo atelier per poter vantare in casa propria un suo ritratto. Stiamo parlando di Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) il pittore di fama internazionale, amante della vita mondana, amico di Marcel Proust e frequentatore dei locali “giusti”.
via Palestro, 16 Milano mappa
Inaugurazione 16/03/2018
Dal suo studio è passata tutta la “crème” della Belle Epoque. Non c'è stata principessa, marchesa, contessa, attrice, aristocratica e modella che non si sia sottoposta alle sedute nel suo atelier per poter vantare in casa propria un suo ritratto. Stiamo parlando di Giovanni Boldini (Ferrara 1842 – Parigi 1931) il pittore di fama internazionale, amante della vita mondana, amico di Marcel Proust e frequentatore dei locali “giusti”, dalle corse a Longchamps alle colazioni da Maxim's, nonché stratega nell'intercorrere le relazioni sociali per ambire a frequentare i salotti che contano.

La Galleria d’Arte Moderna - GAM - di Milano ospita, fino al 17 giugno 2018, l'artista amatissimo dal pubblico con la mostra “Boldini. Ritratto di signora” in collaborazione con il Museo Giovanni Boldini di Ferrara.
Il piccolo e prezioso fulcro di capolavori raccolti a Milano è stato reso possibile grazie al contributo di UBS e allo scambio con il museo ferrarese che ha concesso un nucleo di undici opere del maestro sulle quindici esposte. Per contro tre importanti dipinti di Giovanni Segantini arricchiranno la mostra “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni” al Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 10 giugno 2018.

GAM riserva inoltre particolare attenzione a Paul-César Helleu, amico di Boldini dalla cui elegante pittura verrà inevitabilmente influenzato, con uno straordinario corpus di 10 ritratti incisi a puntasecca insieme a tre piccoli bronzi di figure femminili realizzati da Paul Troubetzkoy.
Aprono il percorso espositivo tre grandi tele dipinte tra il 1889 e il 1916, “La contesse de Leusse”, “La passeggiata al Bois de Boulogne”, ritraente i coniugi Lydig, e la celebre “Signora in rosa”, ovvero la cilena Olivia Concha de Fontecilla cosmopolita, colta e ricchissima, mondana ed inquieta. Ad introdurre l’esposizione è lo stesso Boldini con il suo vibrante autoritratto del 1892.

Non era bello il piccolo Boldini con il suo metro e mezzo di statura, ma aveva imparato alcuni trucchi per sedurre le sue dame ritraendole in pose slanciate ed eleganti, eliminando quegli inestetismi indesiderati. Scriveva il maestro al suo amico, ricco possidente e pittore per hobby, Cristiano Banti: “Non verrò più a Firenze, ho un'amante qui da far venire l'acquolina in bocca e mi sono affidato al mercante Goupil che mi dà denaro quanto ne voglio”. L'amante in questione è la contessa Gabrielle de Rasty che lo introdusse nei salotti della nobiltà francese.

Non sappiamo quanto fosse vera questa sua esternazione fatta in piena maturità al suo amico ferrarese Filippo de Pisis: “Anche quando ero giovane non è che mi piacesse il lusso: niente affatto, ma vivere in società era necessario per me”. Tant'è. Il suo ultimo amore fu Emilia Cardora che sposò all'età di 87 anni creando un certo scandalo, visto che lei era già stata sposata ed aveva appena 30 anni. Con la giornalista magra e bruna della Gazzetta del Popolo di Torino, sbocciò l'amore durante un'intervista concessa dall'artista tre anni prima.
Alla sua morte sarà lei a gestirne l’enorme patrimonio artistico e a donare alla città natale lo straordinario nucleo di opere da cui nasce il Museo Giovanni Boldini.
Mostra imperdibile, questione di charme.
 
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