Il 31 ottobre si terranno due delle più importanti aste della programmazione annuale di Pandolfini, frutto di un fondamentale lavoro di selezione delle opere compiuto da tutti gli esperti nel corso dell’intero anno.

CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE, vendita del tutto particolare giunta alla sua quinta edizione, dove sono presentati lotti selezionatissimi per ogni dipartimento e OPERE DI ECCEZIONALE INTERESSE STORICO ARTISTICO, esclusivamente dedicata a opere d’arte vincolate o com’è gergo comune tra gli addetti ai lavori “notificate”, cioè dichiarate da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di“particolare importanza” nell’ambito del patrimonio culturale italiano. La vendita, nata lo scorso anno nel solco di quello spirito di innovazione che contraddistingue la strategia di Pandolfini, è già un evento di grande richiamo in virtù degli ottimi risultati che ne hanno contraddistinto il debutto.

Se la prima asta ha visto sancire il suo successo da diversi record mondiali e italiani, la seconda già nella prima edizione ha segnato ottime percentuali e importanti vendite a Istituzioni e Musei, dalle Gallerie degli Uffizi al MiBAC.

CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE anche quest’anno si rivolge al collezionismo più colto e preparato in virtù della rilevanza delle opere proposte che oltre all’imprescindibile qualità possiedono tutti quegli atout necessari per diventare appetibili anche dal collezionismo internazionale.

La vendita, che avrà luogo a Palazzo Ramirez-Montalvo nel pomeriggio del 31 ottobre, conta in catalogo una bella e importante presenza del dipartimento di Dipinti Antichi che presenta tre opere, due di autori stranieri operanti in Italia e, in un caso, indissolubilmente legati alla cultura del nostro Paese.

Si tratta, in ordine cronologico, del Ragazzo che soffia su un tizzone ardente, opera giovanile di Gerrit van Honthorst eseguita intorno al 1615 la cui valutazione è di 300.000/500.000 euro, un olio su tela che è una delle opere più antiche a giustificare il soprannome di Gherardo delle Notti con cui l’artista fu noto in Italia. Già conosciuto a Firenze per essere stato esposto alla monografica sul pittore olandese tenuta agli Uffizi nel 2015, il dipinto si rivolge ai collezionisti che negli ultimi vent’anni si sono appassionati ai seguaci italiani e stranieri di Caravaggio.

Altrettanto eccezionale nelle aste italiane è la presenza in catalogo di una veduta romana di Gaspar van Wittel, il pittore olandese che per primo mostrò ai viaggiatori stranieri l’immagine contemporanea dell’Italia e in particolare della sua città di elezione. Pittore di Roma moderna, secondo la felice definizione del Lanzi, nel dipinto VEDUTA DEL TEVERE CON CASTEL SANT’ANGELO E SAN PIETRO SULLO SFONDO Van Wittel presenta uno scorcio indimenticabile della Città Eterna, sintesi della sua identità classica e cristiana, e insieme della sua dimensione quotidiana nel primo Settecento. Il dipinto, che si segnala anche per l’importante provenienza dalla famiglia reale inglese e per la sua assoluta novità al mercato dell’arte, è in catalogo con la stima di 500.000/800.000 euro.

Proviene da una collezione privata che lo custodiva da oltre mezzo secolo la Madonna col Bambino di Giovan Battista Piazzetta, valutata 80.000/120.000 euro, pubblicata da Roberto Longhi nel suo illuminante “Viatico” per la pittura veneziana. Quest’opera, che Pandolfini è orgogliosa di poter offrire ai collezionisti italiani e stranieri appassionati di un pittore ormai sempre più raro, riappare solo oggi dopo essere stata ammirata alla fine del Settecento nella raccolta di uno dei suoi maggiori committenti privati.


Restiamo in ambito pittorico con due lotti presentati dal dipartimento Dipinti del XIX secolo. Il primo, A chacun sa chimère di Henri-Jean-Guillaume Martin, un olio su tela stimato 100.000/150.000 euro, è lo studio preparatorio per l’omonimo monumentale e importante dipinto simbolista conservato al Musée des Beaux-arts di Bordeaux dal 1901.

Il secondo è opera di Mosè Bianchi, pittore verista nel senso più stretto della parola da annoverarsi tra i più famosi artisti dell’800 italiano, una notorietà che lo accompagnò anche all’estero grazie a Goupil, mercante e editore da cui passarono i più importanti pittori del tempo. Vecchia Milano, valutata 50.000/70.000 euro, è un dipinto di grande respiro caratterizzato da una pennellata vibrante e una gamma coloristica intensa.

Di gusto internazionale è la coppia di torchères selezionate dal dipartimento di International Fine Art. Imponenti nei loro due metri e mezzo di altezza, questi due straordinari oggetti d’arte in bronzo dorato sono stati creati da un raffinato artista inglese nella Londra del 1835 circa e sono giunti a noi dal palazzo avito di una aristocratica famiglia toscana. La loro stima è di 30.000/50.000 euro.

Poco inferiore, 30.000/40.000 euro, è la valutazione con cui è inserita in catalogo la coppia di crateri a calice presentata dal dipartimento Argenti. Provengono da una collezione privata e furono eseguiti a Venezia nel secondo quarto del XVIII secolo nella Bottega all’insegna del Trofeo, probabilmente dall’argentiere Andrea Fulici. Oltre alla punzonatura veneziana del Settecento, i vasi recano il punzone di ingresso in Olanda, presente sulle opere in argento di manifattura estera e usato dal 1814 al 1953.

I due Crateri riprendono, per forma e decorazione, i modelli dei vasi a cratere in marmo del periodo neoattico. Nella forma il riferimento più maestoso è senza dubbio il Vaso Medici, ma un altro grandioso riferimento è, senza dubbio, il Vaso Borghese in cui ritornano sia la forma del cratere sia la decorazione con fregio di Menadi, figure mitologiche e pantere atte a danzare in un corteo dionisiaco.

Dal Settecento veneziano a quello napoletano con l’ASSORTIMENTO DI PIATTI DAL SERVIZIO DELLE VEDUTE DEL REGNO, DETTO DELL'OCA,eseguito tra il1793 e il 1795 nella REAL FABBRICA FERDINANDEA la cui valutazione è di 10.000/15.000 euro. Non poteva mancare una maiolica rinascimentale, settore nel quale da molti anni Pandolfini riveste un ruolo di primaria importanza e riferimento. È una COPPA creata nella Bottega di Guido Durantino nel 1542 che al piede reca il monogramma “AM, F.S.”, decorata in policromia con la scena di San Girolamo che toglie la spina dal piede del leone e in catalogo con la stima di 40.000/60.000 euro.

È di metà Settecento e geograficamente riconducibile ai territori dello Stato Pontificio uno dei due lotti presentati dal dipartimento Mobili, Arredi e Oggetti d’Arte, si tratta di una Coppia di Cassettoni dalle linee morbide ed eleganti costruiti in legno di pioppo e lastronati in radica di olmo e di noce con filettature in essenze esotiche come il padouk e il citronnier. Bocchette, maniglie e i piedi calzati sono in bronzo cesellato e dorato, mentre sono in legno intagliato e dorato le applicazioni floreali che ornano i montanti del fronte. La loro valutazione è di 40.000/60.000 euro, mentre è di 60.000/90.000 euro la stima dell’altro lotto del dipartimento, un piano di tavolo in commesso di pietre policrome eseguito agli inizi del XVII secolo da artigiani-artisti fiorentini.

Torna nel catalogo dei Capolavori il dipartimento Arti Decorative del XX secolo e Design con tre lotti di grande interesse. Due sono una Coppia di Angoliere e un Tavolino da caffè progettati da Gio Ponti tra il 1930 e il 31, anni in cui con l’altro architetto milanese Tommaso Buzzi si occupò del restauro di Villa Vittoria a Firenze allor quando fu acquistata dai conti Alessandro e Vittoria Contini Bonacossi. Le angoliere, quasi fossero degli arredi a doppio corpo, hanno la base con antine di vetro e l’alzata a giorno scandita da piccole mensole e sormontata da un decoro in bronzo. La loro valutazione è di 90.000/120.000 euro, mentre sono richiesti 40.000/90.000 euro per il tavolino da caffè in legno di noce con gambe a doppia crociera che inscrivono un piano da appoggio e sorreggono il piano circolare bordato da un’alta fascia di bronzo.

Il terzo arredo proposto con la stima di 60.000/80.000 euro è una Console progettata da Osvaldo Borsani e Lucio Fontana nel 1950. Il piano in ardesia nera poggia su un panno svolazzante sorretto da quattro figure di piccoli putti, il tutto in legno scolpito e dorato.


La giornata del 31 ottobre si concluderà con la venditaopere di eccezionale interesse storico artistico che parte con tutti i presupposti di rinnovare il successo ottenuto lo scorso anno, quando per la prima volta in assoluto Pandolfini propose questo format che permette al collezionista privato di avere in collezione “un pezzo da Museo”.

Come afferma Pietro De Bernardi: ”È stata una scommessa vinta, il collezionismo più colto e lungimirante ha capito la grande potenzialità di questo genere di proposte. La Notifica è un vincolo che in Pandolfini abbiamo compreso deve essere vista dal suo lato positivo quello di un suggello di garanzia, per tutti, dalle Istituzioni ai collezionisti privati, sul valore dell’opera.”

Nel corpus delle opere proposte troviamo alcuni arredi, che proprio perché soggetti all’uso e quindi all’usura del tempo quando sono di grande pregio artistico e in ottimo stato di conservazione necessitano di particolare attenzione.

È questo il caso di uno strepitoso tavolo da parata rinascimentale realizzato a Siena alla fine del XVI secolo che sarà proposto con una stima di 30.000/50.000 euro. Un abilissimo artigiano-artista ha sontuosamente scolpito con festoni e figure tre sostegni terminati a zampa di leone e uniti da traverse centrate da stemmi nobiliari sui quali poggia il piano rettangolare lungo oltre quattro metri.

L’area di esecuzione di questo straordinario tavolo è stata individuata identificando gli stemmi scolpiti sui sostegni e il blasone che ricorre in tutti che è a tutta evidenza quello della famiglia committente. Esso è stato riconosciuto come quello della famiglia Pannilini di Siena. Per quanto riguarda gli altri blasoni, partiti alla sinistra di quello dei Pannolini, si notano lo stemma dei Fulvii, dei Petrucci, dei Marchesi del Monte S. Maria detti Bourbon del Monte. Il capo degli stemmi, caricato in tre casi di una croce biforcata a otto punte, indica che il possessore dello stemma è dignitario dell’Ordine Militare di S. Stefano di Toscana. Tutte queste famiglie sono senesi, o di località non lontane da Siena.

Ugualmente straordinaria è la Culla realizzata a Roma nel 1700 circa che per la ricchezza e complessità dell’opera scultorea si può definire di “impianto berniniano”. Realizzata in legno dorato e parzialmente laccato è in catalogo con la valutazione di 90.000/130.000 euro.

Si conoscono poche culle di questa qualità giunte sino a noi, mentre dagli archivi traspare l’attenzione che le grandi famiglie romane prestavano per questo tipo di manufatto, che serviva alla presentazione dei neonati presso la nobiltà di tutta Europa, mostrando allo stesso tempo la grandezza della casata.

Ideale legame tra arredi e pittura di soggetto religioso è una monumentale Cona d’altare in legno intagliato e dorato di Manifattura Veneta realizzata nei primi anni del XVII secolo, in catalogo per la cifra di 15.000/25.000 euro. La Cona, che manca della base e proveniente da una cappella gentilizia di difficile individuazione, in tempi recenti era conservata nella villa medicea di Lappeggi, messa all’asta dai Lorena nel 1814.

In catalogo non mancano le opere pittoriche, quelle che più facilmente nell’immaginario collettivo possono essere oggetto di “notifica”. Tra queste troviamo una bellissima tempera su tavola del pittore bolognese Francesco Francia che raffigura una Madonna con bambino la cui stima è di 100.000/150.000 euro. La Madonna con Bambino in piedi su un parapetto presenta uno schema compositivo utilizzatopiù volte con successo dal maestro, anche con varianti e aggiunte di personaggi come nella Sacra Famiglia di Budapest.

Proseguendo in ordine cronologico troviamo il ritratto di vecchio del veronese Marcantonio Bassetti, un olio su carta applicata su tela di straordinaria forza realistica, realizzato stendendo pennellate pastose sopra macchie di colore intrise di luce. L’opera è lo studio preparatorio per una delle figure della Pala dei cinque vescovi che secondo la letteratura dell’epoca, fu portata a termine a Roma nel 1619 e tempestivamente trasferita a Verona dove venne collocata nella Chiesa di Santo Stefano, ha una stima di 10.000/15.000 euro.

Chiudiamo con un altro dipinto, SAN LUIGI DI FRANCIA, restituito al catalogo di Giovanni Camillo Sagrestani da Mina Gregori in occasione della mostra del 1965 che inaugurava gli studi sul Sei e Settecento fiorentino. L’opera, valutata 20.000/30.000 euro, è una piccola pala ad olio su tela che proviene dalla cappella privata di Villa Tempi.


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