htRicami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004tp://www.okarte.it
Chiusura 12/02/2017
L’esposizione propone per la prima volta un percorso centrato su una tecnica particolare: il ricamo con paillettes e lustrini. Un viaggio tra nobili metalli e luce che dal 15 dicembre sino al 2 luglio è possibile intraprendere nelle sale espositive di Palazzo Morando, dove si può ammirare l’evoluzione di questa particolare tecnica dal 1770 sino al 2004.
Via Sant'Andrea, 6 Milano mappa
Inaugurazione 15/12/2016
Apre al pubblico il 15 dicembre 2016 al primo piano di Palazzo Morando|Costume Moda Immagine in via Sant’Andra 6, la mostra “Ricami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004”, promossa da Comune di Milano|Cultura, Direzione Musei Storici e realizzata da Opera d’Arte, a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.

L’esposizione propone per la prima volta un percorso centrato su una tecnica particolare: il ricamo con paillettes e lustrini. Un viaggio tra nobili metalli e luce che dal 15 dicembre sino al 2 luglio è possibile intraprendere nelle sale espositive di Palazzo Morando, dove si può ammirare l’evoluzione di questa particolare tecnica dal 1770 sino al 2004.

Le sale del primo piano accolgono circa venti abiti, molti dei quali inediti, che rappresentano una piccola ma preziosa selezione degli oltre 4000 pezzi della collezione civica di abiti conservati a Palazzo Morando. 
Attraverso l’esposizione di abiti, femminili e maschili, è possibile ripercorrere la storia dei preziosi dischetti, della loro lavorazione - dall’utilizzo del metallo nei secoli passati, alle diverse e numerose varianti novecentesche (prima in gelatina animale, poi in cellulosa e in PVC o in materiali sintetici) – e di oltre duecento anni di storia della moda.
È infatti molto antica la consuetudine di decorare e impreziosire le vesti cucendovi sopra monete d’oro. Da questa tradizione nascono le paillettes che, almeno dal Trecento e con diversi nomi (magete, tremolanti, lustrini, bisantini, ecc), percorrono la storia della moda e del costume.

Ad aprire il percorso sono alcuni rari abiti settecenteschi che attestano il fantasioso e abbondante uso dei dischetti in metallo (soprattutto argento e argento dorato, ma anche rame) sia per la donna che per l’uomo. Un simbolo di ricchezza che, nell’abbigliamento maschile, viene lentamente abbandonato nel corso dell’Ottocento, per rimanere solo nei settori più tradizionali, come l’abbigliamento religioso, le uniforme civili e gli abiti di corte.

Quasi sparite nell’uomo, paillettes e lustrini saranno prerogativa soprattutto delle donne, impiegate negli abiti di corte – come dimostra la veste esposta che si dice appartenuta a Elisa Baiocchi, sorella di Napoleone – e per l’abbigliamento, rappresentato in mostra da una ventina di pezzi che ricoprono oltre un secolo: dalle ricche e opulente vesti “belle époque” alla misteriosa ed eterea 'donna-serpente’ degli anni Venti, fino alla 'donna-diva’ degli anni Cinquanta.

Paillettes che vengono rilette in chiave più dinamica, innovativa e fantasiosa negli anni Sessanta, le cui forme più veloci, meno costruite e artificiose, rimandano al nuovo modello sociale e a un nuovo modo, più ironico e leggero, di interpretare non solo le paillettes ma il ricamo in generale. Un gusto scenico e teatrale che continuerà anche negli anni Settanta e Ottanta, quando vengono sfruttate appieno le loro potenzialità decorative grazie alle continue scoperte e invenzioni relative ai materiali impiegati e al modo di applicarle sul tessuto. Ricerche che continuano fino ai nostri giorni, come dimostra il ricco abito di Roberto Cavalli che chiude l’esposizione.

L'esposizione è accompagnata dal catalogo Galaad Edizioni (Milano 2016).
Mentre prosegue al piano terra di Palazzo Morando la mostra fotografica “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, in programma fino al 12 febbraio.
 
ORARI: da martedì a domenica: ore 9_13 e 14_17.30
T. +39 02 884 65735 – 46056  [email protected] 
 www.civicheraccoltestoriche.mi.it

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