pariani londraChiusura 14/10/2018
di Stefano Pariani
The Photographers' Gallery è una meta d'obbligo a Londra per chiunque ami la fotografia d'autore. Aperta nel 1971 a Covent Garden, la galleria ha da sempre proposto mostre importanti, convinta del ruolo culturale e sociale della fotografia come forma d'arte. Sono passate nella galleria le opere di Robert Capa, Sebastiao Salgado e Juergen Teller, solo per fare alcuni nomi.
16-18 Ramillies Street, Soho London mappa
Inaugurazione 15/06/2018
The Photographers' Gallery è una meta d'obbligo a Londra per chiunque ami la fotografia d'autore. Aperta nel 1971 a Covent Garden, la galleria ha da sempre proposto mostre importanti, convinta del ruolo culturale e sociale della fotografia come forma d'arte. Sono passate nella galleria le opere di Robert Capa, Sebastiao Salgado e Juergen Teller, solo per fare alcuni nomi. Nel 2012 ha aperto la sua nuova sede nella zona di Soho in un ex-laboratorio tessile, disponendo le sue sale su diversi piani espositivi, che ospitano anche più di una mostra fotografica, oltre ad attività culturali e incontri.

In questo periodo è in scena l'opera fotografica e cinematografica di un'artista molto interessante, l'americana Alex Prager, nella mostra “Silver Lake Drive”. Nata a Los Angeles nel 1979, la Prager è suggestionata dall'immaginario e dall'estetica hollywoodiana di metà '900 e realizza scatti dai colori accesi e dall'impianto cinematografico, alcuni dei quali affollati da personaggi che sembrano colti in un fermo immagine o protagonisti di una studiata mise en scène. Sono le fotografie della serie “Crowd”, che mostrano una variopinta moltitudine di persone atteggiate in diverse pose ed espressioni in ampi spazi - strade, cinema, spiagge - con acconciature, abbigliamenti e oggetti che sono un dichiarato omaggio agli anni '50 e '60. Si viene così proiettati in un altro mondo, dove si perdono i confini tra realtà e finzione, e lo sguardo viene catturato da questi personaggi, a volte surreali, che popolano il mondo dell'artista americana.

Accanto a questa tipologia di foto la Prager rende in altri momenti protagonista assoluta la figura femminile in pose molto stilizzate, che richiamano i film di Hitchcock (“The Big Valley: Eve” è un esplicito riferimento a Tippi Hedren ne “Gli uccelli”) o le malinconiche eroine dei film di Douglas Sirk, in cui la ricerca estetica di luci, colori e inquadrature è studiatissima e precisa.

L'artista americana è anche filmaker e in mostra sono proiettati in piccole sale, in stretto dialogo con le fotografie esposte, i suoi lavori, cominciando da “Despair” (2010), un cortometraggio presentato al MoMA nella collettiva “New Photography”, in cui una giovane donna (Bryce Dallas Howard) che pare uscita da un mèlo anni '50 prende una drammatica decisione dopo una telefonata da una cabina in strada. “La petite mort” (2012) segue lo sguardo elegante e ipnotico di Judith Godreche lungo il tragitto di binari fatali, mentre uno dei suoi più recenti lavori, “La grande Sortie”, lascia il territorio losangelino per l'Opéra Bastille di Parigi, dove la prima ballerina (Emilie Cozette) affronta la sua performance davanti al pubblico in un crescendo di ansia e allucinazioni, faccia a faccia con la sua recondita paura: il giudizio del critico più severo, ossia se stessa.

Scoprire l'opera di Alex Prager, in Italia forse ancora poco nota, può essere un'esperienza in qualche modo totalizzante: volti, sguardi, stile e rimandi iconografici trasportano in una dimensione-altra, estetizzante e glamour, dalla quale ci si sente attratti e, forse, anche ipnotizzati.

Alex Prager: Silver Lake Drive
The Photographers' Gallery
16-18 Ramillies Street, Soho
London
15/06 – 14/10/2018


 
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