Scala
Chiusura 30/12/2018
di Clara Bartolini   
Per i 240 anni del teatro più famoso del mondo, una bella mostra ne racconta la storia e i tanti cambiamenti che, pur trasformandolo, hanno mantenuto salda la sua identità e il suo splendore, visitabile fino al 30 aprile.
Via Filodrammatici 2 Milano mappa
Inaugurazione 11/12/2018
Per i 240 anni del teatro più famoso del mondo, una bella mostra ne racconta la storia e i tanti cambiamenti che, pur trasformandolo, hanno mantenuto salda la sua identità e il suo splendore, visitabile fino al 30 aprile. L'allestimento è curato da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto e la mostra si sviluppata tra le sale della Biblioteca Livia Simone, il Museo Teatrale e il Ridotto dei Palchi e presenta anche il futuro progetto seguito dall'architetto Botta con un nuovo edificio in via Verdi. Il catalogo della mostra è realizzato dal partner editoriale Treccani. Intesa Sanpaolo, main sponsor, che ospiterà successivamente nella sua sede di Gallerie d'Italia, al fianco della Scala, la splendida maquette in legno pregiato, che rimarrà esposta a lungo. Edison e Mapei partecipano anch'essi alla sponsorizzazione.

Dal progetto iniziale del Piermarini, allievo del Vanvitelli che rifiutò di occuparsene, alle novità estetico - tecnologiche, si arriva fino agli interventi dell'archi star svizzero Botta. Passando per i primi rinnovamenti apportati da Alessandro Sanquirico, architetto  e scenografo o nel 1831 da Giuseppe Tazzini che progettò il porticato su via Filodrammatici. Nel 1856 si diede vita a Piazza della Scala, dal nome della chiesa che venne abbattuta per far posto al teatro, demolendo una fila di case, per intrecciare meglio la vita della città con quella del teatro, costruendolo in questo luogo dopo l'incendio del Teatro di Corte. Nel 1883 la piazza venne elettrificata da Edison. All'arrivo di Arturo Toscanini, inoltre, molte cose cambiarono nella fruizione dell'opera, il grande direttore pretese che ci fosse buio in sala e nessuno potesse entrare ad opera iniziata, oltre a imporre il silenzio e non più il vociare salottiero. Nel 1907 fu abbassata la sede dell'orchestra. Lorenzo Luigi Secchi fu il grande rinnovatore del 900, a lui si deve l'aspetto che ha oggi il teatro, poiché fu lui a dedicarsi al restauro dopo i danni procurati dai bombardamenti dell'ultima guerra. 

Gli interventi ultimati da Botta nel 2004, dimostrano una grande sensibilità nel comprendere di lavorare su un patrimonio che tutta l'umanità ci invidia. Questo operare per la comunità intera, lo ha spinto in direzioni apprezzabili e la mostra ne documenta il lavoro. Riporta cronologicamente ogni evento o trasformazione che abbia interessato il teatro con pannelli esplicativi, filmati e una splendida maquette in legno pregiato realizzata da Ivan Kunz, che riproduce in scala una sezione del teatro. Davvero drammatico il filmato che mostra i danni procurati dai bombardamenti. Una ferita che, portando alla ricostruzione, permise di migliorare anche l'acustica del teatro. Si ricorda anche il grande musicista Christoph Willibald Gluck, che preferì lasciare l'onere dell'inaugurazione del teatro nel 1778 a Antonio Salieri, con l'opera “Europa riconosciuta”. L'intervento affidato a Botta, ultimato nel 2004, si è interessato al miglioramento delle parti funzionali del teatro, con l'ausilio dell'architetto Elisabetta Fabbri, dell'ingegnere e scenografo della Scala Franco Malgrande insieme all'architetto Emilio Pizzi. I rifacimenti hanno aumentato l'area scenica ed è stata costruita una torre visibile dall'esterno, che assolve funzioni tecniche.

I futuri lavori sul lato di via Verdi, aumenteranno ancora la profondità del palcoscenico e offriranno nuovi spazi a tutti: musicisti, ballerini e tecnici. La fine dei lavori è prevista per il 2022, quando sul palcoscenico potranno entrare persino treni, elefanti o sarà possibile simulare fiumi. Il teatro alla Scala sarà dotato di una tecnologia d'avanguardia, che darà a tutti quelli che vi operano possibilità altrove improponibili. La consulenza acustica sarà data dal progettista Yasuhisa Toyota. Per ogni prima della Scala le maestranze che vi si dedicano riescono a superare se stesse. Come è accaduto quest'anno con Attila, l'opera giovanile di Verdi, che ha proposto scenografie grandiose, splendide luci, proiezione di filmati davvero toccanti e, naturalmente, la direzione di un Maestro del valore di Chailly, impareggiabili interpreti, ambientazioni e costumi che hanno reso l'opera davvero capace di trasformarsi in una metafora contemporanea, adatta a questo momento storico. Questo tempio della musica, in perenne movimento, è un vero fiore all'occhiello per Milano. Una mostra da vedere per apprezzare, comprendere ed essere partecipi del tesoro del quale disponiamo in città. 

Foto: La Magnifica Fabbrica. 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta, Museo Teatrale alla Scala, Milano
 
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