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NOVELLA: "LA COLLINA DEI FICHI D'INDIA" (di Roberto Zaoner)

di ROBERTO ZAONER

La finestra si apriva come d’incanto, coi suoi cigolii che accompagnavano il cinguettio degli uccellini e il frinire dei grilli, che coi loro canti attiravano le femmine per la fecondazione. Rinascita della vita è la primavera.
Le cerniere andavano oleate, ma si rimandava sempre. Forse era piacevole anche sentirle vicine per assaporare la vetustà della casa rurale. LA COLLINA DEI FICHI DINDIAE come per magia tutto si presentava agli occhi di Luciana. Il paesaggio agreste profumava di primavera, con i suoi primordiali bagliori, dopo un lungo inverno e copiose piogge.
Luciana aspettava in silenzio. La mattinata era lunga. Poteva attendere.


Ed ecco da lontano una figura che le veniva a conoscere. Francesca si avvicinava alla casa, raggiante. E Luciana poteva finalmente incontrarsi con sua cugina. La radiosità raggiunta si perpetuava in un caro e affettuoso abbraccio. Era come se non si fossero più riviste da anni. Sentimenti d’affetto genuino di due ragazzine, strette anche da legami di sangue. “O bella giovinezza spensierata e gioiosa….” pensava donna Teresa, mamma di Luciana. E un’altra giovane si faceva invece attendere. Sempre lei, la ritardataria: Maria Luisa. Ma a questi ritardi Luciana e Francesca non facevano più caso. L’importante era rivedersi e giocare insieme. Le raccomandazioni della mamma di Luciana, non senza un velo di preoccupazioni, erano chiare alle due ragazze. Pericoli e fantasmi vedeva la donna lungo la strada che avrebbero intrapreso le ragazze. Bussava alla porta, finalmente, Maria Luisa, che scusandosi per il ritardo, si faceva perdonare con uno smagliante sorriso rivolto alle amiche e abbracciandole. Era il momento di andare. Un secchio e gli arnesi quanto bastavano per un puro divertimento.

Le tre amiche non aspettavano altro. Donna Teresa li tirò fuori da uno sgabuzzino di un rudere accanto all’abitazione e li cedette alle tre ragazze, che felici s’incamminarono lungo un sentiero accompagnato da cespugli spinosi, e che costeggiava una collina amena, che tutti chiamavano “la collina dei fichi d’india”, ricca di colture, e che dava a chi la contemplava un senso di serenità, e intrisa di odore di terra bagnata dalla pioggia del giorno appena trascorso. Il cammino che le tre giovani donne stavano percorrendo era stancante. Ma la fatica non si faceva sentire, tale era la gioia di stare insieme, con animo di piena e viva letizia. E al gradevole paesaggio campestre facevano eco le loro sbottate di risate. E saltellavano, cantando e fischiando melodie conosciute.



I campi di grano fluttuavano al ritmo del vento, che ora era più forte e poi più leggero, creando delle onde come solo nel mare si manifestano. E il sole, sempre più alto nel cielo, faceva ora sentire i suoi effetti. Le gambe delle ragazzine si facevano più pesanti. Il cammino diventava via via più faticoso. Il sentiero era sempre in salita. Ma la gioia di stare insieme, vissuta dalle ragazzine nella giornata d’inizio primavera, era grande.
“Eccoci arrivate” esclamò Luciana. La zona era da lei molto conosciuta. E davanti a loro si presentavano delle piante di fichi d’india. Erano arrivate nel luogo di destinazione. “Queste piante sono originarie del Messico” affermò Maria Luisa, che voleva sfoggiare una sorta di ostentata cultura agreste. “E fu Cristoforo Colombo a importarne i semi” aggiunse Francesca, sbalordendo chi l’ascoltava. “La finiamo di fare le maestrine…?” incalzò, quasi infastidita, Luciana. E poi, tutte e tre a ridere. Ognuna voleva prevalere sull’altra, ma in modo fanciullesco. “E allora….la iniziamo la raccolta?” soggiunse Luciana. “Dammi u’ cuppu!” “Dammi u’ cuppu!” chiedevano Luciana e Francesca, e Maria Luisa, dopo aver dato a loro i due attrezzi, teneva in alto il secchio per raccogliere i frutti che si staccavano dalle pale della pianta.E cantavano e ridevano. Il tempo si era fermato. E gioivano, cantando e dondolandosi, mentre raccoglievano i frutti.



Maria interruppe la lettura del libro sotto l’ombrellone, piantato in una spiaggia dalla sabbia granulosa e da un mare limpido e trasparente, e dal colore di un azzurro intenso, che si confondeva con quello del cielo. Era un luogo situato lungo quella che viene chiamata la “costa degli dei”, in Calabria, sul versante tirrenico, che dalla cittadina di Pizzo Calabro, toccando Tropea e Capo Vaticano, scendeva verso sud, fino a giungere a Nicotera. Il marito sfogliava le pagine di un opuscolo. “Roberto, sto leggendo un libro, e dalle prime pagine, è strano, ma mi sembra di rivivere la mia amata gioventù, quando scorrazzavo lungo la campagna di casa mia, felice, insieme ad una mia cugina e ad una mia cara amica di gioventù, conosciuta a scuola, proprio come ho appena letto nel libro.”

09 settembre 2017.
Roberto Zaoner


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