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di Roberto Zaoner                   (tratto da una vicenda realmente vissuta)


Me ne andrò voltandomi, e lascio il mio passato dietro me. E i miei occhi ti

seguono mentre vai ormai per la tua strada. Guarderò al futuro, se è questo

che vuoi. 

Ripenso a quello che ho fatto, alle frasi che ho detto e a tutto quello che non

ho ascoltato di te. Si disperdono nell'aria tutte le cose che abbiamo, e

bruciano al fuoco di un’esistenza perduta, di un amore finito, insieme a

questi ricordi che ho di te. Me ne vado con le gambe tremanti e mi sento

bruciare nell’anima. Giro l’angolo di questo enorme palazzo color

melanzana, con la morte nel cuore. E arsi silenzi tutt’intorno a me.

 

 

Rivedo le frasi che ho detto, i tuoi momenti di pianto. Non hai saputo

aspettare. Non ti ho saputo capire. Sento le tue parole che non so più

cancellare. Le tue sofferenze e i tuoi pianti di quando eri in pena per me. I

ricordi li rivivo e vorrei ricominciare tutto com’era, con le tue risate che mi

stringevano a te.

Stavo male. Me ne stavo andando da tutto e da tutti, e momenti duri e

inaccettabili bagnavano di lacrime le tue disperazioni di vedermi com’ero. E

io ti amavo com’eri. E vedermi in quello stato mi amavi di più, e tutto intorno

a noi si muoveva in un vortice di amorevole tenerezza. Amore tormentato da

una fragile esistenza e penosa sofferenza.

 

 

Nessuno può darti quello che ti ho dato io. Non potrai mai realizzare tutto ciò

che abbiamo creato insieme. I nostri amati figli sono i frutti di un amore

inespugnabile allora, distruttoadesso che non hai che parole amare per me e

che mi feriscono e scuotono di dolore il cuor mio. E ho perso per sempre il

mio spirito che vagheggiava una vita insieme a te e ai nostri

pargoletti. Adesso non mi resta che guardarti mentre incurante della mia

presenza te ne torni per la tua strada, ed io con lo sguardo perso nel vuoto e

col viso rivolto verso il basso vado via.

 

 

Sconfitto, faccio fatica ad accorgermi dei bagliori di questo asfalto di strada

che restituisce i luccichii dei raggi del sole e colpiscono i miei occhi lucidi di

lacrime, ormai perduti in ricordi che non mi lasceranno più. E vado incontro

al mio incerto destino, che non mi riserva alcunché, se non un triste e

inconsistente presente. E mi nutrirò del il mio futuro, che sarà perso nella

solitudine insieme al mio spirito copioso di afflizione e pianto. Triste la mia

sorte con le nostre colpe vissute insieme. Non hai saputo aspettare. Non ti

ho saputo ascoltare. Sparirò, ma tutto mi ricorda di te. Ti avevo dato un

futuro, un sicuro lavoro. Ma tu non hai voluto accettare questa nostra invisa

lontananza, e pensavi ai nostri bimbi che non potevano raggiungerti.

 

 

E non potevi accontentarti di un angelo che pensava a tutto per te, e ti

confortava. Non ti bastava e hai cominciato a odiarmi. Non capivi che io

dovevo accettare una realtà amara e drammatica, ma che avrebbe però

portato i suoi frutti. Non hai saputo aspettare. Non ti ho saputo capire. Ed io

sopportavo per il bene della nostra famiglia. E non ho saputo immaginare

che ti avrei perduta per sempre.Cerco le tue risate che mi stringevano a te.

E tu mi amavi. Venivo spesso a trovarti coi nostri figlioli. Nei pressi del tuo

luogo di lavoro vi era una campagna a noi cara. Sdraiati incuranti sull’erba

ancora umida di neve sciolta sotto i raggi di un timido sole di primavera, che

risvegliava la natura con tutta la sua energia, ci guardavamo con intensità e

tristemente volgevamo lo sguardo altrove, consapevoli che quella

incantevole giornata sarebbe finita e tutto sarebbe tornato come prima: tu

lontana da me. L’aria appena umida emanava un inconfondibile e gradevole

odore di terra campestre, e quel dolce effluvio di odorosi glicini color lilla mi

teneva stretto a te. I tuoi sguardi rispecchiavano la tua anima pura come

gigli lanceolati. Noi due a ridere felici e il tuo viso rifulgente di gioia.

 

 

Abbracciati ai nostri figlioletti a fare festa e a inventarci giochi infantili per

divertirli. E loro due a correre lungo i campi, ridendo a gran gioiosa voce, e

giornate che io scolpivo nella mia mente, per immortalarne i magici momenti

vissuti insieme. E quei meli che ci guardavano a invitarci per raccoglierne i

frutti. Giorni felici e spensierati, turbati dal soccombere di una realtà spietata

che ci ricordava come tutto ciò che è bello ha una breve fine. E quei giorni li

porto nel mio cuore. Non hai saputo aspettare che saremmo tornati a vivere

insieme. Non ti ho saputo ascoltare e immaginare che ti avrei persa per

sempre. Sento le tue parole che non so più cancellare. I ricordi che rivivo

non so lasciarli andare.


Mattino del 12/03/2018

Roberto Zaoner

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