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La Galleria Conceptual presenta una mostra dedicata a uno degli artisti più prolifici e sperimentatori del Novecento: Robert Rauschenberg.
La personale raccoglie una serie di opere realizzate fra gli anni ’70 e ’80, durante i viaggi dell’artista tra India, Giappone e Cina: ispirato dalle culture orientali, l’artista introduce nell’opera vari oggetti, operando una fusione fra diversi materiali e la pittura, alla quale non rinuncia mai. Rauschenberg definisce questa personale unione fra cose quotidiane e pittura combine-paintings (dipinti combinati).

La mostra, a cura di Graziano Menolascina, continua in galleria fino al 17 marzo. Via Goffredo Mameli 46  MILANO


I lavori di Robert Rauschenberg hanno una forte unicità, determinata dal modo in cui l’artista sceglie e accosta gli elementi, nonché dalle parti dipinte a mano, la sovrapposizione del collage, le immagini in composizioni reticolari libere e le imperfezioni del processo serigrafico, elementi che distinguono il suo lavoro dalla più fredda Pop Art. Un viaggio intercontinentale tra paesaggi, atmosfere, anime aleatorie. Un alchemico senza restrizioni.

Bike Sand (entrambi del 1974) fanno parte degli Hoarfrosts, eseguiti tra il 1974 e il 1975 con diversi tessuti. Il titolo, che in inglese significa brina, fa riferimento all’Inferno della Divina Commedia: accompagnato dal poeta Virgilio, Dante discende all’inferno, avvolto nella nebbia e nel gelo. L’inizio del XXIV canto recita: “quando la brina in su la terra assempra / l’imagine di sua sorella bianca, / ma poco dura a la sua penna tempra”. Rauschenberg scoprì questa tecnica mentre lavorava con la litografia. Egli notò che la garza usata per pulire le lastre di pietra manteneva tracce della carta da giornale. Usando un solvente che consente alle immagini di essere trasferite su tessuto, iniziò a trasferire le immagini dei giornali su seta, cotone e chiffon. In alcune di queste opere strati di tessuto trasparente o semi-trasparente si sovrappongono, creando delicate composizioni di grande profondità ed eleganza. Gli “Hoarfrosts” parlano di occultamento e di trasparenza, “presentando le immagini nell’ambiguità dell’improvviso immobilizzarsi nella messa a fuoco o del disciogliersi alla vista” (Rauschenberg). Anche le opere uniche Untitled (1979) e Christmas ’88 (1988) sono state realizzate con la stessa tecnica.

Early Egyptian Series 14 (1974), è un’opera che si inserisce nella serie omonima, creata nel 1973-4, il cui materiale dominante è il cartone. L’artista, non senza una certa ironia, prende delle scatole di cartone, le appiattisce, le ricopre di colla e le fa rotolare nella sabbia o le avvolge nella garza come mummie per realizzare grandi sculture o rilievi murali.

L’interesse di Rauschenberg per l’antico Egitto è in parte ispirato da letture e in parte dalle visite al Louvre. Recuperando un elemento come la scatola di cartone, usato e gettato via, l’artista pone l’osservatore di fronte ai temi della caducità e della continuità.

Le opere Hard Eight Box Car (entrambe del 1975) appartengono alla serie Bones, prodotta insieme alla serieUnions, a cui invece afferiscono QuorumJunction Ballots (1975). Entrambe furono realizzate dall’artista durante il mese trascorso in India presso la residenza Gandhi Ashram ad Ahmedabad, un importante centro di produzione tessile. Le prime sono realizzate con carta fatta a mano, tessuto e legno di bamboo; le seconde sono invece composte da stracci e fango, spesso cosparse di spezie per arricchirle del caratteristico aroma, con aggiunta di tessuto, legno e spago. Affascinato dalla cultura indiana, Rauschenberg si lascia ispirare dalle loro tradizioni nell’utilizzo di materiali semplici, come gli stracci e il fango, nel loro assemblaggio e nelle tecniche di tessitura.

La mostra, a cura di Graziano Menolascina, continua in galleria fino al 17 marzo.













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