artisti costruttori di pace
Chiusura 20/01/2019
“Riportare Brera nel cuore della sua città e il visitatore al centro del museo”. Questo l’obiettivo che indicava il 21 gennaio 2016 James Bradburne, nuovo direttore della Pinacoteca di Brera e della Biblioteca Braidense. Un progetto presentato dopo 100 giorni di ascolto della città, che prevedeva il completo riallestimento degli spazi del museo e l’obiettivo ambizioso di far sì che i milanesi tornassero a innamorarsi della Pinacoteca e dei suoi capolavori.
via Brera, 28 Milano mappa
Inaugurazione 04/10/2018
Come in passato il riallestimento è l’occasione per l’apertura al pubblico del VII dialogo, “Attorno a Ingres e Hayez. Sguardi diversi sulle donne di metà Ottocento” (a cura di Isabella Marelli, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, dal 4 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019) e vede un capolavoro della Pinacoteca, in questo caso l’opera di Francesco Hayez, Ritratto di Teresa Manzoni Stampa Borri a confronto con tre importanti opere ospiti: il Ritratto di Madame Gonse di Jean-Auguste-Dominique Ingres del Musèe Ingres di Montauban, il Ritratto di Selene Taccioli Ruga di Francesco Hayez e il busto in gesso di Lorenzo Bartolini Ritratto di Anna Maria Virginia Buoni Bartolini entrambi provenienti da collezioni private.

Un dialogo che offre una riflessione sulla figura femminile intorno alla metà dell’Ottocento ed è il tassello finale del percorso della Pinacoteca diventata oggi uno scrigno ancor più prezioso in cui ammirare le opere in una prospettiva innovativa che porta il museo ad allinearsi a standard internazionali. A completare la ristrutturazione della Pinacoteca l’apertura del Caffè Fernanda, spazio dedicato alla grande direttrice Fernanda Wittgens che fece risorgere il museo nel dopoguerra. Come la Bottega Brera nel cortile, così il Caffè Fernanda, collocato nell’ex ingresso principale, costituisce parte integrante della Pinacoteca, ed entrare nel caffè vorrà dire entrare nel museo. Una trasformazione, quella della Pinacoteca, che è stata possibile con l’autonomia istituzionale che dal 2015 ha consentito di porre il visitatore al centro dell’esperienza museale: un nuovo approccio qualitativo, che ai numeri delle mostre blockbuster predilige la valorizzazione della collezione permanente.

Appuntamenti come i Dialoghi, infatti, sviluppandosi attorno ai capolavori della Pinacoteca e ad alcune opere in prestito, hanno stimolato confronti e approfondimenti, rappresentando l’occasione per il riallestimento di intere sezioni espositive. In tre anni è così cambiato il volto dell’intero complesso di Brera mettendo in pratica sette parole d’ordine che hanno guidato la missione del museo: Brera, ascolto, dialogo, visione, autonomia, accessibilità, accoglienza, da una parte, rendendo la Pinacoteca inclusiva e interattiva, un laboratorio in continuo fermento grazie anche a prestiti che hanno contribuito a promuovere il museo e la sua collezione, dall’altra, arricchendo la sua offerta con opere provenienti da tutto il mondo. Fondamentali, inoltre, gli interventi conservativi realizzati nel laboratorio di restauro interno alla Pinacoteca. In particolare, in occasione del VII dialogo sono state restaurate due fra le più importanti tele di Francesco Hayez: l’Autoritratto del 1848 e il Ritratto di Alessandro Manzoni del 1841. Nella convinzione che la semplice visita di un museo possa innescare un processo di crescita dagli esiti imprevedibili, la Pinacoteca si pone così oggi l’obiettivo di lasciare un segno duraturo nei suoi visitatori. Un effetto farfalla che riguarda anche gli stessi dipendenti del museo, valorizzati dal lavoro in team nelle loro competenze.

VERSO IL NOVECENTO
Il destino della Pinacoteca è legato a Palazzo Citterio sin dalla riapertura del museo nel 1950. La direttrice Fernanda Wittgens suggerì di acquistarlo già nel 1957, pochi mesi prima della sua morte, e la compravendita fu completata nel 1972 dal suo pupillo Franco Russoli, che la riteneva cruciale per la sua idea di “Grande Brera”. Il palazzo, che dista appena 150 metri, offrirà nuovi spazi per i depositi della Pinacoteca, per laboratori didattici e di restauro, e, soprattutto, per le collezioni di arte moderna del museo. Perciò la Brera storica si conclude qui, con la celebrazione dell’Unità d’Italia nel Bacio, con l’attenzione non accademica alla realtà dei Macchiaioli, che getta un ponte verso il Novecento. Quest’ultimo, raccontato dalle opere raccolte dai grandi collezionisti milanesi, avrà casa a Palazzo Citterio. In attesa che il destino finalmente si compia e “Brera Modern” veda la luce, i suoi capolavori solo apparentemente sono nascosti: si faranno ambasciatori di Brera nel mondo e si offriranno ai milanesi per piccoli nuclei, stimolo al ragionamento, allo studio, alla partecipazione.

IL CAFFE FERNANDA Il caffè Fernanda sarò il primo della storia di Brera, dopo il breve esperimento degli anni Ottanta. Il caffè, che prende il nome dalla visionaria direttrice di Brera Fernanda Wittgens, cui si deve la riapertura del museo nel 1950, completamente restaurato da Piero Portaluppi dopo i terribili bombardamenti del 1943, inaugura un nuovo capitolo nella storia della Pinacoteca. Afferma inoltre una nuova filosofia, che sovverte la visione pluridecennale di bookshop, caffetterie ed esposizioni museali come “servizi aggiuntivi”, secondo la definizione della legge Ronchey del 1993. Il caffè espone grandi opere d’arte tratte dalla collezione di Brera, quali la Conversione del Duca d’Aquitania di Pietro Damini (1619) e Le tre Grazie, eseguito da Bertel Thorvaldsen nel 1826 in onore di Andrea Appiani con dedica allo stesso Appiani, recentemente restaurato da Deutsche Bank. Verranno esposti inoltre due prestiti a lungo termine concessi di recente da due collezionisti privati: il busto di Fernanda Wittgens di Marino Marini e il ritratto eseguito da Attilio Rossi. Le didascalie delle opere saranno riportate sul menù della caffetteria, che includerà piatti scelti appositamente per il loro legame con la collezione della Pinacoteca, di cui l’esempio più ovvio, naturalmente, è il Carpaccio.
 
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