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Pavia: LA BANALITÀ DEL MALE di Hannah Arendt

LA BANALITÀ DEL MALE di Hannah Arendt
Riduzione e adattamento di Paola Bigatto
Per il Giorno della Memoria - Giovedì 31 gennaio, ore 21.00
Cinema Teatro Politeama, Corso Cavour 20, Pavia
 

 

«Il giorno della Memoria – dichiara Giacomo Galazzo, Assessore alla Cultura - è per noi una ricorrenza di straordinaria importanza. Un'occasione per incontrare la cittadinanza e per condividere insieme valori fondanti della nostra convivenza civile, che proprio i tragici avvenimenti che il 27 gennaio si ricordano devono spronarci a custodire. Per quest'anno con il Settore Cultura abbiamo pensato di sfruttare ancora una volta le potenzialità della Sala Politeama, che il 31 gennaio da cinema diventerà teatro con un testo di grande valore civile. Invitiamo la cittadinanza a condividere con noi questo momento così importante».

LO SPETTACOLO
Nel 1963 Hannah Arendt dà alle stampe Eichmann in Jerusalem, più noto in Italia con il suo sottotitolo, La banalità del male. Si tratta di un saggio in cui la filosofa raccoglie gli articoli scritti per il “The New Yorker” sul processo al tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme nel 1961.  Eichmann, con il suo grigiore, il suo linguaggio burocratico, le sue frasi fatte, incarna, nello sguardo acuto dell’autrice, l’uomo senza idee, più pericoloso dell’uomo malvagio. Il nuovo concetto di banalità del male rivoluziona le consuete categorie morali: Hannah Arendt sarà così al centro di una polemica filosofica, etica e politica.

DAL 2003 IN SCENA
La scrittura di Hannah Arendt, passionale nell’indignazione, raffinata nella speculazione, sempre incandescente, ha consentito di dar voce al saggio, trasformato e ridotto a monologo da Paola Bigatto: la professoressa Arendt, docente di filosofia politica a Chicago nel 1963, ripercorre, in una possibile lezione, le condizioni del processo, le circostanze storiche degli eventi, le considerazioni filosofiche. Una lavagna, una carta geografica, una cattedra: gli spettatori diventano allievi e testimoni dello svilupparsi del pensiero filosofico. Superate le trecento repliche, La banalità del male è stato visto, in questi anni, da circa quarantamila persone.
 

PAOLA BIGATTO: UN PERCORSO ARTISTICO. DAL PALCOSCENICO, ALLA REGIA, ALLA PEDAGOGIA.

Paola Bigatto si e diplomata presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, e si e laureata in filosofia presso l’Università di Genova. Ha debuttato sotto la direzione di Giancarlo Cobelli e ha lavorato per molti anni con Luca Ronconi, di cui è stata assistente presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Regista e drammaturga, ha seguito i laboratori di Renata Molinari con la quale ha curato il progetto Passi, un percorso da Piacenza a Roma lungo la via Francigena,e con la quale ha scritto nel 2011, per l’editore Titivillus e l’Accademia dei Filodrammatici di Milano, L’attore civile.

Nel 2003 debutta La banalità del male, lezione-spettacolo alla quale sono seguiti altri spettacoli rivolti alle scuole: il progetto Arendt al plurale con Sandra Cavallini e Anna Gualdo; Il Memorioso con Massimiliano Speziani, tratto dai testi di Gabriele Nissim, in collaborazione con l’Associazione Gariwo; Per mano con Bruna Rossi, tratto da Vita e destino di Vasilij Grossman. Fa parte dei curatori del progetto di formazione La cattedra dei giovani presso il Centro Asteria di Milano. E docente di recitazione presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano, l’Accademia Teatrale Veneta di Venezia, l’Accademia Nico Pepe di Udine. Ha curato, insieme a Lisa Capaccioli, la drammaturgia e la regia di Virtù dell'oscurità per il Metastasio - Teatro Stabile di Prato, protagonista Elena Ghiaurov, tratto da Le tre ghinee di Virginia Woolf.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili.

Info su www.vivipavia.it

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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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