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Angelo Morbelli nel centenario della morte: la mostra-omaggio alla GAM di Milano

artisti costruttori di pace
Chiusura 16/06/2020
di Stefano Pariani
Cento anni fa, nel 1919, moriva uno dei pittori più importanti e rappresentativi del Divisionismo italiano: Angelo Morbelli. In occasione del centenario della sua morte sono diversi gli appuntamenti che si stanno susseguendo per celebrare l'opera dell'artista alessandrino, che insieme ad altri, come il conterraneo Pellizza da Volpedo, diede vita ad una pittura attenta a tematiche sociali, quali la solitudine, la povertà e lo sfruttamento lavorativo.
Via Palestro, 16 Milano mappa
Inaugurazione 15/03/2019
 
Cento anni fa, nel 1919, moriva uno dei pittori più importanti e rappresentativi del Divisionismo italiano: Angelo Morbelli. In occasione del centenario della sua morte sono diversi gli appuntamenti che si stanno susseguendo per celebrare l'opera dell'artista alessandrino, che insieme ad altri, come il conterraneo Pellizza da Volpedo, diede vita ad una pittura attenta, tra le altre cose, a tematiche sociali, quali la solitudine, la povertà e lo sfruttamento lavorativo, in un momento storico che vedeva le città andare incontro al progresso e i più poveri restare inesorabilmente ai margini.

Ultima in ordine di tempo, Casale Monferrato ha in questi giorni allestito la mostra “Angelo Morbelli. Pittore del Monferrato”, aperta dal 18 maggio al 29 settembre 2019 presso l'ex convento di Santa Croce. L'esposizione si concentra sui dipinti di paesaggio che ritraggono i dolci luoghi collinari di Colma di Rosignano, a due passi da Casale, dove la famiglia Morbelli aveva una villa.

E' invece in corso a Milano presso la GAM (Galleria d'Arte Moderna) di via Palestro la mostra “Morbelli 1853 – 1919”, che sviluppa un percorso tematico abbastanza esaustivo delle sue opere, dagli esordi ancora accademici alle ultime tendenze simboliste. Proprio a Milano Morbelli si forma frequentando l'Accademia di Brera e qui muove i primi passi, rendendo a più riprese omaggio alla città meneghina, a cui era molto legato, con quadri come “La stazione centrale di Milano” (1889), vivido spaccato di una realtà cittadina in piena crescita, o “Le guglie del Duomo” (1915), viste sfumate e in lontanaza dall'alto di una terrazza fiorita.

Una delle sezioni più interessanti è quella dedicata ai “vecchioni”, cioè agli anziani destinati a trascorrere i loro ultimi giorni al Pio Albergo Trivulzio in una condizione di abbandono e solitudine. E' qui che meglio emerge l'afflato umanitario di Morbelli, la vicinanza alle persone dimenticate da tutti, ma anche la sua denuncia sociale, evidente già nei titoli dei quadri. Una fioca luce illumina gli spogli e freddi interni dell'ospizio e mostra anziani dagli sguardi spenti, vuoti, con la memoria rivolta ad un lontano passato di gioia, reso ancor più amaro dal desolato presente. L'efficace taglio fotografico di “Giorni ultimi” (1882/3), non ancora eseguito con tecnica divisionista, lascia spazio ad opere successive dove invece sono evidenti i filamenti di colore diviso, come “Mi ricordo quand'ero fanciulla” (1903) e il celebre “Un Natale! Al pio Albergo Trivulzio” (1909).

La figura femminile è spesso presente in tele di altra ispirazione: la mostra ci restituisce un artista attento sia a raffigurazioni più dolci ed intime sia a declinazioni della donna in senso più simbolista. Ne “La prima lettera” (1890) è la giovane moglie ad essere amorevolmente ritratta, mentre legge con attenzione una missiva immersa nel verde del paesaggio monferrino, che racchiude la sua figura entro i rami e le foglie delle piante laterali e sfuma i colori nelle colline in lontananza. La donna è anche simbolo di maternità e amore: “Alba felice” (1892) ritrae una giovane donna placidamente distesa a letto affiancata dal consorte. Efficace l'accostamento di Aetas aurea di Medardo Rosso, che coglie in un dolcissimo abbraccio l'intimità dell'amore materno. E' invece una chiara denuncia della prostituzione minorile la giovanissima “Venduta!”, giacente su bianchissime lenzuola e intenta a fissarci dritto negli occhi con il volto pallido e lo sguardo altrove.

Il percorso si chiude con soggetti d'ispirazione simbolista, che riflettono sul trascorrere della vita e sulla vecchiaia: titoli come “I due inverni” (1903), quello reale e quello dell'esistenza, e “Sogno e realtà (Trittico della vita)” (1905) spiegano da soli il tema fondamentale di questi quadri e accompagnano il visitatore con toni malinconici alla meditazione su un destino universale.

Curata da Paola Zatti con la collaborazione di Alessandro Oldani, Giovanna Ginex e Aurora Scotti, la mostra espone opere che fanno parte della collezione della stessa GAM, accanto a prestiti di altri musei. Non si tratta di un percorso espositivo molto articolato, le opere in mostra sono poche ed enucleate in poche sezioni, ma restituiscono ugualmente un'immagine complessiva dell'iter di Morbelli, un omaggio all'artista che tanto ha amato Milano.
 
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