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Il plurilinguismo artistico di Markus Schinwald alla Triennale

in Viale Alemagna 6 Milano, Milano,

Recensito da Ugo Perugini

Sommario

Le tele con i ritratti di personaggi realizzati da artisti anonimi che Markus ha acquistato e sui quali è intervenuto giustapponendo ai volti veli, maschere, rendendoli così più ambigui e sfuggenti, ma anche le sculture, che l’autore chiama Culbuti, non danno riferimenti sicuri.

Descrizione

Le interpretazioni che possono scaturire dopo aver visto la mostra, curata da Paola Nicolin, di Markus Schinwald alla Triennale sono davvero infinite. Si è costretti a percorrere più volte le sale, come spinti dal desiderio, vano alla fine, di ricercare dei punti fermi sui quali indirizzare e bloccare la nostra attenzione.Il plurilinguismo artistico di Markus Schinwald alla Triennale Ma ogni cosa sfugge allo sguardo del visitatore: le tele con i ritratti di personaggi realizzati da artisti anonimi che Markus ha acquistato e sui quali è intervenuto giustapponendo ai volti veli, maschere, rendendoli così più ambigui e sfuggenti, ma anche le sculture, che l’autore chiama Culbuti, non danno riferimenti sicuri. Sono grossi oggetti, quasi ninnoli giganti, realizzati con resina e fibra di carbonio, traslucidi, che si è tentati di accarezzare. Ma appena si toccano basculano, tentennano. E ogni cosa sembra muoversi insieme a loro. Il tutto immerso nell’atmosfera irreale creata dalle fascinose scenografie teatrali che sono servite alla realizzazione del Don Giovanni di Mozart presentato alla Scala nella stagione 2011-2012. Ogni quinta si apre su mondi diversi, palcoscenici nei palcoscenici come riproduzioni di giochi di specchi. E al di là di essi anche dei video, dei loop, che raccontano storie inquietanti. In uno di esse, il corpo della protagonista, inserita in un lussuoso ambiente borghese ottocentesco, sfugge al suo controllo, colto da improvvise convulsioni (titolo “1st part Conditional”, durata 3’, 2004), nell’altro un gruppo di bambini segue una marionetta, con il viso che cambia espressione, mentre scorrono gli esterni di una città del nord Europa, e, a far da colonna sonora, un coro quasi straziante di voci bianche (Il titolo è “Children’s Crusade”, la musica è di Benjamin Britten, le parole di Berthold Brecht, durata 2’ 30”, 2004). I temi del desiderio, dell’ossessione, del tempo e del corpo umano si intrecciano, richiamando il mito del Don Giovanni, il tutto calato in una dimensione ambivalente, in un rapporto complesso con l’inconscio, l’irrazionale, che crea un senso di straniamento e disagio in cui, paradossalmente, non mancano a sconvolgerci stimoli e atmosfere nei quali riconosciamo il nostro personale lavorìo subconscio. Dal 14 maggio al 15 giugno 2014 Ugo Perugini
votazione 4/ 5 (Excellent) Ugo Perugini
 
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