di Stefano Pariani

ParianiCorreva l'anno 1487 quando, secondo le cronache cittadine, in una stretta via di Lodi l'immagine trecentesca di una Madonna col Bambino, raffigurata all'esterno di una taverna-bordello, cominciò a lacrimare. Il fatto misterioso e straordinario era per molti chiaro: in quell'edificio avvenivano ogni giorno duelli, litigi e risse tra ubriachi e prostitute ed era ora di dare una svolta a quel posto malfamato. Pare che la Madonna stessa abbia pronunciato queste parole: “Cessino ormai tante liti e lascivie, e casa così impura sia alla mia pudicizia consacrata”. Le autorità cittadine si prodigarono subito per costruirle un tempio e la denominazione “civico”, che ancora mantiene, si spiega in quanto furono proprio le autorità laiche e i cittadini a promuoverne la costruzione. In quel periodo l'arte lombarda stava vivendo gli anni più intensi del suo Rinascimento e il tempio di Lodi ne è uno dei più importanti esempi. Come architetto fu chiamato Giovanni Battagio, lodigiano e allievo del Bramante, attivo anche nel cantiere di Santa Maria presso San Satiro a Milano.

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Santa Maria Castellodi Stefano Pariani
Città avvolta dalla fitta nebbia nei mesi freddi e celebre per il cappello Borsalino, divenuto simbolo di eleganza nella storia del costume italiano, Alessandria lega in qualche modo il suo nome nell'immaginario collettivo a questi due elementi, che si aggiungono alla ben nota riservatezza dei suoi abitanti, laboriosi e legati alle tradizioni.
via Santa Maria di Castello, Alessandria mappa
 
 

di Stefano ParianiPariani
Non di rado il termine “stupore” si associa ad un'opera d'arte. Stupore per un intenso ritratto, per la raffinatezza di un polittico, per la facciata di un edificio, per la magnificenza e la storia di un sito. Spesso capita di stupirsi entrando in una chiesa per la sua architettura, i suoi affreschi e i suoi arredi. A Piacenza c'è un motivo in più per stupirsi e questa volta non si tratta di un edificio in evidenza dal punto di vista turistico, come potrebbero essere il Duomo o Palazzo Gotico, punti saldi della città emiliana.
Si tratta della Chiesa di San Savino, che può addirittura passare inosservata, quasi nascosta dagli alberi antistanti e chiusa dietro la sua facciata settecentesca a tre ampli archi porticati, che la fa vagamente somigliare ad una elegante villa. Chi entra si aspetterebbe di trovare, di conseguenza, una ricca chiesa barocca con preziosi stucchi e decorazioni dorate e invece la sorpresa sta proprio nell'imbattersi in un antico e solenne edificio medievale. E non di scarso rilievo.

SULLE VIE DEL SACRO TRA TORTONA E GAVI

A pochi chilometri dai grandi centri urbani c’è un angolo di Piemonte che si apre in uno scenario paesaggistico dove la vista si perde tra dolci declivi collinari e aperte campagne disseminate da isolate cascine, silenziose e immobili testimoni del tempo.

di Stefano Pariani

galleria fotografica Ci sono vicende strane o perlomeno curiose che spesso segnano una città e la sua storia passata. Certamente lo è quella di san Giovanni in Conca a Milano, chiesa di antichissime origini che visse un periodo di splendore sotto i Visconti e che per varie ragioni fu più Giovanni in Conca Milanovolte rimaneggiata, dimenticata e infine smantellata. Quel che resta oggi è un desolato rudere della parte absidale in Piazza Missori che quasi funge da spartitraffico, realizzato in cotto e con due snelle monofore, una delle quali elegantemente strombata.

di Stefano Pariani

libertygalleria fotografica La chiamavano Art Nouveau in Francia, Arte Floreale in Italia, Jugendstil in Germania, ma il nome che probabilmente a tutti è più famigliare per quell'arte che ha attraversato l'Europa a cavallo tra il XIX e il XX secolo è “stile Liberty”. Un'espressione artistica elegante e molto decorativa, che dall'architettura alla scultura, dalle vetrate agli arredi d'interni ha caratterizzato i brillanti e gioiosi anni della Belle Epoque.


Milano è senza dubbio una tappa importante del Liberty italiano; nei primi anni del Novecento la città era in piena espansione industriale e la borghesia si affermava, mostrando la propria influenza anche attraverso le eleganti dimore in cui risiedeva. Al pari di altre città europee - Parigi su tutte - anche Milano viveva i suoi anni spensierati e opulenti, poco prima degli avvenimenti bellici che avrebbero nel giro di qualche anno sconvolto l'Europa. In città sono disseminati in molte vie esempi più o meno notevoli di architettura liberty, ma Porta Venezia è probabilmente la zona che meglio di altre può vantare un elevato numero di palazzi liberty, tutti di una certa importanza.

di Stefano Pariani

Broletto PiacenzaSimbolo dell'epoca comunale e della vivace vita politica delle città medievali, il broletto (o palazzo comunale) è ancora oggi presente nelle piazze principali di alcune città, specie lombarde ed emiliane. Si ergeva spesso di fianco alla chiesa principale della città per indicare la stretta vicinanza tra sfera religiosa e laica. Piacenza ne conserva uno bellissimo che è giunto intatto fino a noi e che, grazie al contrasto tra il caldo colore del suo mattone e il bianco del marmo, è l'edificio più suggestivo di Piazza Cavalli, cuore della città emiliana, scenografico ampio spazio su cui si affacciano il Palazzo dei Governatori, il palazzo dei Mercanti e la chiesa di San Francesco.

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Santa Maria alla Fontana e l'acqua di luce

in Piazza Santa Maria alla Fontana 11 Milano, Milano,

Recensito da Stafano Pariani

Sommario

Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua.

Descrizione

Sono alcuni anni che il quartiere milanese dell'Isola si è riqualificato e tra le sue vie che hanno mantenuto l'aspetto genuino e popolare di un tempo, sono sorti negozi artigianali, curiose botteghe e locali alternativi, fuori dai soliti giri modaioli milanesi. Forse questo mix di vecchio e nuovo attira molta gente in questa zona di giorno e di sera, ma non tutti sanno che da queste parti c'è anche un altro movimento, quello dei fedeli che si recano, in una sorta di pellegrinaggio, alla chiesa di Santa Maria alla Fontana per bere un'acqua ritenuta benefica e guaritrice. Tutto ebbe origine all'inizio del Cinquecento, quando Milano era sotto il dominio francese e il governatore di Luigi XII, Charles d'Amboise, affetto da un santa maria alla fontanamalanno (forse la gotta), andò a pregare in un antico sacello medievale che sorgeva presso una depressone naturale del terreno con una fonte d'acqua, dove i milanesi erano soliti recarsi per chiedere le grazie alla Madonna, che lì era apparsa. Il governatore francese promise alla Vergine, in caso di guarigione, la costruzione di un degno santuario come ex voto e quando effettivamente guarì, mantenne la sua promessa. Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Davanti al santuario si trovava un'ampia vasca in cui confluiva l'acqua della sorgente miracolosa e lì rimase fino all'Ottocento. Nel Seicento venne costruita anche una grande chiesa sovrastante, la cui facciata attuale è frutto di restauri novecenteschi; il piccolo santuario risulta così collocato esattamente dietro la chiesa e collegato ad essa tramite una ripida scala. L'architettura del santuario è costituita da una cappella quadrata coperta da una bassa volta e da un vano rettangolare, comunicanti tramite un doppio arco; sul nome del suo artefice sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui Leonardo e Bramante, ma i documenti dell'epoca hanno assegnato la costruzione dell'edificio a Giovanni Antonio Amadeo, famoso per la cappella Colleoni a Bergamo, i lavori alla Certosa di Pavia e la direzione dei lavori nel Duomo di Milano. Lungo le pareti del santuario si trovano riquadri affrescati in discrete condizioni conservative; un primo gruppo di quattro affreschi (San Giovanni Battista, Visitazione, Natività, San Rocco) risale al 1520/25 e mostra affinità con la scuola di Bernardino Luini. Il linguaggio è semplice e popolare ed immerge i personaggi in un mite contesto paesaggistico, con qualche richiamo a Leonardo, specie nelle scene della Visitazione e della Natività. Alla seconda metà del Cinquecento risale invece un secondo gruppo di affreschi (Annunciazione, Natività, Visitazione, Fuga in Egitto) meno ispirati e rovinati dal tempo. fontanaMolto suggestiva la volta, suddivisa in dodici vele affrescate con le figure degli Apostoli, al centro della quale è un Dio Padre benedicente in legno e stucco dorato. Le tonalità leggere e tenui dei colori e il senso di circolarità conferiscono all'ambiente un aspetto arioso e luminoso, che ben si addice all'atmosfera “sospesa” che qui si respira. L'edificio comunica con l'esterno per mezzo di doppi e ampi archi posti lungo i suoi lati, che richiamano nello stile la cultura classicista e bramantesca in voga a Milano nel primo Cinquecento, mentre ai fianchi del Santuario sorgono due bei chiostri dalle snelle colonne, che si articolano anche davanti alla facciata, formando un armonioso ed elegante porticato. La fonte originaria venne chiusa nell'Ottocento a causa delle perdite di una vicina fabbrica di bitume e attualmente l'acqua che sgorga dagli undici rubinetti della lastra originaria posta sotto l'altare è quella della rete idrica comunale. fontanaTuttavia sono in molti a risentire ancora oggi dei suoi effetti benefici e ad avere guarigioni – pare che l'acqua in quell'area entri in contatto con le frequenze della luce – e sentire il delicato, continuo rumore del suo sgorgare rasserena, conducendo chi si trova in quello spazio in una dimensione “altra”. Stefano Pariani Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Milano Vai alla visualizzazione normale – Nascondi colori – Powered by Google Drive – Segnala una violazione
votazione 4/ 5 (Excellent) Stafano Pariani
 

cremaredatto da Stefano Pariani: Appena fuori dall'abitato di Crema, lungo un viale alberato, sorge un'imponente chiesa circolare tutta in mattoni scoperti e la cosa che più sorprende fin da subito è la sua straordinaria somiglianza col tiburio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, capolavoro rinascimentale di Bramante. E un motivo, in effetti, c'è. Ma andiamo con ordine, perché le origini di Santa Maria della Croce si intrecciano con una storia a tinte fosche. L'edificazione della chiesa è infatti legata ad un violento fatto di sangue che aveva sconvolto il territorio cremasco sul finire del 1400. A quei tempi Crema faceva parte della Repubblica Veneta e Bartolomeo
Pederbelli aveva appena lasciato la sua città, Bergamo, per un omicidio commesso non si sa per quale ragione, giungendo a Crema come fuggiasco. Si dedicò al commercio delle stoffe e ovviamente tacque il motivo dell'allontanamento dalla sua città.

di Stefano Pariani
guastalla Nei giorni d'estate come questi, trovare una piccola oasi di riposo nel caos e nella calura cittadina pare quasi una benedizione. Milano, è cosa risaputa, spesso nasconde meraviglie all'interno di cortili o in angoli poco visibili ai più: rientrano in questa “categoria di nicchia” i giardini della Guastalla, affacciati su via Francesco Sforza, di fronte all'Università Statale e compresi tra l'Ospedale Maggiore e Palazzo Sormani.
 

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