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di Stefano Pariani

Santa Maria - ParianiLa storia di Milano – le pagine di Ok Arte lo hanno evidenziato in varie occasioni - è anche storia di edifici e monumenti che hanno affrontato nel corso dei secoli vicende alterne, abbandoni, talvolta frutto di incuria dei beni artistici, talvolta semplicemente del corso degli eventi. Santa Maria della Pace (via San Barnaba 40) rientra nel novero delle chiese dal glorioso passato, che oggi vivono silenziosamente in disparte i nostri giorni dove tutto si avvicenda con rapidità.

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di Stefano Pariani

ortica“Faceva il palo nella banda dell'Ortica, faceva il palo perchè l'era il so mestè”. Così cantava Enzo Iannacci negli anni Sessanta a proposito di una banda criminale della zona, rendendo noto al grande pubblico il quartiere dell'Ortica, periferia est di Milano. Strette vie avvolte nella nebbia, l'Ortica era anni fa un quartiere di fabbriche frequentato dalla “ligera”, la vecchia mala milanese un po' improvvisata, dove fare il palo era un vero e proprio mestiere. Ora i tempi sono mutati e la nebbia fitta e ovattata è (quasi) un ricordo: quel che resta è un tranquillo quartiere che vive di botteghe artigianali, bar e qualche trattoria, lontani dai locali modaioli e di tendenza del centro cittadino. L'orizzonte è caratterizzato dalla ferrovia che taglia il quartiere con i suoi ponti e scandisce il tempo col passare dei treni provenienti dalla vicina stazione di Lambrate, mentre su uno sfondo che pare davvero lontano si vedono gli svettanti grattacieli di vetro della modernissima zona di Porta Nuova/Garibaldi, quasi un mondo a parte.

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di Stefano Pariani

Broletto PiacenzaSimbolo dell'epoca comunale e della vivace vita politica delle città medievali, il broletto (o palazzo comunale) è ancora oggi presente nelle piazze principali di alcune città, specie lombarde ed emiliane. Si ergeva spesso di fianco alla chiesa principale della città per indicare la stretta vicinanza tra sfera religiosa e laica. Piacenza ne conserva uno bellissimo che è giunto intatto fino a noi e che, grazie al contrasto tra il caldo colore del suo mattone e il bianco del marmo, è l'edificio più suggestivo di Piazza Cavalli, cuore della città emiliana, scenografico ampio spazio su cui si affacciano il Palazzo dei Governatori, il palazzo dei Mercanti e la chiesa di San Francesco.

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Duomo di Piacenzadi Stefano Pariani

C'è una fervida creatività che attraversa nel Medioevo le terre della bassa Lombardia e dell'Emilia e che ha dato i suoi più prestigiosi frutti nelle cattedrali romaniche. Ne sono noti esempi - solo per fare due nomi - il duomo di Parma e di Modena, che videro all'opera grandi architetti e scultori dell'arte romanica, come il maestro Lanfranco, Wiligelmo e Benedetto Antelami. Anche nel cuore di Piacenza, placidamente adagiata appena al di là del Po, all'ingresso del territorio emiliano, c'è un'antica cattedrale ricca di storia. In periodi come questo è tutta avvolta dalla nebbia che s'alza nelle tarde ore del pomeriggio e ovatta di silenzio la piazza in cui si erge. I documenti la vogliono costruita tra il 1122 e il 1233, in seguito ad un potente terremoto che devastò la zona nel 1117 e che fece crollare diversi edifici di Piacenza, tra cui la vecchia cattedrale di Santa Giustina.

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di Stefano Pariani

ParianiCorreva l'anno 1487 quando, secondo le cronache cittadine, in una stretta via di Lodi l'immagine trecentesca di una Madonna col Bambino, raffigurata all'esterno di una taverna-bordello, cominciò a lacrimare. Il fatto misterioso e straordinario era per molti chiaro: in quell'edificio avvenivano ogni giorno duelli, litigi e risse tra ubriachi e prostitute ed era ora di dare una svolta a quel posto malfamato. Pare che la Madonna stessa abbia pronunciato queste parole: “Cessino ormai tante liti e lascivie, e casa così impura sia alla mia pudicizia consacrata”. Le autorità cittadine si prodigarono subito per costruirle un tempio e la denominazione “civico”, che ancora mantiene, si spiega in quanto furono proprio le autorità laiche e i cittadini a promuoverne la costruzione. In quel periodo l'arte lombarda stava vivendo gli anni più intensi del suo Rinascimento e il tempio di Lodi ne è uno dei più importanti esempi. Come architetto fu chiamato Giovanni Battagio, lodigiano e allievo del Bramante, attivo anche nel cantiere di Santa Maria presso San Satiro a Milano.

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La chiesa s'innesta nel solco di passaggio dall'arte ottoniana a quella romanica, testimoniando del nuovo stile artistico tanto nell'architettura quanto nei suoi affreschi, tra i più significativi della pittura altomedievale dell'Italia settentrionale

 

Non molto lontano da Milano, nei pressi di Cantù, la chiesa di San Vincenzo a Galliano e l'adiacente Battistero di San Giovanni sorgono come silenziosi testimoni di un'epoca passata, quando fuori dalle città sorgevano le pievi per evangelizzare le campagne. Collocata sull'asse delle grandi vie di comunicazione tra la pianura padana e le regioni transalpine, la chiesa di Galliano s'innesta nel solco di passaggio dall'arte ottoniana a quella romanica, testimoniando i primi frutti del nuovo stile artistico tanto nell'architettura quanto nei suoi affreschi, tra i più significativi della pittura altomedievale dell'Italia settentrionale. La storia di questa chiesa affonda le radici in epoca paleocristiana, quando viene edificata nel V secolo una prima basilica ad aula unica, dedicata a San Vincenzo di Saragozza. Secoli dopo l'arcivescovo di Milano Ariberto d'Intimiano promuove un programma di rinnovamento architettonico che porta nel 1007 alla consacrazione della nuova chiesa. Esternamente presenta una semplice facciata a salienti in pietre a vista, priva della navata destra, andata persa, con un piccolo portale e lunetta a sesto acuto; l'abside è contraddistinta da alti archi poggianti su lesene che scendono fino a terra, creando sottili giochi di luce e ombra. All'interno gli affreschi che decorano la navata e il catino absidale sono rispettivamente riconducibili per stile a due maestranze diverse: i più interessanti sono quelli dell'ampia abside dove campeggia un grande Cristo in mandorla, curiosamente abbigliato con pantaloni e calzari, ai cui lati i profeti Geremia ed Ezechiele sono resi con movimenti dinamici e con sottolineature più scure lungo le pieghe delle vesti, che seguono il moto del corpo e danno volumetria alle figure. La zona inferiore ospita un breve ciclo di Storie di San Vincenzo, tra cui il martirio e la sepoltura del Santo, di efficace vivacità narrativa. Accanto alla chiesa troviamo le sinuose forme del coevo Battistero di San Giovanni, costituito da un vano centrale quadrato con absidi semicircolari su ogni lato, da un tiburio ottagonale e da un ampio pronao. Con la sua sapiente sintesi tra influssi bizantini e nordici e la tradizione pittorica locale, d'impronta realista e di forte senso plastico, il ciclo di Galliano da lì a qualche decennio sarebbe stato d'impulso per gli affreschi di Civate, altra fondamentale tappa della pittura romanica lombarda.

 

Stefano Pariani

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di Stefano Pariani

vecchie stazioni di milanoL'immagine del treno e della sua velocità, della sua lunga fila di carrozze che attraversa i più svariati panorami, hanno suggestionato quel fervido periodo di novità e progresso a cavallo tra XIX e XX secolo. Nel vecchio e nel nuovo mondo, dove hanno avuto forse più che altrove un'immagine quasi mitica negli scenari del west, il treno e la ferrovia significavano viaggi più comodi e veloci rispetto alle carrozze trainate da cavalli e la possibilità di raggiungere località più o meno lontane per lavoro o per svago. Con la ferrovia nacque di conseguenza anche la stazione, sorta di “luogo-non luogo” legato a partenze, arrivi, attese o semplicemente transiti.

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Santa Maria alla Fontana e l'acqua di luce

in Piazza Santa Maria alla Fontana 11 Milano, Milano,

Recensito da Stafano Pariani

Sommario

Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua.

Descrizione

Sono alcuni anni che il quartiere milanese dell'Isola si è riqualificato e tra le sue vie che hanno mantenuto l'aspetto genuino e popolare di un tempo, sono sorti negozi artigianali, curiose botteghe e locali alternativi, fuori dai soliti giri modaioli milanesi. Forse questo mix di vecchio e nuovo attira molta gente in questa zona di giorno e di sera, ma non tutti sanno che da queste parti c'è anche un altro movimento, quello dei fedeli che si recano, in una sorta di pellegrinaggio, alla chiesa di Santa Maria alla Fontana per bere un'acqua ritenuta benefica e guaritrice. Tutto ebbe origine all'inizio del Cinquecento, quando Milano era sotto il dominio francese e il governatore di Luigi XII, Charles d'Amboise, affetto da un santa maria alla fontanamalanno (forse la gotta), andò a pregare in un antico sacello medievale che sorgeva presso una depressone naturale del terreno con una fonte d'acqua, dove i milanesi erano soliti recarsi per chiedere le grazie alla Madonna, che lì era apparsa. Il governatore francese promise alla Vergine, in caso di guarigione, la costruzione di un degno santuario come ex voto e quando effettivamente guarì, mantenne la sua promessa. Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Davanti al santuario si trovava un'ampia vasca in cui confluiva l'acqua della sorgente miracolosa e lì rimase fino all'Ottocento. Nel Seicento venne costruita anche una grande chiesa sovrastante, la cui facciata attuale è frutto di restauri novecenteschi; il piccolo santuario risulta così collocato esattamente dietro la chiesa e collegato ad essa tramite una ripida scala. L'architettura del santuario è costituita da una cappella quadrata coperta da una bassa volta e da un vano rettangolare, comunicanti tramite un doppio arco; sul nome del suo artefice sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui Leonardo e Bramante, ma i documenti dell'epoca hanno assegnato la costruzione dell'edificio a Giovanni Antonio Amadeo, famoso per la cappella Colleoni a Bergamo, i lavori alla Certosa di Pavia e la direzione dei lavori nel Duomo di Milano. Lungo le pareti del santuario si trovano riquadri affrescati in discrete condizioni conservative; un primo gruppo di quattro affreschi (San Giovanni Battista, Visitazione, Natività, San Rocco) risale al 1520/25 e mostra affinità con la scuola di Bernardino Luini. Il linguaggio è semplice e popolare ed immerge i personaggi in un mite contesto paesaggistico, con qualche richiamo a Leonardo, specie nelle scene della Visitazione e della Natività. Alla seconda metà del Cinquecento risale invece un secondo gruppo di affreschi (Annunciazione, Natività, Visitazione, Fuga in Egitto) meno ispirati e rovinati dal tempo. fontanaMolto suggestiva la volta, suddivisa in dodici vele affrescate con le figure degli Apostoli, al centro della quale è un Dio Padre benedicente in legno e stucco dorato. Le tonalità leggere e tenui dei colori e il senso di circolarità conferiscono all'ambiente un aspetto arioso e luminoso, che ben si addice all'atmosfera “sospesa” che qui si respira. L'edificio comunica con l'esterno per mezzo di doppi e ampi archi posti lungo i suoi lati, che richiamano nello stile la cultura classicista e bramantesca in voga a Milano nel primo Cinquecento, mentre ai fianchi del Santuario sorgono due bei chiostri dalle snelle colonne, che si articolano anche davanti alla facciata, formando un armonioso ed elegante porticato. La fonte originaria venne chiusa nell'Ottocento a causa delle perdite di una vicina fabbrica di bitume e attualmente l'acqua che sgorga dagli undici rubinetti della lastra originaria posta sotto l'altare è quella della rete idrica comunale. fontanaTuttavia sono in molti a risentire ancora oggi dei suoi effetti benefici e ad avere guarigioni – pare che l'acqua in quell'area entri in contatto con le frequenze della luce – e sentire il delicato, continuo rumore del suo sgorgare rasserena, conducendo chi si trova in quello spazio in una dimensione “altra”. Stefano Pariani Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Milano Vai alla visualizzazione normale – Nascondi colori – Powered by Google Drive – Segnala una violazione
votazione 4/ 5 (Excellent) Stafano Pariani
 
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cremaredatto da Stefano Pariani: Appena fuori dall'abitato di Crema, lungo un viale alberato, sorge un'imponente chiesa circolare tutta in mattoni scoperti e la cosa che più sorprende fin da subito è la sua straordinaria somiglianza col tiburio della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, capolavoro rinascimentale di Bramante. E un motivo, in effetti, c'è. Ma andiamo con ordine, perché le origini di Santa Maria della Croce si intrecciano con una storia a tinte fosche. L'edificazione della chiesa è infatti legata ad un violento fatto di sangue che aveva sconvolto il territorio cremasco sul finire del 1400. A quei tempi Crema faceva parte della Repubblica Veneta e Bartolomeo
Pederbelli aveva appena lasciato la sua città, Bergamo, per un omicidio commesso non si sa per quale ragione, giungendo a Crema come fuggiasco. Si dedicò al commercio delle stoffe e ovviamente tacque il motivo dell'allontanamento dalla sua città.
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di Stefano Pariani
guastalla Nei giorni d'estate come questi, trovare una piccola oasi di riposo nel caos e nella calura cittadina pare quasi una benedizione. Milano, è cosa risaputa, spesso nasconde meraviglie all'interno di cortili o in angoli poco visibili ai più: rientrano in questa “categoria di nicchia” i giardini della Guastalla, affacciati su via Francesco Sforza, di fronte all'Università Statale e compresi tra l'Ospedale Maggiore e Palazzo Sormani.
 

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