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di Stefano Pariani

Chiesa San SepolcroE' finalmente tornata visitabile dopo 50 anni di chiusura e dopo i recenti restauri la cripta della chiesa di San Sepocro a Milano, luogo che si lega strettamente alla storia più antica della città meneghina. Entrarvi significa infatti mettere piede letteralmente su centinaia di anni e respirare un'atmosfera che ha quasi del surreale. Leonardo nel “Codex Atlanticus” realizzò una pianta a volo d'uccello di Milano ed indicava la chiesa come il vero centro della città, il punto dove anticamente, in epoca romana, si trovava l'incrocio tra il Cardo e il Decumano; si è dunque nel cuore della città, luogo non solo fisico, ma anche simbolico.

di Stefano Pariani
La storia dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano è fortemente legata a quella della sua città e affonda le radici nel Cinquecento, tra assistenza ai malati, devozione religiosa e donazioni nobiliari. Nel corso dei secoli, dopo una serie di cambiamenti, si presenta ancora oggi all'appassionato d'arte come una risorsa di interessanti sorprese.
Piazzale Principessa Clotilde 3 Milano mappa

di Stefano Pariani
Sono in molti a Milano a conoscere la Chiesa di Sant'Antonio da Padova, nelle adiacenze del Cimitero Monumentale, luogo che raccoglie diversi devoti del santo; il suo profilo con lo svettante campanile si definisce preciso in quello slargo dove convergono le vie Farini e Maroncelli. Meno nota e più nascosta è invece la chiesetta dell'Immacolata Concezione che sorge appena dietro Sant'Antonio, all'angolo tra via Farini e Quadrio.
via Farini, angolo via Quadrio Milano mappa

di Stefano ParianiPariani
Non di rado il termine “stupore” si associa ad un'opera d'arte. Stupore per un intenso ritratto, per la raffinatezza di un polittico, per la facciata di un edificio, per la magnificenza e la storia di un sito. Spesso capita di stupirsi entrando in una chiesa per la sua architettura, i suoi affreschi e i suoi arredi. A Piacenza c'è un motivo in più per stupirsi e questa volta non si tratta di un edificio in evidenza dal punto di vista turistico, come potrebbero essere il Duomo o Palazzo Gotico, punti saldi della città emiliana.
Si tratta della Chiesa di San Savino, che può addirittura passare inosservata, quasi nascosta dagli alberi antistanti e chiusa dietro la sua facciata settecentesca a tre ampli archi porticati, che la fa vagamente somigliare ad una elegante villa. Chi entra si aspetterebbe di trovare, di conseguenza, una ricca chiesa barocca con preziosi stucchi e decorazioni dorate e invece la sorpresa sta proprio nell'imbattersi in un antico e solenne edificio medievale. E non di scarso rilievo.

Santa Maria alla Fontana e l'acqua di luce

in Piazza Santa Maria alla Fontana 11 Milano, Milano,

Recensito da Stafano Pariani

Sommario

Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua.

Descrizione

Sono alcuni anni che il quartiere milanese dell'Isola si è riqualificato e tra le sue vie che hanno mantenuto l'aspetto genuino e popolare di un tempo, sono sorti negozi artigianali, curiose botteghe e locali alternativi, fuori dai soliti giri modaioli milanesi. Forse questo mix di vecchio e nuovo attira molta gente in questa zona di giorno e di sera, ma non tutti sanno che da queste parti c'è anche un altro movimento, quello dei fedeli che si recano, in una sorta di pellegrinaggio, alla chiesa di Santa Maria alla Fontana per bere un'acqua ritenuta benefica e guaritrice. Tutto ebbe origine all'inizio del Cinquecento, quando Milano era sotto il dominio francese e il governatore di Luigi XII, Charles d'Amboise, affetto da un santa maria alla fontanamalanno (forse la gotta), andò a pregare in un antico sacello medievale che sorgeva presso una depressone naturale del terreno con una fonte d'acqua, dove i milanesi erano soliti recarsi per chiedere le grazie alla Madonna, che lì era apparsa. Il governatore francese promise alla Vergine, in caso di guarigione, la costruzione di un degno santuario come ex voto e quando effettivamente guarì, mantenne la sua promessa. Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Davanti al santuario si trovava un'ampia vasca in cui confluiva l'acqua della sorgente miracolosa e lì rimase fino all'Ottocento. Nel Seicento venne costruita anche una grande chiesa sovrastante, la cui facciata attuale è frutto di restauri novecenteschi; il piccolo santuario risulta così collocato esattamente dietro la chiesa e collegato ad essa tramite una ripida scala. L'architettura del santuario è costituita da una cappella quadrata coperta da una bassa volta e da un vano rettangolare, comunicanti tramite un doppio arco; sul nome del suo artefice sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui Leonardo e Bramante, ma i documenti dell'epoca hanno assegnato la costruzione dell'edificio a Giovanni Antonio Amadeo, famoso per la cappella Colleoni a Bergamo, i lavori alla Certosa di Pavia e la direzione dei lavori nel Duomo di Milano. Lungo le pareti del santuario si trovano riquadri affrescati in discrete condizioni conservative; un primo gruppo di quattro affreschi (San Giovanni Battista, Visitazione, Natività, San Rocco) risale al 1520/25 e mostra affinità con la scuola di Bernardino Luini. Il linguaggio è semplice e popolare ed immerge i personaggi in un mite contesto paesaggistico, con qualche richiamo a Leonardo, specie nelle scene della Visitazione e della Natività. Alla seconda metà del Cinquecento risale invece un secondo gruppo di affreschi (Annunciazione, Natività, Visitazione, Fuga in Egitto) meno ispirati e rovinati dal tempo. fontanaMolto suggestiva la volta, suddivisa in dodici vele affrescate con le figure degli Apostoli, al centro della quale è un Dio Padre benedicente in legno e stucco dorato. Le tonalità leggere e tenui dei colori e il senso di circolarità conferiscono all'ambiente un aspetto arioso e luminoso, che ben si addice all'atmosfera “sospesa” che qui si respira. L'edificio comunica con l'esterno per mezzo di doppi e ampi archi posti lungo i suoi lati, che richiamano nello stile la cultura classicista e bramantesca in voga a Milano nel primo Cinquecento, mentre ai fianchi del Santuario sorgono due bei chiostri dalle snelle colonne, che si articolano anche davanti alla facciata, formando un armonioso ed elegante porticato. La fonte originaria venne chiusa nell'Ottocento a causa delle perdite di una vicina fabbrica di bitume e attualmente l'acqua che sgorga dagli undici rubinetti della lastra originaria posta sotto l'altare è quella della rete idrica comunale. fontanaTuttavia sono in molti a risentire ancora oggi dei suoi effetti benefici e ad avere guarigioni – pare che l'acqua in quell'area entri in contatto con le frequenze della luce – e sentire il delicato, continuo rumore del suo sgorgare rasserena, conducendo chi si trova in quello spazio in una dimensione “altra”. Stefano Pariani Il santuario fu eretto nel 1507 e da subito cominciarono ad affluire molti pellegrini, tanto che venne realizzato un lungo sentiero alberato che portava da Porta Comacina al santuario, attraversando un luogo a quel tempo fuori dalle mura urbane, disabitato, fitto di boschi e sorgenti d'acqua. Milano Vai alla visualizzazione normale – Nascondi colori – Powered by Google Drive – Segnala una violazione
votazione 4/ 5 (Excellent) Stafano Pariani
 

di Stefano Pariani
C'era una volta una bella chiesetta neoclassica che ora di bello non ha più niente. Storia di ordinario degrado urbano, purtroppo. Nello spiazzo antistante l'Ospedale Sacco e alle spalle del raccordo autostradale Milano-Torino-Laghi ci sono i ruderi della Chiesa di San Giorgio, senza più tetto, circondata da sterpaglie, cartelloni pubblicitari e recintata alla meno peggio.
Piazza San Giorgio, 2 Milano mappa

di Stefano Pariani
Ci siamo già occupati sulle pagine di questa rivista di chiese milanesi abbandonate o lasciate all'incuria dei tempi e si auspicava per esse un recupero edilizio, non necessariamente a destinazione religiosa ove non più possibile. La chiesa di Cristo Re in via Bartolomeo Colleoni, a due passi dalla modernissima CityLife e a ridosso di Fiera Milano City, è chiusa al pubblico dagli anni '90 e negli ultimi tempi in stato di totale abbandono.
via Bartolomeo Colleoni - Milano mappa

di Stefano Pariani

Santa Maria - ParianiLa storia di Milano – le pagine di Ok Arte lo hanno evidenziato in varie occasioni - è anche storia di edifici e monumenti che hanno affrontato nel corso dei secoli vicende alterne, abbandoni, talvolta frutto di incuria dei beni artistici, talvolta semplicemente del corso degli eventi. Santa Maria della Pace (via San Barnaba 40) rientra nel novero delle chiese dal glorioso passato, che oggi vivono silenziosamente in disparte i nostri giorni dove tutto si avvicenda con rapidità.

galleria fotografica

 

 

di Stefano Pariani

ortica“Faceva il palo nella banda dell'Ortica, faceva il palo perchè l'era il so mestè”. Così cantava Enzo Iannacci negli anni Sessanta a proposito di una banda criminale della zona, rendendo noto al grande pubblico il quartiere dell'Ortica, periferia est di Milano. Strette vie avvolte nella nebbia, l'Ortica era anni fa un quartiere di fabbriche frequentato dalla “ligera”, la vecchia mala milanese un po' improvvisata, dove fare il palo era un vero e proprio mestiere. Ora i tempi sono mutati e la nebbia fitta e ovattata è (quasi) un ricordo: quel che resta è un tranquillo quartiere che vive di botteghe artigianali, bar e qualche trattoria, lontani dai locali modaioli e di tendenza del centro cittadino. L'orizzonte è caratterizzato dalla ferrovia che taglia il quartiere con i suoi ponti e scandisce il tempo col passare dei treni provenienti dalla vicina stazione di Lambrate, mentre su uno sfondo che pare davvero lontano si vedono gli svettanti grattacieli di vetro della modernissima zona di Porta Nuova/Garibaldi, quasi un mondo a parte.

Andrea Pellicani: Design, Arte e Sostenibilità

a cura di Francesca Bellola
Il design ha a che fare non solo con l'essere umano, ma con le sensazioni e le emozioni che rendono affascinante e seducente un progetto nella sua interezza. Le firme più autorevoli degli studi milanesi hanno conquistato il mondo grazie anche all'estetica, all'eleganza, alle forme assertive e alla giusta dose di passione ed alchimia nella scelta della qualità dei materiali. Andrea Pellicani, designer, progettista d'interni, nonché artista a tutto tondo si esprime pienamente in questo target innovativo e internazionale,

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Arturo Bosetti: la profondità della luce

a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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