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POESIA "IL MUGHETTO" (R.Z.)

  POESIA:  "IL MUGHETTO"      (di Roberto Zaoner)

 

Dimmi tu,

cos’è il candore?

Non guardarmi

con quei tuoi

occhi stupiti!!

La neve cade

a fiocchi e

ghiaccio

in ogni parte

fuori dalla

finestra.

 

IL Mughetto

Tremiti e brividi

lungo il nostro

corpo e un

caminetto

che ci conforta

e riscalda

pure l’anima.

Fuori è il sogno

e il tempo mi

ricondurrà

alla più vicina

stagione, ma

il bianco è

il tuo candore:

il bianco della

neve.

 

Stagioni che

mi parlano di te:

d’estate

i gabbiani,

d’inverno la neve

e in primavera

il mughetto.

 

 

Mi piacerebbe

raccogliere

un pugno

di neve e

confonderlo

col tuo candore

ma è freddo

e mi gela

la pelle.

 

 

I gabbiani

non posso

afferrarli;

solo ammirarli

nel loro aleggiar

leggero nell’aria

che in alto

mi appare

cerulea. Sono

liberi come

vorrebbero

i nostri aneliti

sempre vivi.

 

 

Il mughetto è

nei miei

pensieri e quando

arriverà la vicina

stagione andremo

in un campo

di fiori, e frasche

verdi come berilli

gemma di smeraldo,

preziosa come

questa tua

presenza che

mi fa pensare

all’eternità.

 

 

E alberi fronzuti

e giganteschi

simili a ciclopiche

sequoie,

audaci contro

il vento

dirompente

nella foresta

tetra.

Si piegano ma

si rialzano. 

E tutt’intorno

casette frondose

di querce che

sorridono

timorosi ai loro

 

maestosi alberi.

Un rudere

che pare scrutare

i nostri gesti e

rampicanti che

salgono e

discendono

allegramente

lungo

le pareti bianche

baciate

dall’aria tiepida.

 

 

Mi pare di

scorgere cavalieri

di un tempo

lontano che

correvano lungo

l’area prativa

e coi loro frustini

incitavano alla

corsa i loro

destrieri che

tracciavano

sentieri

calpestando alti

steli di spighe

di grano frignanti,

color berillo

d’eliodoro.

 

 

Balle di fieno

rotolanti

che appaiono

scivolare lungo

il terreno in pendio

ci guardano

rispettosi

da lontano.

Ci adagiamo

sull’erba fresca

e profumata di

rugiada del giorno

ormai andato

e tu mi porgi

la tua mano e

accarezzo il tuo

radioso viso.

 

 

Ti guardo e il

tuo candore lo

vesto di mughetto.

I tuoi occhi mi

parlano di purezza.

Ne afferro steli

coi loro bianchi

fiori ed è

un effluvio della

natura. E da questa

rara pianta erbacea,

ne accarezzerò

gli odori che

olezzano di

rinascita. I nostri

ricordi di giovani

guerrieri

s’incontravano

dopo lunghi viaggi

per venirci

incontro. Ricordi?

E’ il nostro passato.

 

Il profumo del

tempo andato

ma non perduto:

impulso al nostro

futuro.

Quando il tempo è

andato e ne rimane

la memoria

irrinunciabile,

il sublime

ritorna al presente.

La catarsi è vicina

e la purificazione

allieta ed eleva

l’anima.

La vedi? E’ nell’aria

e ci aspetta gioiosa.

Dammi un po’ di

purezza!! Dammi

un po’ di candore!!

Glieli porgerò

col cuore

di chi spera e ne

sarò confortato.

Il conforto: la

mia salvezza.

 

 

Roberto Zaoner

12 e 19/01/2021

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Viaggio nell'Arte

Arturo Bosetti: la profondità della luce

a cura di Francesca Bellola
«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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