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Inaugurato a Milano il MUDEC, Museo delle Culture

di Clara Bartolini

mudecSe ci fossero ancora dubbi sulla volontà che ha Milano di ritornare a essere uno dei maggiori protagonisti della cultura europea, ecco l’ennesima conferma. Il Museo MUDEC, di recente inaugurato, è dotato di una collezione permanente di grande interesse che dal 28 ottobre 2015 al 31 agosto 2016 sarà visitabile gratuitamente e propone 200 tra opere d’arte e oggetti d’uso provenienti da Oriente e Medio Oriente, America meridionale e centrale, Africa, Sud est asiatico e Oceania, coprendo un periodo che va dal 1200 A.C. al Novecento. Pezzi completamente restaurati già di proprietà del Comune di Milano appartenuti a musei diversi, ora selezionati e divisi in sette sezioni, resi finalmente al meglio nella nuovissima esposizione che racconta come un simile variegato patrimonio del quale sono stati scelti i pezzi più rappresentativi ancor che disomogenei, siano giunti a Milano. Il percorso espositivo, la cui interattività è dedicata ai bambini dai 4 ai 10 anni, ne stimola e migliora la fruibilità e li coinvolge in modo esperienziale. Per loro è stato creato un altro spazio di gioco e incontro, per calarli negli abiti e negli stili di vita di altri popoli.

Il Museo si propone il compito di sostenere non la multiculturalità ma l’interculturalità, cominciando a educare i bambini alla convivenza con le differenze che contraddistinguono i diversi popoli. E questo è già un interessante segnale. All’apertura del museo, uno spazio dedicato ospita il Marocco, ricco di storia e tradizioni e intensamente legato all’Italia. A questo primo ospite, naturalmente, ne seguiranno altri che si aggiudicheranno questa particolare presenza nel museo. mudecPassando alle grandi mostre temporanee, tre sono state scelte in questo inizio d’autunno per presentare al pubblico di ogni provenienza, il museo. Tutte prodotte da Sole 24 Ore e promosse dal Comune di Milano e Sole 24 Ore Cultura. La prima “A beautiful Confluence” dedicata ad Anni and Josef Albers e l’America Latina, è curata da Nicholas Fox Weber della Fondazione Albers, presenta la produzione artistica e la ricerca di oggetti e tessuti precolombiani avvenuta durante tutto il corso della vita di questi due artisti dal gusto raffinatissimo e ottimi collezionisti. Elegante e godibilissima. La seconda è curata da Line Clausen Pederson e Flemming Friborg: “Gauguin. Racconti dal Paradiso”.

mudecLa ragione della scelta di iniziare con quest’artista, trova la spiegazione proprio nella vita di Gauguin che, come tutti sanno, ha abbandonato l’occidente per andare a vivere e dipingere lontano dalla così detta, civiltà tradizionale, in Polinesia. La mostra presenta 70 opere provenienti soprattutto da Ny Carlsberg GlyptoteK di Copenhagen, una delle collezioni più complete sull’artista. Oltre a ciò, per la prima volta in Italia, “Autoritratto con Cristo giallo” proveniente dal Museè D’Orsay di Parigi e “Giorno di Dio” dell’Art Institute of Chicago. Bisogna però segnalare che, sebbene la mostra presenti opere realizzate a Parigi, Arles e infine a Thaiti, con l’evoluzione dell’artista ben documentata, e la presenza d’importanti artisti coevi, il percorso un po’ buio, a nostro avviso, non le rende merito.

mudecMolto interessanti i vasi raramente proposti che certamente intendono rilevare l’originale ricerca del primitivismo perseguito dall’artista in una visione tra fantasia, sogno e realtà, credo assoluto nel lavoro di Gauguin. Unica lacuna, a nostro avviso: poche opere rappresentano la pittura del Gauguin che tutti amano e ricordano meglio. Peccato. La terza mostra ci pare sia stata scelta proprio per risvegliare, da subito, l’attenzione dei bambini. “Barbie. The Icon” è curata da Massimiliano Capella, si sviluppa in diverse sale commudecplete di arredamenti della bambola a misura di bambino e ripercorre tutta la produzione di questa icona conosciuta in tutto il mondo. Interessante la sala, dove si possono ammirare le Barbie vestite con gli abiti che propongono differenti nazioni e culture di tutti i continenti.

Africa, Asia, Europa, America sono rappresentate, tra queste anche la bambola vestita all’italiana che, bisogna dire, non rende giustizia al buon gusto della nazione. Vasta la collezione di abiti di ogni foggia e stile che hanno accompagnato i cambiamenti del personaggio in 56 anni di vita. Divertente e, immaginiamo, molto attraente per qualunque bambino visiti le allegre sale che ospitano questa mostra davvero spiritosa. Naturalmente, nel book shop, si potranno acquistare sia la Barbie in abiti differenti che oggetti vari che la riguardano, per la gioia dei bambini. Forse un po’ meno per le mamme.

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