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Il Divisionismo: E la luce fu

Segantini
Chiusura 05/04/2020
di Ugo Perugini
Novara ospita la mostra “Divisionismo-La rivoluzione della luce” fino al 5 aprile 2020 al Castello Visconteo Sforzesco. All’ingresso del museo, al pianoterra, la prima opera che apre idealmente la mostra è la famosa “Maternità” di Gaetano Previati. Un lavoro presentato nel 1891 alla prima Triennale di Brera a Milano e che creò non poche polemiche.
Castello Visconteo Sforzesco - Novara mappa
Inaugurazione 23/11/2019
All’ingresso del Museo, al pianoterra, la prima opera che apre idealmente la mostra è la famosa “Maternità” di Gaetano Previati. Un lavoro presentato nel 1891 alla prima Triennale di Brera a Milano e che creò non poche polemiche. L’Autore interpreta in chiave laica e simbolista la maternità di Maria, quasi immersa in una iconografia precristiana, e cerca di creare un’atmosfera psicologica, un po’ onirica, per coinvolgere emotivamente lo spettatore. E’ un dipinto di grandi dimensioni (qualcuno lo definì “un arazzo perso nel colore”) suddiviso in tre fasce cromatiche. In quest’opera cominciamo a ritrovare una tecnica nuova (ma anche una nuova estetica) che si basa sulle teorie scientifiche della percezione ottica.

Il principio è quello della scomposizione dei colori. I pittori, che verranno poi definiti “divisionisti” li riportano puri sulla tela a piccoli tocchi isolati (ricordando il “pointillisme”), filamentosi, iridati, ma anche materici, che trovano un’ispirazione anche nella pittura lombarda dell’Ottocento. La curatrice della mostra, Annie-Paule Quinsac, esperta della materia, ci ricorda che in questi anni viene superata la fase in cui si preparavano autonomamente i colori mescolando i pigmenti, prelevati dal mondo vegetale, minerale, animale. Ora con i tubetti, prodotti industrialmente, con le loro diverse gradazioni di colore, i pittori possono trovare gli abbinamenti più adatti e scambiarsi le esperienze, partendo dal principio che il colore non è più considerato un dato fisico ma diventa prevalentemente un mezzo ottico.
previati
E’ una tecnica questa che piace alla gente perché richiede la partecipazione dell’osservatore, il quale avvicinandosi al quadro a pochi centimetri, non riesce a vedere che il puro susseguirsi delle pennellate, rapide, accostate, cangianti, ma alla necessaria distanza, come per magia, scopre l’immagine nella sua completezza, percependone la sintesi tonale, e la luminosità riverberante. Una emozione di non poco conto.
Se l’esordio di Previati si deve al sostegno di Vittore Grubicy de Dragon, critico, mercante d’arte ma anch’egli ottimo pittore, la diffusione nel Nord Italia di questa tecnica coinvolgerà molti altri pittori a partire da Carlo Fornara, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Emilio Longoni, Giovanni Sottocornola, fino ad arrivare al grande Giovanni Segantini, figura dominante, di cui sono presenti diverse opere, anche se, purtroppo, molte altre, in collezioni private, mancano all’appello.

La mostra, che prevede l’esposizione di settanta opere, è suddivisa in otto sezioni. La prima, “Il prologo”, in cui la tecnica divisionista è ancora sottotraccia: si cominciano a intravvedere i tentativi di rappresentare l’effetto della luce sulle cose, soprattutto su aspetti naturali come lo splendido “Dopo il temporale” di Segantini, che riesce a cogliere con incredibile efficacia la forza del raggio di sole che penetra tra le nubi e si riflette sul terreno umido e sul vello delle pecore.

La seconda sezione è quella dedicata alla prima Triennale di Brera, di cui abbiamo già accennato sopra, che oltre all’opera di Previati, propone al primo piano interessanti lavori come “Un consiglio del nonno- Parlatorio dal Luogo Pio Trivulzio” (1891) di Morbelli e “L’oratore dello sciopero” (1890/91) di Longoni. In queste opere, si nota l’attenzione degli artisti al problema sociale. L’anziano, in un ricovero, che, al contrario di quello che accade oggi, non è abbandonato a sé stesso ma può essere utile per dare consigli a un giovane. E le prime mobilitazioni socialiste di piazza, per le rivendicazioni salariali. Pittura non solo estetica, quindi, ma anche espressione di militanza politica, che troverà in Plinio Nomellini un altro grande e sensibile protagonista.

Nella sala 3, intitolata L’affermarsi del divisionismo, troviamo altre opere di Segantini, tra le quali, “All’ovile”, lavoro debitore indubbiamente della tradizione seicentesca da Caravaggio ai fiamminghi. In questo quadro, l’artista usa anche l’oro in polvere per creare un effetto luccichio che anima i riflessi luminosi, producendo una incredibile suggestione di calore e tepore. Ma l’opera, in un certo senso, più dura è “Riflessioni di un affamato” di Longoni. Un uomo, fuori al freddo, in una città immersa nella neve, osserva una coppia a tavola, all’interno di un ristorante, che sta pranzando tranquillamente. Un frammento di vita che coglie con immediatezza il dramma terribile della disuguaglianza sociale.

La sala 4 è dedicata interamente a Pellizza da Volpedo, e qui si trovano diverse sue opere, tra le quali “Il ponte” ma soprattutto ”Sul fienile” (1892). Anche in questo lavoro i riferimenti alla vita dura degli operai agricoli è evidente. Un uomo, un semplice lavoratore della terra, in primo piano riceve l’estrema unzione. Non sappiamo cosa sia accaduto. La scena è in semioscurità ma sullo sfondo le case del paese emergono come quinte luminose e vibranti nella luce pomeridiana; case in cui si presume che la vita continui indifferente al dramma che si sta compiendo in primo piano. Un’opera che ha un contenuto simbolista di rara efficacia e conduce a una riflessione amara sulla immanenza e trascendenza della vita umana.

Nella sala 5 intitolata Il colore della neve, le opere di Segantini e Pellizza sanno cogliere la magia, la poesia ma anche la tristezza di questo evento atmosferico che Segantini stesso definiva come la “morte di tutte le cose”. Anche qui ci piace soffermarci sull’opera di Pellizza “La neve. Crepuscolo invernale” (1906), un’opera dolce e triste, anche perché fu l’ultima che il pittore lasciò nel suo studio, prima di suicidarsi, distrutto dal dolore per la perdita della moglie e del figlio.

Nella sala 6 si torna a Previati, a quello più onirico, con diverse opere tra le quali il notissimo trittico, che da cinquant’anni non veniva esposto al pubblico. Il paesaggio è quello ferrarese, cioè la terra originaria dell’artista, vista in una luce visionaria, come in un ritorno all’infanzia, una specie di “migrazione” spazio-temporale verso il passato, tra nostalgia e ricerca di un senso nuovo della vita.

E arriviamo alla sala 7 dedicata ai disegni di Segantini. Ve ne sono sette, tra cui uno dei più noti è “La natura, disegno di presentazione”. Un foglio enorme, un capolavoro del disegno simbolista che al posto dei colori utilizza diverse sfumature di grigio, neri e biancastri. Questo fa parte di quei lavori che costituivano un po’ delle prove di laboratorio alle quali l’artista si dedicava durante l’inverno, quando non lavorava all’esterno, utilizzando tutte le tecniche che conosceva dal carboncino ai gessi, dalle matite dure colorate ai pastelli, all’inchiostro, all’acquerello, alla tempera.

Nella sala 8 denominata Il nuovo secolo. Gli sviluppi del divisionismo ci sono gli ultimi pittori, epigoni del divisionismo. Tra le opere, giganteggia, anche per la misura, “Baci di sole” di Nomellini, un quadro di grande pathos “panico”, che riproduce la moglie e il figlio dell’artista, nudo, in una posa che ricorda quasi “Amor vincit Omnia” di Caravaggio, meno sensuale ma immerso nella luce del sole quasi abbagliante che traspare a chiazze dalle foglie del berceau e in cui l’eco di certi lavori di Renoir o Monet è palpabile.

Una mostra che vale la pena vedere e che intende rilanciare l’immagine di Novara in un piano di valorizzazione turistica e culturale che si inserisce nelle già numerose iniziative portate a termine, come la riapertura del Castello dal 2016 (dopo più di 10 anni di lavori e oltre 18 milioni di euro stanziati) e la Basilica di San Gaudenzio, con la grande cupola dell’Antonelli, anch’essa visitabile dal pubblico.

Come sempre, la mostra è corredata da un volume edito da Mets Percorsi d’arte, intitolato “Divisionismo. La rivoluzione della luce” che contiene il saggio della curatrice, oltre a schede degli artisti presenti in mostra con dettagliati apparati bibliografici ed espositivi, 35 euro.
La mostra resterà aperta fino al 5 aprile 2020, martedì – domenica lunedì 10.00 -19.00. Biglietti: intero 10,00 euro; ridotto: 8,00 euro. Per informazioni [email protected]
foto: Gaetano Previati, Maternità
Segantini, Dopo il temporale




 
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