Certamen delle Cattedrali: la pittura naif fiabesca di Roberto Lutri

lutriRoberto Lutri vive e lavora a Siracusa, dove da qualche anno ha intrapreso la via della pittura naif. Quinto classificato tra 50 partecipanti per la sezione Arti visive del Certamen internazionale letterario e artistico sulle Cattedrali indetto dal critico d’arte Melinda Miceli per Ok arte Milano. Patrocini morali Luz Cultural Spagna, Globus Television e magazine, Templari Federiciani, Premio Donna Siciliana dell’anno, inserito all'interno della rassegna culturale internazionale Sarno città Festival Premio Ippogrifo d'oro, Oscar delle arti. Sponsor Enciclopedia d'arte italiana. Comitato scientifico composto da: l’ambasciatore Ray Bondin, il regista Stefano Reali, il critico Alberto Moioli direttore dell’Enciclopedia d’arte italiana, il Gran Maestro dei Templari Federiciani Corrado Armeri, il fisico nucleare Jacek Ciborowsk con presidente il Critico d’arte Melinda Miceli della quale riportiamo a seguire la recensione dell’opera premiata.
"La pittura naif fiabesca di Roberto Lutri si allinea a un linguaggio figurativo immediato, ma simbolico, dove paesaggi, animali, scene esoteriche ed elementi della natura ne costituiscono i temi principali. Quest’arte moderna nelle apparenze si carica di contenuti profondi, consapevole delle potenzialità cromatiche della tavolozza.
Livelli di forza espressiva ed intensità cromatica esprimono nelle figurazioni di Lutri un turbinio di colori dinamici con forme fluide in movimento e sfumature che si sciolgono in composizioni sempre più informali. Il bello dei suoi quadri più riusciti, sta nella loro spontaneità nel loro vigore non mediato che trasmette una carica capace di comunicare una visione magica di limpide illusioni tratte da temi sacri, esotici e biblici.
Nell’opera “I mostri di Notre Dame” tra nebbia parigina la potenza del messaggio biblico s’inverte nello scorrere del tempo. Dalla Creazione del mondo in poi da Michelangelo, le tappe dell’ excursus trascendentale nell’arte sono tangibili in tutta la loro magnificenza da Masaccio a Tiziano, Cimabue a Giotto, da Raffaello al Perugino, da Leonardo a Sandro Botticelli da Caravaggio a Rembrandt e Marc Chagall.
Il fuoco della croce come emblema da incendiare che illumina questa tela, riprende la tradizione di segnalare la conclusione delle celebrazioni del Venerdì Santo dedicate alla morte di Cristo, evidenziando così il passaggio alla prossima Resurrezione, le cui scintille che salivano al cielo.
Il rogo della croce dopo l’atto benedicente, erige per Roberto Lutri, un atto evocativo al favore divino in richiesta di un suffragio soprannaturale mentre la spada inflitta sulla croce arsa rappresenta l'ultimo segno di una guerra tra entità oscure che delineano una futura Apocalisse nella rievocazione simbolica stilizzata dell'incendio di Notre Dame. A rafforzare questo dramma la figura della croce viene spezzata da quattro lance a serra che la tagliano dall'inizio del suo corpus alla fine come per annientarla in una sinestesia in cui vive tutta l'allegoria delle forze del male .Tecnicamente l’artista estremizza il processo di riduzione e di decomposizione dell'immagine cubista attraverso un segno prevaricato dal colore in cui gli elementi strutturali sono definiti da linee verticali e orizzontali, dai colori primari giallo, rosso e blu, bianco del fondale e nero nella griglia di struttura. Come a guardia del perimetro della cattedrale, su quello della tela, sono poste tre figure demoniache, di gargoyles tradizionalmente prese dalle Sacre Scritture e dall’universo pagano, che assumono qui un significato diverso da quello letterale di grondaia. I 54 mostri più famosi della capitale collocati sul perimetro di Notre Dame costruita tra il 1163 e il 1344, appollaiati lassù furono d’ispirazione anche per lo scrittore e poeta Victor Hugo, noto per le sue opere letterarie che ci riportano romanticamente alle cupe atmosfere del Medioevo. I Gargoyles si caricano su quest'opera di magia e ambivalenti significati; non sono solo raffigurazioni grottesche ma l’espressione gotica del pericolo, guardiani che avrebbero preso vita per difendere la cattedrale dalle minacce esterne e contestualmente spiriti maligni che impadronitisi simbolicamente del suo esterno ma impossibilitati a entrare nel luogo sacro, sono obbligati a un’eterna attesa sulle sue mura. Questi elementi decorativi un tempo dalla forma di teste di leone, dalle cui fauci sgorgava l’acqua, erano già utilizzati dagli Egizi, e successivamente dai Greci nei loro templi. Da sempre scolpiti con l’aspetto di animali grotteschi e fantastici avvertono sulla doppiezza di quegli stesse individui che dovrebbe proteggere e custodire i templi dalle minacce. L'impostazione figurativa delle 3 gargyles è fisssata nell’atto di osservare passivamente il disastro che è stilizzato nel simbolo ardente della croce come un oltraggio che va oltre l’architettura di Notre Dame, ma che tocca il sacro nell’identità divina. Se poi al taglio personale del pittore si vuol motivare l'ulteriore chiarezza critica, allora si deve soggiungere che per comporre lo straordinario visivo dell'immagine pittorica atemporale, l'essenza del dipinto propende per illustrare un significato interiore, che sradica la concezione della storia come destino in una particolare creazione pittorica".
Dott.ssa Melinda Miceli critico d'arte
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