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L'antica storia della chiesa di San Bartolomeo a Milano

di Stefano Pariani

Ha un'antica e importante storia la Chiesa di San Bartolomeo a Milano, ma oggi sono forse in pochi ad accorgersi di questo edificio, leggermente ritratto, come per pudore, rispetto alla strada su cui si affaccia, quel tratto di via Moscova compreso tra i giardini pubblici e l'incrocio con via Turati, nel cuore della città. Certo i mutamenti che ha subito nei secoli sono notevoli e quel che oggi resta del suo glorioso passato è davvero poco. Proprio per questo ripercorrere ciò che è successo negli anni diventa ancor più stimolante per recuperare un pezzo di storia cittadina e della sua arte. La chiesa di San Bartolomeo sorgeva già nell'XI secolo nell'attuale piazza Cavour, di fronte agli archi medievali di Porta Nuova, in prossimità del Naviglio.

Di questa costruzione conosciamo però ben poco, perchè subì rifacimenti ed ampliamenti per volontà di Carlo e Federico Borromeo che cancellarono il suo antico volto: i lavori vennero affidati a Francesco Maria Richini nel 1624. Ci restano oggi un'immagine della facciata della nuova chiesa in un'incisione settecentesca di Marc'Antonio Dal Re e alcune foto dell'Ottocento conservate negli archivi civici, che mostrano scorci della città in quel di Porta Nuova. La chiesa cominciò presto ad accogliere fedeli ed opere d'arte, spesso donate dall'aristocrazia cittadina. Tra queste si ricorda un'icona della “Madonna del Buon Aiuto”, copia di un originale di Lucas Cranach il Vecchio, donata dalla contessa Teresa Gordone Serbelloni nel 1683 per la vittoria sui Turchi a Vienna. Molte furono le famiglie più importanti di Milano che scelsero questa chiesa come luogo di sepoltura, tra questi i Meda, i Bascapè, i Melzi, i Porta, per citarne alcune. 

Nel 1848 la Chiesa di San Bartolomeo fu protagonista di un episodio cruento accaduto durante le celebri Cinque Giornate: un reparto di soldati austriaci, guidati dal tenente Wolf, aveva sfondato la porta della chiesa di San Bartolomeo alla ricerca di un sovversivo antiaustriaco e non trovandolo si recò nella casa del parroco massacrandolo dopo il suo rifiuto di collaborare. Con il mutare dell'assetto urbanistico, la chiesa venne purtroppo demolita nel 1861, proprio nell'anno dell'unità italiana, per consentire l'apertura di via Principe Umberto, oggi via Turati, che collegava il centro cittadino con la Stazione Centrale, allora posta nell'attuale piazza Repubblica. Fu allora che si decise di costruire una nuova chiesa dedicata a San Bartolomeo, quella che vediamo oggi, eretta nel 1864 in stile neo-manierista su progetto di Maurizio Garavaglia.

La facciata, che si erge più in senso verticale che orizzontale, ha evidenti richiami classicheggianti, come le colonne corinzie e il timpano, ed una sua monumentalità, tanto che al primo sguardo si potrebbe ritenerla opera cinquecentesca. L'interno non presenta molte opere e appare un po' spoglio (anche di didascalie), ma nella sua sobrietà può indurre il fedele o il semplice visitatore ad un più profondo raccoglimento, favorito da un silenzio particolare.

Appena all'ingresso, sulla destra, è collocato il monumento funebre neoclassico del conte Karl Joseph von Firmian, politico e governatore della Lombardia austriaca. Realizzato da Giuseppe Franchi, maestro di scultura all'Accademia di Brera ed autore delle decorazioni di Palazzo Reale e del Teatro alla Scala, il monumento a forma piramidale, piuttosto diffuso a partire proprio dall'epoca neoclassica, proviene dalla demolita chiesa, così come altri arredi sacri. Sull'altar maggiore è presente la copia della “Madonna del Buon Aiuto”.

Tra le poche altre opere pittoriche presenti, la più interessante e degna di nota è senz'altro il “Martirio di San Bartolomeo” (circa 1630) attribuito a Daniele Crespi, tra i più importanti esponenti del primo Barocco lombardo. La tela, restaurata in anni recenti, proviene anch'essa dalla chiesa originaria e mostra una particolare tensione drammatica nella violenza dei due carnefici che si accingono a scuoiare il santo, ritratto in una suggestiva postura snodata e nervosa. Il ruolo della luce che colpisce con tocchi più chiari il corpo di San Bartolomeo, mentre gioca sui chiaroscuri nei carnefici e nella guardia a destra, ha ricordi caravaggeschi e la insolita presenza di un cagnolino che guarda verso di noi rende la scena ancor più naturalistica e quasi immersa nel quotidiano. 

La storia della Chiesa di San Bartolomeo è, come quella di molte altre, profondamente legata alle vicende della sua città e dei suoi cittadini ed oggi, in un contesto di riqualificazioni e novità urbanistiche, la memoria deve recuperare quel che ancora resta attorno a noi. Se dopo solo un secolo e mezzo dalla sua demolizione si fa fatica a ricostruire l'identità di un bene artistico, allora si rende ancora più viva la necessità di conoscere e valorizzare ciò che il passato ci ha lasciato per non perdere del tutto le tracce della nostra storia.

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