di Ugo Perugini

tavolaNella magnifica Villa San Carlo Borromeo, a Senago, il 23 aprile è stato presentato il progetto culturale “La Tavola Italiana” con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze italiane agroalimentari. Ne ha parlato il fondatore, Stefano Goracci, che ha affermato come il progetto si inserisca perfettamente nel tema indicato dall’Expo, anche se il taglio con cui l’affronta è diverso, in quanto viene analizzata da vicino la filiera che parte dalla materia prima e arriva al prodotto finito. Questo percorso dà spazio alla tradizione, alla cultura, alle pratiche agricole corrette e svela i segreti di una lavorazione la cui origine si perde nei secoli e che ha consentito, attraverso la creatività e l’intelligenza dell’uomo, di valorizzare al massimo i frutti della terra. La finalità è quella di dare risalto alla qualità, all’unicità del prodotto enogastronomico italiano, basato su un disciplinare di produzione molto severo costituito da cinque pilastri fondamentali: l’agricoltura, l’alimentazione, l’ambiente, l’artigianato e l’arte. Cinque “A”, che sintetizzano la cultura e il gusto del nostro Paese. Uno storico del settore come Tommaso Lucchetti ha sottolineato poi come la cucina rappresenti un’arte sopraffina, effimera quanto vogliamo, ma enormemente coinvolgente perché capace di stimolare tutti i nostri cinque sensi. A cominciare dalla tavola imbandita, una vera e propria proposta scenografica, oltre che momento di esibizione della propria ricchezza e raffinatezza, fino alla presentazione dei piatti, di buon sapore ma anche curati esteticamente. L’incontro è proseguito con gli interventi di Rita Mulas, ricercatrice attenta e preparata, che ha tratteggiato il suo impegno diretto nell’ottenere prodotti belli, buoni e sani, in una visione olistica e integrata in grado di sfruttare al meglio le risorse che servono alla riqualificazione del territorio. Prima della presentazione del documentario “Ricchezza. La Tavola Italiana” di Claudio Viola, lo stesso regista ha sottolineato la strategia che ha animato il suo lavoro, iniziato nel luglio dello scorso anno, e che lo ha portato a scoprire realtà spesso poco conosciute in ambito agroalimentare italiano ma che corrispondono a veri esempi di come sia possibile non solo tutelare ma anche valorizzare con sapienza la nostra cultura e il nostro senso dell’ospitalità, riandando alle radici più autentiche del nostro passato. Ci riferiamo, tanto per fare un esempio, alla fusione tra dolce e salato con i tortelli di zucca, oppure al papero al melangolo e ai vini, rigorosamente di produzione biodinamica. Una frase del cortometraggio ci sembra ben riassumere il concetto di buona cucina: “Il tempo è la misura della qualità”. Naturalmente, quanto detto è solo la punta dell’iceberg.tavola “La Tavola Italiana” ha in serbo molte novità: promuoverà una serie di eventi sul territorio per supportare i suoi progetti, in collaborazione con i Gruppi di Azione Locali e Costieri con l’obiettivo generale di trasmettere al pubblico la consapevolezza del valore unico, sia culturale sia salutistico, della dieta mediterranea, in particolare quella italiana, che sta alla base delle nostre tradizioni più radicate. A conclusione della serata e prima della cena, davvero ricca e raffinata, sono state presentate le opere realizzate da Giovanni Smeraldi e Jerry Ross che sintetizzano in modo puntuale la lodevole iniziativa culturale, arricchendola di valori simbolici ed emozionali che danno ulteriore prestigio all’intera operazione. Giovanni Smeraldi, siciliano d’origine, creatore di importanti opere esposte al pubblico e come arredo su transatlantici di prestigio come quelli della Costa Crociere, ha presentato una grande scultura che rappresenta Gaia, un’allegoria della terra sotto forma di una giovane donna dalle fattezze mediterranee, con le vesti che aderiscono al corpo spinte dal vento, in un incedere volitivo, mentre ai suoi piedi poggia una cornucopia, simbolo dell’abbondanza e della ricchezza. Jerry Ross, americano di Buffalo (New York), ha partecipato a varie organizzazioni artistiche, seguendo il proprio stile legato a un verismo che fonde con esiti davvero efficaci la scuola americana con quella italiana dei macchiaioli e della scapigliatura. Molto legato affettivamente al nostro Paese, viene considerato il “maestro del ritratto” e nel suo grande dipinto ha voluto cogliere con sensibilità nei volti dei personaggi principali che hanno contribuito alla nascita di questa iniziativa le caratteristiche umane più profonde.

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