di Ugo Perugini

triennaleSi è aperta alla Triennale di Milano la prima mostra personale italiana dell’artista, francese d’origine ma inglese d’adozione, Marc Camille Chaimowicz che resterà aperta dal 14 ottobre all’8 gennaio 2017, a cura di Eva Fabbris e sotto la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti. Nato a Parigi, ora vive tra Londra e la Borgogna. Ha esposto in numerose mostre personali di arte contemporanea come Indipendenza a Roma (2016) Nottingham (2011) e in numerose collettive tra cui il Walker Centre di minneapolis (2016). Mentre suoi lavori sono esposti nei più importanti musei del mondo: State Hermitage Museum Pietroburgo, MAM/ARC Parigi, Tate Modern Londra.

Chaimowicz è un personaggio che ha molti punti in comune con le esperienze artistiche legate alla metafisica – la Triennale con i famosi “Bagni misteriosi” di de Chirico appare il luogo più adatto ad ospitare l’evento – ed è stato uno dei precursori di quell’approccio multidisciplinare che ha saputo mettere insieme con gusto e intelligenza arti visive con design, teatro, coreografia, architettura, installazione.

Un’idea “metafisica” che si rifà, in particolare, al quadro “Il figliol prodigo” di Giorgio de Chirico (1973), ch

galleria fotografica

e troviamo esposto, grazie alla concessione della Fondazione che porta il suo nome, proprio all’ingresso della sala, quasi ad esergo dell’intera esposizione. In quel quadro, infatti, un padre e un figlio sono all’interno di un luogo spoglio, che crea un senso di inquietudine irreale, onirica, dove palpabile è il senso dell’attesa, in un’atmosfera di sospensione, emotivamente molto carica. Stessa atmosfera che riconosciamo nell’opera di Chaimowicz, dal titolo lunghissimo, “We Chose Our Words With Care, That Neon-Moonlit Evening; It Was If We Were Party To A Wonderful Alchemy (1975-2008), che è un sipario squarciato in tre punti dai quali è possibile spiare un ambiente dove probabilmente poco prima si era avuto un momento gioioso, ora terminato, in cui si odono ancora dei rumori di acqua che scorre, e si intuisce, attraverso gli oggetti sparsi, un vago senso di attesa malinconica, anche se piena di mistero e speranza.

Il richiamo all’intimità domestica, alla malinconia, ma anche, in certi casi, alla ribellione è frequente in Chaimowicz, nei suoi mobili, nelle opere architettoniche, nei suoi archi spezzati, come forte è l’aspirazione trascendente con le sue scale, o i modellini come il Project For A Rural House (2003-2016), nel quale apprezziamo la dimensione e temperatura emotiva e contenutistica che conduce sempre a una visione meditativa della vita che gli viene anche dalla sua formazione, alla quale hanno contribuito maestri come Jean Cocteau, Jean Genet, Gustave Flaubert.

Un personaggio che fonde diverse discipline artistiche in un gioco armonico mai gerarchico tra le diverse modalità espressive e che ha saputo cogliere il valore del fare creativo senza confini tra arti alte e basse, trovando una comunanza di intenti e finalità tra artisti e artigiani. Di Chaimowicz è da sottolineare anche l’impegno come insegnante, tanto che qualcuno l’ha definito l’artista degli artisti perché spesso citato dai più giovani come riferimento imprescindibile alla loro ricerca creativa.

Marc Camille Chaimowicz. Maybe Metafisica - Triennale – viale Alemagna 6 – Milano ingresso: intero € 6,00; ridotto: € 5,00/4,00.


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