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Mostre personali di GIUSEPPE DISO, PAOLO DEL SIGNORE, GIGI CAU

Presso la Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte in Via San Felice 18 – Bologna sabato 19 ottobre 2019 ore 18.00 si terrà l’ apertura delle mostre personali di GIUSEPPE DISO, PAOLO DEL SIGNORE, GIGI CAU durante la serata presenzierà la Dott.ssa Denitza Nedkova. Zygmunt Bauman definisce la nostra attuale esistenza postmoderna liquida, ci colloca quali turisti in essa - individui gelatinosi, modulari e in continuo cambiamento e spostamento – che abitano città fluide in costante trasformazione e di passaggio – transluoghi. Paolo Del Signore esplicita questa liquidità in un progetto di anatomia degli spazi sociali.

La visione di Michael Foucault di utopie – spazi astratti, liofilizzati e socialmente indefiniti – e di eteropie – luoghi concreti e socialmente connotati – è ibridizzata. Utopie e eterotopie confluiscono in quello che Marc Auge definisce “non luogo” – un multilocale con molte identità dinamiche, socialmente e culturalmente polifunzionale e multietnico – che è il landmark del nostro mondo surmoderno, fotografato dalla visione pluristilistica e mobile di Paolo Del Signore. Il risultato è un storytelling che trasforma i luoghi comuni in spazi privati e viceversa, perché oggi descrivere la citta vuol dire focalizzare e realizzare transluoghi – una messa in forma della realtà. Nascono, così neoluoghi delocalizzati ed effimeri, non ancora esplorabili se non attraverso l’immagine che dà di loro l’artista.

Ed esplode la città! La fluidità della metropoli contemporanea giunge alla sua piena e straripa. Tutto sembra subacqueo, fluorescente, smaterializzato, innaturale. Le forme perdono la loro distinzione tra artificiale e naturale, tra organico e inorganico e si abbandonano a una cascata di colori di un’espressività quasi infantile. Ed è questo il primo tratto global della pittura di Gigi Cau, il definitivo prevalere della mobilità sulla stanzialità. Ad esso si aggiunge il ludico horror vacui che dall’ibridazione delle culture giunge a quella dei sentimenti, dove il dolce è anche amaro e il triste e anche divertente. Lo sguardi innocente di un bambino sul mondo che lo circonda ci ricorda – attraverso le opere di Cau- che il vuoto fa paura, ed anche il silenzio e la staticità, perché non indicano altro che assenza di vita. Dopotutto ogni luogo esiste, sentenzia Aristotele, in relazione ai corpi che vi sono contenuti. Natura abhorret a vacuo attivando un meccanismo mnemonico di espansione delle forme cosi ben visibile nella pennellata onnipresente e perpetua di Gigi Cau…. Poiché quelli che affermano che il vuoto esiste fanno di esso un luogo. Ma in che modo un corpo si troverà nel luogo o nel vuoto?

La fluidità è una delle caratteristiche principali del lirismo. L’esplicitazione della soggettività non può che essere un prodotto mnemonico composto da ricordi cognitivi – quelli concreti favoriti dai circuiti neuronali attivati dai sensi – da quelli personali – quelli onirici con l’illusoria speranza di conservare e poter tornare nel proprio passato – e quelli abituali – quelli conservati ma dimenticati, perché più abituale è meno lo ricordiamo. Giuseppe Diso accede all’archivio mnestico e usa i suoi contenuti ibridizzandoli. La vista concreta di un paesaggio o la natura morta contenente oggetti reali perdono consistenza fisica e si trasformano in neoluoghi effimeri e trasparenti, instabili, dinamici e ancora inesplorati. L’opera emerge, dunque, quale motivo visivo, quale argomento di riflessione che si concretizza nella mente dell’incoerente osservatore contemporaneo come una storia sempre diversa. L’apparentemente silente arte di Diso funziona come attrattore cognitivo che rifiuta ogni forma di locus per focalizzarsi su quella mentis. Ciò perché all’essere contemporaneo – cinetico, multiculturale e pluri-identitario – occorre non una meta d’arrivo ma una stazione di passaggio in quanto non coinvolto in un pellegrinaggio ma in un’avventura del nome Vita.

Ottobre, 2019

Denitza Nedkova

 

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